Nitram

Film 2021 | Thriller, 110 min.

Regia di Justin Kurzel. Un film con Essie Davis, Caleb Landry Jones, Anthony LaPaglia, Judy Davis, Annabel Marshall-Roth. Cast completo Genere Thriller, - Australia, 2021, durata 110 minuti. distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 2,88 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 26 aprile 2022

Un racconto dell'atroce massacro di Port Arthur in Tasmania. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

Consigliato sì!
2,88/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,25
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Il cinema disperato e meticoloso di Kurzel racconta l'anatomia di un assassino.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 26 aprile 2022
Recensione di Roberto Manassero
martedì 26 aprile 2022

Un ventenne di Hobarth, Tasmania, soprannominato Nitram, soffre di depressione e conduce una vita disordinata. Senza un'occupazione e trasandato, vive ancora coi genitori, spaventati dalla sua instabilità. Diventato amico di Helen, una ereditieria che lo accoglie nella sua abitazione, il ragazzo trova un po' di serenità, ma la sua nuova vita si interrompe dopo la morte di Helen in seguito a un grave incidente che lo lascia ferito. Unico erede della donna, diventa ricco, ma le sue condizioni mentali peggiorano. Così, dopo il suicidio del padre, acquista con facilità diverse armi da fuoco e porta a compimento la più grande strage di massa nella storia dell'Australia, tra il 28 e il 29 aprile 1996.

Justin Kurzel lascia fuoricampo il massacro per concentrarsi sulla sua genesi: la mente fragile del protagonista - il cui nome Martin Bryant non viene mai citato - trova uno sfogo nella distruzione del mondo altrui, dopo che il suo mondo interiore ha subito una costante, spietata erosione.

Nitram è l'anatomia di un assassino: il racconto dettagliato, quasi ossessivo, di tutto ciò che una strage di massa lascia implicito. Il senso del lavoro di Kurzel e dello sceneggiatore Shaun Grant sta racchiuso nel titolo, in quel nome proprio letto al contrario, Martin/Nitram, che è sì il soprannome con il quale a scuola il protagonista veniva chiamato, ma diventa soprattutto la miccia da cui nasce l'idea di ripercorrere idealmente le sue ragioni, di ricostruire un'esistenza per rispondere a domande angosciose.

Nel filmato che Nitram vede alla televisione prima di compiere la strage (una delle tante sottolineature di una trama che non lavora certo per sfumature), un uomo che commenta una strage in una scuola scozzese dice: «Il male ci ha fatto visita ieri e non sappiamo perché. Non lo capiamo e credo non lo capiremo mai».

Kurzel, al contrario, si sforza di capire, e lo fa alla sua maniera, con un cinema segnato realistico e insieme magniloquente, eccessivo nel forzare anche visivamente la mano (ad esempio nelle tonalità rosse di certi interni, o nelle riprese dall'alto degli scenari naturali della Tasmania), con la macchina da presa che tallona i personaggi e si sofferma sui loro primi piani attoniti, pensierosi, come se il male fosse dispiegato di fronte agli occhi di tutti, ma impossibile da afferrare.

A partire da un vero filmato televisivo del 1979, che mostra il piccolo Martin Bryant ricoverato per un'ustione, il film, passando poi alla metà degli anni '90, procede per accumulo: dialoghi, scene familiari, tensioni, frustrazioni, piccole gioie, momenti imbarazzanti, pianti, sfoghi di dolore e di rabbia di Nitram (per la morte di Helen, per il suicidio del padre, per il rifiuto della madre di accoglierlo al funerale) rendono conto della precarietà esistenziale e mentale del protagonista (che fu riconosciuto come affetto da sindrome di Asperger solamente in prigione), senza però giustificare o motivare la sua decisione.

Nitram è un puzzle dai pezzi mancanti che arriva comunque a comporre il suo disegno finale, cioè la strage. È la storia di uno scacco, di un fallimento personale e familiare, in cui la figura della madre (meravigliosamente interpretata da Judy Davis) diventa centrale, colpevole di soffocare il figlio con le sue spaventate attenzioni, ma unica a comprenderne il lato antisociale, la spaventosa disumanità. Il racconto che la donna fa all'ingenua Helen, quando ricorda di come da bambino Martin avesse finto di perdersi per poi ridere di lei, mette i brividi: «Mi sono guardata intorno», dice, «e lui era lì, sdraiato sul pavimento del sedile posteriore che mi guardava e rideva. Rideva del mio dolore. Rideva come fosse la cosa più divertente del mondo».

Paradossalmente, nel momento in cui sceglie di lasciare fuoricampo l'orrore (ma non la spiegazione finale sugli effetti della strage di Porth Arthur, che in Australia ha portato alla più moderna, per quanto disattesa, legge sul controllo delle armi), la messinscena di Kurzel lavora in realtà su una materia umana incandescente sottolineata con insistenza, quasi in opposizione al minimalismo etereo del Van Sant di Elephant. Il cinema del regista australiano è però altra cosa, è sporco, disperato, meticoloso, anche retorico, ma autentico nel trattenere soprattutto nel volto e nel corpo del suo personaggio - interpretato in modo spaventosamente mimetico da Caleb Landry Jones, premiato a Cannes per la sua prova - l'enigma di un'esistenza.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 20 aprile 2022
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Quinlan

Giunto al quinto lungometraggio da regista il quarantasettenne australiano Justin Kurzel torna alle origini, e dopo aver lavorato a blockbuster quali Macbeth - nella versione con Michael Fassbender nelle vesti del machiavellico sovrano -, Assassin's Creed e The Kelly Gang, con Nitram ridimensiona la propria veste produttiva, avvicinandosi a quel Snowtown con cui debuttò nel 2011 e che segnò anche il [...] Vai alla recensione »

winner
miglior attore
Festival di Cannes
2021
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