| Anno | 2022 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 84 minuti |
| Regia di | Marie Lidén |
| Tag | Da vedere 2022 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 12 giugno 2023
Un racconto intimo e commovente sul mondo isolato di William e sugli sforzi di una famiglia, dedita a trovare un modo per salvarlo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA,
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CONSIGLIATO SÌ
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William ha quarant'anni e da cinque vive in una casa isolata in campagna, dove trascorre le sue giornate completamente al buio, avvolto in un enorme copricapo di alluminio e lenzuola. Due volte alla settimana riceve la visita dei genitori e spesso discorre con un uomo di chiesa, che lo va a trovare. Oltre alle visite casalinghe, William ama passare il tempo ascoltando la musica: per farlo, però, deve usare un giradischi e poi coprirlo con una tortiera. Ciò da cui William cerca disperatamente di fuggire sono le radiazioni emesse dagli elettrodomestici e dai cellulari, che provocano in lui un profondo senso di malessere. Egli è infatti uno dei 300 mila svedesi affetti da elettrosensibilità: una malattia non riconosciuta dall'OMS, che relega chi ne soffre in una condizione di estrema solitudine.
Electric Malady è un documentario misterioso e affascinante, capace di affrontare con profondità e senza giudizi un tema delicato e controverso.
Nonostante sia incentrato sulla storia di William e della sua famiglia, Electric Malady è un film molto personale per la regista svedese Marie Lidén. Quando aveva solo otto anni, la mamma ha infatti cominciato a soffrire di elettrosensibilità e tutta la famiglia ha dovuto riadattare la propria esistenza quotidiana eliminando i dispositivi elettronici casalinghi, così da consentire alla donna di ridurre i sintomi della sua nuova condizione. L'idea per il documentario è così nata quando la regista ha compiuto gli anni che la mamma aveva quando ha cominciato soffrire di elettrosensibilità: è quindi entrata in contatto con il padre di William e ha iniziato a girare Electric Malady con tutte le difficoltà del caso, dovendo quindi utilizzare telecamere che fossero compatibili con lo stato di salute del protagonista. Ciò che Lidén desiderava raccontare non era tanto la condizione particolare di William, quanto piuttosto una storia d'amore e di resistenza di una famiglia che nel corso degli anni ha dovuto imparare a convivere con la sofferenza del giovane figlio. Di conseguenza, l'approccio alla narrazione non è scientifico, e questo anche perché lo status dell'elettrosensibilità è dibattuto e controverso. Tuttavia, che i sintomi di William siano psicosomatici oppure fisici non importa: la sua sofferenza è reale, così come quella delle persone che gli stanno vicine. Da questo punto di vista, l'atmosfera di Electric Malady è sì malinconica, ma al tempo stesso intima e avvolgente. Lo sguardo con cui la regista si approccia alla storia narrata non è mai giudicante e lascia volutamente nell'ambiguità alcuni snodi centrali della vicenda: l'indagine sulla condizione mentale di William, ad esempio, rimane avvolta nel mistero. Che lui soffra o meno di un delirio paranoide, alla fine, non è importante.
Così come non è importante non poter vedere il suo volto: la sua gestualità, il timbro della sua voce e la sua personalità colmano il vuoto lasciato dall'espressività del suo viso. Quello lo vediamo solo nelle riprese del passato, quando la sua ex fidanzata ha iniziato a riprendere la loro vita in campagna nel momento in cui entrambi hanno cominciato ad avvertire i primi sintomi dell'elettrosensibilità. Cosa ne sia stato di lei non è dato sapersi: quel che viene detto è che ora ha un compagno e dei figli. Che sia guarita o abbia imparato a convivere con la sua patologia? Non lo sappiamo, tuttavia vediamo com'era William quando stava insieme a lei: amava viaggiare, stare tra la gente, studiare e suonare. Nonostante l'enorme cambiamento, quel William del passato è ancora vivo sotto le lenzuola e l'alluminio del presente: balla quando sente la musica ed è ancora oggi un uomo vitale, sensibile, profondo e interessante. Il protagonista di Electric Malady rifugge infatti qualsiasi stereotipo, sia quelli che riguardano la malattia mentale sia quelli che spesso sono rivolti a chi teme gli effetti delle innovazioni tecnologiche. Non empatizzare con William e la sua famiglia è, di certo, impossibile.
William ha quarant’anni e da cinque vive in una casa isolata in campagna, dove trascorre le sue giornate completamente al buio, avvolto in un enorme copricapo di alluminio e lenzuola. Ciò da cui William cerca disperatamente di fuggire sono le radiazioni emesse dagli elettrodomestici e dai cellulari, che provocano in lui un profondo senso di malessere. Egli è infatti uno dei 300 mila svedesi affetti da elettrosensibilità.
Electric Malady è un documentario misterioso e affascinante, capace di affrontare con profondità e senza giudizi un tema delicato e controverso. Ciò che Lidén desiderava raccontare non era tanto la condizione particolare di William, quanto piuttosto una storia d’amore e di resistenza di una famiglia che nel corso degli anni ha dovuto imparare a convivere con la sofferenza del giovane figlio. Da questo punto di vista, l’atmosfera è sì malinconica, ma al tempo stesso intima e avvolgente. Non empatizzare con William e la sua famiglia è, di certo, impossibile.
Un fantasma eremita che vive in una baita tra i boschi svedesi, il più lontano possibile dalla civiltà. Questa è la condizione di William, quarantenne affetto da una condizione estrema di elettrosensibilità, o elettroipersensibilità, quella patologia che colpisce una percentuale neanche trascurabile di persone, che soffrono l'esposizione di campi elettrici, magnetici, elettromagnetici, dispositivi [...] Vai alla recensione »