| Titolo originale | The Other Side |
| Anno | 2021 |
| Genere | Horror, Thriller, |
| Produzione | Svezia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Tord Danielsson, Oskar Mellander |
| Attori | Dilan Gwyn, Eddie Eriksson Dominguez, Linus Wahlgren, Henrik Norlén . |
| Uscita | giovedì 9 giugno 2022 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,43 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 giugno 2022
La storia di Shirin, una ragazza che si trasferisce in una piccola città per iniziare una nuova vita insieme al suo fidanzato Fredrik e a suo figlio di cinque anni. In Italia al Box Office The Other Side ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 169 mila euro e 71,1 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Un'allegra famigliola - composta da Fredrik, dalla sua nuova compagna Shirin e da Lukas, figlioletto di Fredrik avuto con la defunta moglie - si trasferisce in una nuova casa, una bifamiliare la cui altra metà adiacente è disabitata e un po' in disarmo. I tre sono entusiasti della casa, ma ben presto la situazione si complica. Fredrik è spesso assente per lavoro e Shirin si accorge che Lukas parla con un amico sconosciuto. Strani rumori e strani comportamenti convincono Shirin che nella casa ci sia qualcosa che non va. Le sue paure sono amplificate quando scopre che il figlioletto dei precedenti proprietari è scomparso in circostanze misteriose. Fredrik non dà molto peso alle paure di Shirin, ma invece dovrebbe.
Non potrebbe esserci inizio più tipico per un horror ("ispirato a eventi reali", come ci avverte una didascalia): un ignaro nucleo familiare entra in una casa che sembra infestata o comunque nascondere un segreto orribile.
Quante volte abbiamo visto un inizio del genere? Anche i successivi sviluppi narrativi non si discostano troppo dalla tradizione con il susseguirsi di strani eventi e con il tentativo della protagonista di squarciare il velo del mistero in un clima che per lei si fa sempre più difficile perché la situazione e l'incredulità del compagno tutto razionalità e poca comprensione le rendono le cose sempre più complicate. Però se la storia procede in modo prevedibile, la messa in scena è pregevole, raffinata e anche elegante, tesa a creare un'atmosfera rarefatta e macabra. Il tratteggio dei personaggi è complessivamente riuscito: se il marito è un po' di maniera (ma comunque credibile nei suoi atteggiamenti), Shirin è presentata in modo approfondito nella sua complessa situazione psicologica di madre putativa, ma molto presente e dedita. Anche la figura del piccolo Lukas ha un adeguato risalto e la giusta sfaccettatura caratteriale.
Dove il film riesce meglio, comunque, è nell'accurata gestione della suspense e nel sapiente uso delle attese, dei silenzi e degli improvvisi jump scares, posizionati con saggia parsimonia e notevole efficacia. C'è forse un abuso di situazioni ormai sin troppo familiari - come quando un personaggio perlustra i luoghi con circospezione e dietro di lui sgattaiolano figure veloci e fantasmatiche - ma nel complesso la tensione è ben sostenuta e sicura nei risultati, anche per la saggia scelta di non diluire la storia e di mantenere vivace il ritmo.
La soluzione del mistero non riserva particolari sorprese, ma è ben rappresentata grazie anche ad adeguati effetti speciali che, con più di qualche rimando estetico e sonoro agli horror giapponesi di qualche anno fa (da Ju-On the Grudge a Ring), creano un clima orrorifico efficace e anche un discreto pathos drammatico nel cui ambito la protagonista, interpretata con notevole sensibilità da Dilan Gwyn, trova a confrontarsi con il proprio ruolo e la natura dell'orrore.
Apprezzabile esordio sul grande schermo, dopo un ricco trascorso televisivo, per Tord Danielsson e Oskar Mellander (autori anche della sceneggiatura), che mostrano notevoli capacità nella gestione del racconto.
film ben realizzato ma talmente poco originale da risultare abbastanza inutile
È indubbio che l'horror sia uno dei generi cinematografici con in assoluto più donne a ricoprire il ruolo di protagoniste. Basta fare tre nomi in fondo: Nancy, Laurie e Sidney, eroine che nei classici più intramontabili, si ritrovano a combattere il Male con tutta la forza che hanno a disposizione. Uno sguardo, quello della macchina horror, che da sempre si confronta col corpo della donna...d'altronde quale immagine è più esplicativa se non l'occhio di Norman Bates che spia Marion Crane? Un cinema che celebra la donna, in primis per la sua forza combattiva, ma anche per la sua sensualità e non di meno per la sua purezza (vien da pensare “alla teoria della vergine”, illustrata alla perfezione dal cinefilo Randy in Scream...).
Ma non solo, la donna viene raccontata anche nel ruolo di madre ad esempio, e la maternità stessa analizzata coraggiosamente in tutte le sue sfumature, anche quelle più complesse, e talvolta drammatiche ed oscure. Come non pensare a Rosemary's Baby in cui la maternità giunge a Mia Farrow come qualcosa di mostruoso, in tutto e per tutto “diabolico”. O anche al Babadook di Jennifer Kent, nel quale Amelia si trova ad affrontare in solitudine il compito di crescere un figlio, il piccolo Sam.
Così anche Shirin, protagonista di The Other Side, diretto da Tord Danielsson e Oskar Mellander, si scontra, ancor prima che con una casa infestata da forze maligne, con l'accettazione di una maternità non scelta, di fronte alla quale si sente del tutto inadeguata. La storia di The Other Side, campione di incassi in Svezia, è la seguente: la giovane Shirin si trasferisce in una piccola città per iniziare una nuova vita insieme al fidanzato Fredrik e al figlio di cinque anni, il piccolo Lucas, ancora scioccato per la perdita della madre, morta di cancro. I tre scelgono come nuova abitazione una villetta bifamiliare, che sembra accogliente e perfetta per costruire una famiglia.
Ovviamente la casa si rivela tutt'altro che accogliente, soprattutto quando Lucas dice di aver trovato un amico speciale con cui giocare nell'altra metà della casa, in realtà abbandonata da anni. The Other Side è indubbiamente un film dalla trama estremamente basica (anche ai limiti del prevedibile) ma questo ci permette di ragionare su alcune della caratteristiche più classiche del cinema horror, che emergono con forza da quest'opera. Così oltre che al ritorno del tema della maternità, è presente un'altra grande diva del genere horror, e cioè “la casa”, vera e propria coprotagonista, che da focolare pensato per proteggerci e rassicurarci si trasforma in un luogo ostico e demoniaco.
E poi il rapporto con la morte, da cui si evince il potere tutto curativo e di liberazione che solo l'horror sa mettere in gioco. È Lucas che deve affrontare il distacco dalla figura materna, e in questa elaborazione del lutto, avvicinarsi a Shirin. E se Il Sesto Senso è stato il film che più ha saputo ragionare elegantemente sull'accettazione della morte, per rimanere in un'ambientazione svedese di un horror più recente, non possiamo invece non pensare alla giovane Dani di Midsommar, il cui viaggio nell'incubo inizia proprio con un lutto inaffrontabile, che di fatto si fa come presagio di una tragedia inevitabile, di cui la ragazza è l'unica a riconoscerne le prime avvisaglie. E anche qui, in The Other Side, viene scelta una donna come figura in grado di cogliere e affrontare la verità dei fatti, di lottare contro la paura. L'unica che abbia il coraggio combattere, andando contro al dire comune di un piccolo paesino e al compagno stesso. Insomma, ciò che forse risulta più interessante nel film diretto da Tord Danielsson e Oskar Mellander, è come nella sua basilarità riveli gli stilemi classici dell'horror, che lavorando principalmente sul concetto di paura e mettendoci di fronte alle nostre angosce, è un genere teso prima di tutto all'elaborazione...Un vero e proprio percorso di cura attraverso l'immagine terrificante.
Horror camomilla venuto dalla Svezia, che vorrebbe spaventarci a morte e invece ci fa appena bubusette. Perché lo stereotipo della casa infestata dallo spettro di un morto bisbetico risulta stilizzato fin quasi alla scarnificazione: uno schema così abusato, per funzionare ancora, avrebbe bisogno di un'overdose di effettacci, mentre qui, al contrario, è ridotto all'essenziale.