They

Film 2017 | Drammatico 80 min.

Regia di Anahita Ghazvinizadeh. Un film con Rhys Fehrenbacher, Koohyar Hosseini, Nicole Coffineau, Norma Moruzzi, Diana Torres. Cast completo Genere Drammatico - USA, Qatar, 2017, durata 80 minuti. Uscita cinema martedì 15 maggio 2018 distribuito da Lab 80 Film. - MYmonetro 2,59 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un delicato passaggio dall'infanzia all'età adulta in cui il paesaggio rurale si contrappone alla fredda esperienza ospedaliera di un bambino.

Consigliato nì!
2,59/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,17
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
L'identità di genere affrontata con semplicità e naturalezza, e come una questione privata.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 25 maggio 2017
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 25 maggio 2017

J. è un adolescente che non sa decidersi riguardo alla propria identità sessuale e, per questo, prende degli ormoni che ritardano la pubertà, sperando di trovare una risposta nel mentre. Una telefonata del medico che lo/a segue, però, segnala la necessità di interrompere la cura, per via di un valore delle ossa che può farsi pericoloso: a J. non restano che un paio di giorni per decidere di sé. Intanto i genitori sono fuori casa e con lui/lei (in famiglia si è scelto di adottare un netrale "loro") c'è la sorella maggiore, di passaggio con il suo futuro marito.
Anahita Ghazvinizadeh, iraniana di nascita, con studi di cinema a Chicago, era già passata da Cannes, nel 2013, quando era stata premiata per il cortometraggio Needle (Cinéfondation), storia di un'adolescente che si appresta a fare i buchi nelle orecchie, che già mostrava un interesse per una certa età della vita, segnata dalla ricerca identitaria, e per le relazioni famigliari.

La bellezza di They, il suo primo lungometraggio, sta però nel raccontare una complessità ben più grande con una semplicità che ha dell'estremo.

Il film della Ghazvinizadeh sospende il dramma e ipostatizza le questioni in gioco nell'immagine della serra, riportando, da un lato, la difficile scelta che "loro" devono compiere in un alveo naturale (cosa c'è di più vicino alla natura di un pugno di terra e di qualche varietà vegetale?) e, dall'altro, costruendo un microcosmo protetto, che è metafora di una condizione estremamente fragile e incomunicabile. Una metafora, dunque, quella della serra, allo stesso tempo chiara e sottile, cerebrale e sentimentale, opaca, in fondo, come la parete della serra stessa, che conserva il suo segreto, negandone i dettagli allo sguardo esterno (la regista non fa dell'identità di genere una questione sociale ma solo e soltanto una scelta personale, intima, privata).

Quella di J. può sembrare la storia di un bonsai, (auto)mantenuto intenzionalmente piccolo, al riparo dagli aut aut della vita adulta, ma J. stesso/a ammette di preferire la bella di notte (four o' clock flower), nella quale ogni singolo fiore può risultare composto di settori di colore diverso o di colori di sintesi dei colori delle piante madri.

Un ibrido, un'eccezione alla regola (di Mendel), delicato (per gran parte del film il pallore di J. sembra indicare uno stato di salute incerto) ma sotterraneamente vitale (a casa dei futuri suoceri, "loro" ballano e partecipano attivamente alla serata). La regista non ha giustamente alcuna fretta di correre verso una soluzione: preferisce che sia la vita, rubata con stile documentaristico dall'obiettivo della sua cinecamera, a raccontare la propria imprevedibilità cronica, la propria connaturata incertezza, a e far sentire J. meno diversa/o e meno sola/o nella sua impreparatezza.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 20 maggio 2018
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Il limbo nei sobborghi di una grande città americana. Anime e corpi sospesi, tra un ineludibile "prima" che incombe e un "dopo" del tutto indefinito. C'è chi non sa se accettare o meno un nuovo lavoro; chi, alla vigilia del matrimonio, è alle prese con il dubbio se tornare nel natio Iran, a casa dei genitori in difficoltà; e infine c'è J., adolescente che non riesce a capire quale direzione prenderà [...] Vai alla recensione »

venerdì 18 maggio 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

È vero che a 14 anni non sappiamo chi saremo, ma per J uno squilibrio psico ormonale dall'infanzia lo/la tiene in bilico, come segna ogni mattina su un foglio, tra B (boy, ragazzo) e G (girl, ragazza), mentre la fine di una terapia di sospensione avvicina la scelta. In famiglia tutti sono coinvolti da una transizione (i genitori in viaggio, la sorella per il lavoro, il fidanzato se tornare in Iran). [...] Vai alla recensione »

giovedì 17 maggio 2018
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Ottanta minuti di sbadigli. Attorno ai dilemmi sessuali del quattordicenne J: sono maschio o sono femmina? Boh. Siamo nella periferia di Chicago. I genitori sono assenti, in ogni senso, la sorella maggiore è di passaggio con il fidanzato iraniano. L'adolescente non sa se sospendere la cura ormonale. E intanto non si trova più il gatto di casa. La cosa più chiara è il nome della regista: Anahita Ghazvinizade [...] Vai alla recensione »

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