| Titolo internazionale | Mother |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Spagna, Francia |
| Durata | 129 minuti |
| Regia di | Rodrigo Sorogoyen |
| Attori | Marta Nieto, Jules Porier, Alex Brendemühl, Anne Consigny, Frédéric Pierrot Blanca Apilánez, Álvaro Balas, Raúl Prieto, Guillaume Arnault, Lou Lampros, Florent Hill, Pablo Cobo, Romain Berger, Joseph Gallet, Laurette Tessier, Richard García, Eythan Chiche, Léonard Deheunynck, Robin Foraboschi, Nathan Bensoussan, Aaliyah Rifort, Tania Grousset, Alexandre Pagani, Anna Hastings, Santiago de la Serna, Louis Ferrer, Pilar Camarrero, Olivier Moresmau. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,64 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 gennaio 2025
Una donna non sa più niente di suo figlio da quando è scomparso 10 anni prima. L'incontro con un sedicenne la riporta a quel doloroso ricordo. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 3 candidature a Goya,
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CONSIGLIATO SÌ
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Dal suo appartamento di Madrid, Elena telefona a Iván, suo figlio di sei anni che si trova in vacanza col padre sulle coste settentrionali della Francia. Al cellulare quasi scarico del genitore, il bambino le racconta di ritrovarsi da solo, in spiaggia. Molto agitata, la donna si attiva immediatamente per avvisare la polizia. Dopo uno stacco, la ritroviamo dieci anni dopo al lavoro in un bar ristorante sul mare a Vieux-Bocau-Les-Bains, a nord di Biarritz, con un nuovo compagno, Joseba, spesso in viaggio. In spiaggia Elena viene incuriosita da Jean, surfista adolescente di Parigi in vacanza con la famiglia. Il ragazzo potrebbe oggi avere l'età di suo figlio, di cui non si sono più avute notizie da quella telefonata. E, da sedicenne, è prevedibilmente elettrizzato dall'attenzione di quell'attraente, strana sconosciuta.
Il quinto lungometraggio del madrileno Sorogoyen (Che Dio ci perdoni, Il regno) è ispirato al premiato corto omonimo, premio Goya e candidato all'Oscar 2019.
Di più: con grande senso dell'economia, il regista pone in apertura del film proprio quel cortometraggio, come antefatto di quello che sarà il corpus della narrazione: la quotidianità ripetitiva e rassicurante di Elena, guardata a vista dal compagno, che vorrebbe proteggerla da nuovi traumi e progetta di andare presto a vivere con lei a San Sebastián.
C'è più di un motivo per cui Madre si segnala: per quello che lo script, grazie a questa corposa ellissi temporale, non dice e lascia sospeso, mentre tenta di dare forma al trauma della maternità negata di Elena e alla natura sfuggente del suo rapporto con Jean. Ma anche, sfacciatamente, provocando lo smarrimento di chi guarda, tra un voyeurismo quasi hitchcockiano e un piglio impavido nel dare libero corso a passioni come desiderio, gelosia, sospetto e pregiudizio.
Notevole poi il lavoro del regista coi due protagonisti, uniti non solo da corrispondenze somatiche ma da una comune estraneità al meccanismo (la coppia, la famiglia) che, sia pure per motivi diversi, li opprime. Premiata come migliore attrice in Orizzonti alla Mostra di Venezia 2019, Marta Nieto ha un ruolo raro e molto delicato - tra l'altro bilingue, nella versione originale - di sopravvissuta, psicologicamente sempre sul filo del rasoio, e sa sottrarlo con decisione ai diversi rischi di sbandamento.
Infine, alti i valori tecnici, per primo lo stupefacente formato anamorfico, che abbraccia un orizzonte insondabile, imprendibile nella sua totalità e quindi potenzialmente minaccioso: idea di regia che risulta molto appropriata per un film che indaga il dolore dell'assenza e l'inafferrabilità delle correnti di sentimento.
Non passano inosservati nemmeno il senso dello spazio del fidato direttore della fotografia Àlex de Pablo e l'uso della steadycam (attenzione, per esempio, alla sequenza dell'irruzione e seguente fuga di Elena dalla casa di Jean). In ragione di tutto ciò viene da glissare sulla proliferazione delle tracce narrative e la prolissità della parte finale, che, dopo una memorabile scena di confronto tra Elena e il suo ex marito, vira verso una ricomposizione pleonastica. Perché Sorogoyen e la sua sceneggiatrice abituale Isabel Peña giocano con evidente padronanza e fluidità i propri mezzi e film come Madre rinnovano il potere del cinema di mettere in una posizione scomoda chi guarda: quando non è solo esibizione di bravura, è un pregio.
Rodrigo Sogoyen, regista madrileno di cui sentiremo certamente parlare ancora in futuro, riesce egregiamente bene a trasportare e trasferire sullo schermo una storia profondamente toccante. Un dramma intimo e viscerale sulla perdita, sull'elaborazione di un lutto che si protrae nel tempo, e infine sulla fragilità, l'ambiguità e l'instabilità che caratterizzano spesso [...] Vai alla recensione »
Il comune di Vieux-Boucau-les-Bains, nel dipartimento delle Landes della regione della Nuova Aquitania, si affaccia sull'oceano Atlantico e dista circa 70 chilometri dal confine con la Spagna e quasi 550 da Madrid. È qui, nella capitale spagnola, che Elena "perde" Iván, il figlio di sei anni (come, è bene non rivelarlo); è in un locale della cittadina francese invece che Elena si rifugia, dieci anni [...] Vai alla recensione »