I Miserabili

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Un film di Ladj Ly. Con Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djibril Zonga, Issa Perica, Al-Hassan Ly.
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Titolo originale Les Misérables. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Francia 2019. - Lucky Red uscita lunedì 15 giugno 2020. - VM 14 - MYMONETRO I Miserabili * * * 1/2 - valutazione media: 3,97 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

il nuovo odio Valutazione 5 stelle su cinque

di sergio dal maso


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giovedì 7 gennaio 2021

  "Smettetela di chiamarli giovani, sono della feccia, delle canaglie. Ribadisco e lo firmo." 

Nicolas Sarkozy, ministro dell’Interno durante la rivolta delle banlieue nel 2005

 

Una folla colorata e straripante si riversa sulle Champs-Élysées. È un fiume in piena. Sciami di ragazzini di tutte le etnie festeggiano euforici sventolando i colori nazionali e cantando La Marsigliese. La Francia ha vinto i mondiali.

Stacco. Titolo di testa. 

L’azione si sposta nella degradata periferia parigina, trascinando lo spettatore nella dura quotidianità delle banlieue che circondano la capitale francese. Dell’iniziale sentimento popolare di fratellanza non è rimasto nulla.

Una squadra di tre poliziotti speciali delle BAC (Brigade Anti-Criminalitè) pattuglia il quartiere di Montfermeil. È una polveriera a cielo aperto, fatta di enormi palazzoni fatiscenti, in cui convivono da decenni comunità di arabi magrebini e neri subsahariani, in un equilibrio sempre precario, reso possibile dalla silente collaborazione della gendarmeria con discutibili organizzazioni musulmane e gruppi malavitosi, tutti interessati a mantenere una parvenza di pace sociale.    

La maggior parte dei ragazzini cresce nell’emarginazione, tra spaccio e prostituzione, senza prospettive, spesso senza frequentare la scuola. Tra questi i due piccoli protagonisti della storia: Issa, ribelle e ladruncolo, e l’occhialuto Buzz, che con il suo drone osserva dall’alto la vita del quartiere.

Tra gli agenti in perlustrazione c’è un nuovo arrivato, Stephane, il cui sguardo, scosso e turbato, accompagnerà lo spettatore per tutto il film. Il caposquadra Chris è un bianco, razzista e prepotente; il suo braccio destro è invece il silenzioso Gwada, nero e cresciuto nelle banlieue.

Il primo giorno di lavoro di Stephane è choccante, una sorta di rito di iniziazione in cui, oltre alla violenza e alla miseria del quartiere, ne conoscerà i vari microcosmi: dal proselitismo dei Fratelli Musulmani, guidati dall’ex jihadista Salah, ora kebabbaro, ai traffici della banda del sedicente “sindaco”, passando per gli irascibili rom del Circo Zeffirelli. 

La tensione che cova sotterranea fin dalle prime scene aumenta progressivamente, fino ad esplodere nel durissimo e cruento finale. Se la prima parte è più conoscitiva, dai toni quasi documentaristici, due eventi spiazzanti e imprevedibili fanno “precipitare” la storia in un thriller adrenalinico, in una corsa contro il tempo per evitare la catastrofe.

La disperata ricerca del leoncino rubato dal circo e della scheda del drone che ha ripreso gli scontri sono solo i detonatori di un disagio sociale che ribolle già nelle generazioni più giovani. Il controcanto allo sguardo smarrito di Stephane è infatti quello dei ragazzini, fatto di rabbia e di odio. Non c’è innocenza nello sguardo di Issa e dei suoi compagni. La loro è un’infanzia tradita, violata in modo irrimediabile. Colpisce più di tutto l’assenza degli adulti, oltre che delle istituzioni, preoccupate solo di reprimere e controllare la rabbia delle periferie.

A venticinque anni dall’uscita de L’odio di Mathieu Kassovitz, film che ha segnato un’epoca, I miserabili riprende e aggiorna le stesse tematiche. Ma se allora i protagonisti erano giovani-adulti, oggi sono ragazzini, poco più che bambini. Una generazione dopo, l’incendio dell’odio non solo è divampato ancora di più, adesso inizia già dai giovanissimi.        

Il capolavoro di Ladj Ly, giovane regista originario del Mali ma cresciuto proprio a Montfermeil, è un pugno nello stomaco per la verità che trasuda, per l’urgenza di raccontare vita vissuta. L’impatto visivo ed emotivo è enorme. Il montaggio serrato e le riprese palpitanti con la macchina da presa a spalla, sempre dentro l’azione, tallonando i personaggi, restituiscono immagini vive, pulsanti, perfettamente complementari a quelle asettiche del drone, il cui occhio riprende dall’alto gli eventi come se il quartiere fosse una prigione all’aperto, dalla quale non si può scappare.

I personaggi sono ben definiti anche dal punto di vista psicologico, i protagonisti acquistano spessore col passare del tempo. Ladj Ly è molto attento a raccontare la complessità delle banlieue, senza giudicare nessuno: non ci sono buoni né cattivi, nemmeno tra i poliziotti. Il confine tra vittime e carnefici è molto labile.

Miserabili non sono i personaggi ma la quotidianità in cui sono costretti a vivere, una miserabilità quotidiana che parte dalla mancanza di prospettive, dal fallimento di un sistema sociale che non permette l’integrazione degli immigrati, neanche di quelli di terza o quarta generazione.

Una società che rinuncia all’integrazione e crea ghetti come Montfermeil è destinata alla decadenza, non ha futuro. E l’amarezza maggiore è che l’inclusione sociale non è un’utopia, è sempre possibile, perché come ricorda il monito finale di Victor Hugo “non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori”.

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