| Anno | 2020 |
| Genere | Horror, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Gerard Bush, Christopher Renz |
| Attori | Jena Malone, Kiersey Clemons, Janelle Monáe, Jack Huston, Eric Lange, Gabourey Sidibe Lily Cowles, Robert Aramayo, Caroline Cole, Lyle Brocato. |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,95 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 3 dicembre 2020
Veronica, un'autrice di successo, si ritrova intrappolata in una realtà orribile e dovrà far luce su un oscuro mistero prima che sia troppo tardi.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
In una piantagione di cotone confiscata dall'esercito confederato, i militari comandano con fare spietato mandando a morte gli schiavi di colore che non obbediscono alle regole ferree. La giovane Eden aveva tentato di fuggire, perciò il comandante della guarnigione la punisce e la marchia a fuoco ingiungendole di non riprovarci. Nuovi schiavi arrivano e vengono destinati al lavoro forzato. Tra loro, Julia che cerca sponda in Eden per una ribellione o una fuga. Eden sa che non è facile e le dice di aspettare, ma la situazione si fa sempre peggiore e le sofferenze più crudeli. Eden si sveglia: ha avuto un brutto sogno. Lei in realtà si chiama Veronica, ha un marito e una figlia adorabili, è una scrittrice e ricercatrice di successo, si occupa proprio della questione razziale, con particolare riferimento alle donne di colore. Tutto sembra perfetto, ma qualcosa non torna.
La parte iniziale del film presenta una situazione spietata e allo stesso tempo tipica, mostrata con caratteristiche schematiche e personaggi tagliati con l'accetta, senza toni di grigio: buoni e cattivi, ben distanziati. Sembra quindi un ritratto un po' di maniera, senza troppa inventiva, tutto incentrato sulla crudeltà generata dall'odio razziale dei bianchi. Gli spiazzamenti spazio-temporali, apparenti o reali, creano però successivamente un'atmosfera di incertezza che cresce con il passare del tempo e trova forza soprattutto nella seconda parte del film quando le cose si fanno più complesse e interessanti.
Anche gli eccessi e la schematicità di situazioni e personaggi presenti nella prima parte del film risultano sostanzialmente giustificati in ragione di quanto avviene poi attraverso svolte narrative del tipo che ci si potrebbe aspettare da M. Night Shyamalan. Svolte che sorprendono, ma richiedono davvero molto alla sospensione dell'incredulità. La lunga fase centrale - in cui la vicenda è riposizionata ai nostri giorni e pone al suo centro la figura di una donna nera perfettamente padrona della propria situazione - rappresenta un totale cambio di tono, ma la frivolezza radical chic che ne trasuda, se è significativa per segnalare il cambio di passo dai tempi della guerra di secessione, è a volte un po' estenuante.
In questi tempi di rinnovate tensioni razziali, questo film trova comunque il modo di occuparsi della problematica da un punto di vista un po' diverso, con qualche buona idea di fondo. Forse, risulta un po' manicheo, ma le intenzioni sono buone. Gli orrori del passato si riverberano su un presente nel quale si cerca faticosamente un duraturo progresso civile. La citazione di William Faulkner che apre il film e che è richiamata anche nel corso della vicenda è sotto questo profilo esemplificativa: "Il passato non muore mai. Non è neanche passato". La strada che il film sceglie per tenere il punto sulla questione è un po' tortuosa, ma il messaggio, in qualche modo, arriva a destinazione. Un po' sbrigativo, ma catartico e simbolico, il finale. Dopo parecchi cortometraggi, Gerard Bush e Christopher Renz esordiscono con buon piglio e personalità: non tutto fila in questo che è chiaramente un film a tema, quindi con qualche forzatura, ma l'esito complessivo è promettente e vivace. Molto buona ed espressiva la prova della protagonista Janelle Monáe.
Veronica è un'autrice di successo, apparentemente del tutto realizzata nella vita grazie al raggiungimento della carriera che aveva sempre sognato. La sua situazione cambia drasticamente quando si ritrova imprigionata in una realtà parallela terrificante, dove ogni momento potrebbe essere l'ultimo. Per evitare di rimanere intrappolata per sempre in questo mondo d'orrore e panico, Veronica deve svelare il folle e antico mistero che si nasconde dietro a tutta questa angoscia prima che sia troppo tardi.
Prodotto da Lions Gate e da Sean McKittrick, produttore tra gli altri anche di Scappa - Get out, BlackKklansman, Noi e Donnie Darko, Antebellum è un thriller di nuova generazione, mescolato con ampie dosi di cinema dell'orrore e in grado di provocare fortissime scariche di adrenalina nel pubblico.
La storia mescola insieme due piani temporali differenti in cui la realtà contemporanea e il passato coloniale e schiavista degli USA si sovrappongono, creando un contrasto evidente tra l'oggi, soddisfacente per quanto imperfetto, e ieri, terribile, angosciante, repressivo e fondamentalmente iniquo. I due registi sono Gerard Bush e Christopher Renz, autori anche di soggetto e sceneggiatura, che lavorano in coppia da qualche anno ma non sono molto noti al grande pubblico perché sono stati attivi soprattutto nel mondo dei cortometraggi: di fatto, questo film è la prima grande produzione con cui si misurano.
Il cast vede nel ruolo principale Janelle Monáe, artista poliedrica originaria del Kansas che è attiva da oltre dieci anni nel mondo della musica (ha all'attivo tre dischi e qualche EP) e che è passata al cinema e alla televisione negli ultimi anni, apparendo anche in Moonlight. Le fanno compagnia arricchendo il carnet di attori presenti: Eric Lange, la ex attrice-bambina Jena Malone (che i fan di Donnie Darko probabilmente ricorderanno nel ruolo di Gretchen Ross), Jack Huston, Kiersey Clemons e Gabourey Sidibe, da anni presenza fissa della serie Empire.
Antebellum ? un film scomodo fin dal primo minuto, non solo per ci? che mostra, ma per come lo mostra. Il tema che affronta ?il razzismo strutturale, passato e presente? ? reale, doloroso e ancora negato da molti. Questo genera una rabbia legittima nello spettatore. Il problema ? che questa rabbia non sempre si trasforma in una riflessione solida, ed ? l? che il film inizia a perdere forza.
Un film spiazzante, ricco di sorprese. Parte illudendo lo spettatore che sia ambientato in una piantagione di cotone, confiscato dall' esercito confederato, con schiave, come la protagonista Eden, costrette al sesso e da uomini sfruttati. Poi, improvvisamente, Eden si sveglia e sembra tutto frutto di un brutto sogno. Siamo ai giorni nostri e lei è una famosa scrittrice attivista, che si batte sulla [...] Vai alla recensione »