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sergio dal maso
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lunedì 11 settembre 2017
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silence
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“Quali terribili sofferenze mi è costata questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari!” Fëdor Dostoevskij
Ci sono voluti 28 anni a Martin Scorsese per sentirsi pronto ad affrontare il progetto a cui teneva di più, il suo film più desiderato e inseguito. Da quando lesse l’omonimo romanzo di Shusaku Endo, regalatogli dall’arcivescovo di New York subito dopo l’uscita de L’ultima tentazione di Cristo, il cineasta americano non ha avuto dubbi, doveva assolutamente portarlo sullo schermo. Ne valeva la pena. Silence non è solo una maestosa ed epica storia di missionari gesuiti che nel seicento partirono per evangelizzare l’impero giapponese del Sol Levante.
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“Quali terribili sofferenze mi è costata questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari!” Fëdor Dostoevskij
Ci sono voluti 28 anni a Martin Scorsese per sentirsi pronto ad affrontare il progetto a cui teneva di più, il suo film più desiderato e inseguito. Da quando lesse l’omonimo romanzo di Shusaku Endo, regalatogli dall’arcivescovo di New York subito dopo l’uscita de L’ultima tentazione di Cristo, il cineasta americano non ha avuto dubbi, doveva assolutamente portarlo sullo schermo. Ne valeva la pena. Silence non è solo una maestosa ed epica storia di missionari gesuiti che nel seicento partirono per evangelizzare l’impero giapponese del Sol Levante. E’ un’opera imponente, complessa, ricca di significati teologici e implicazioni filosofiche e antropologiche. Il fascino della rigorosa ricostruzione storica e il pathos della vicenda raccontata non devono però mettere in secondo piano che la visione di Silence è un’esperienza intima, introspettiva, che richiede pazienza, riflessione e abbandono. Il drammatico viaggio che Padre Rodrigues e Padre Garupe intraprendono per ritrovare il loro padre spirituale, da tempo scomparso, forse apostata e convertito al buddismo, è infatti, prima di tutto, un viaggio interiore e mistico. Fin dallo sbarco in terra nipponica la fede e la vocazione dei due gesuiti saranno messe a dura prova, dovranno affrontare situazioni tremende, umiliazioni e torture ai limiti dell’immaginabile. Il contesto storico è quello della persecuzione delle prime comunità cristiane da parte dello shogunato di Tokugawa, massima autorità del Giappone feudale, deciso a stroncare qualsiasi tentativo di proselitismo da parte dei missionari cattolici. Le brutalità e la violenza che attraversano le varie tappe della via crucis di Padre Rodrigues, però, non offuscano le questioni religiose e sociali, tra l’altro quanto mai attuali, che via via si presentano: è legittimo ignorare l’identità culturale e religiosa di un popolo per cercare di diffondere la propria fede? Considerare il proprio credo la Verità rivelata ne comporta l’effettiva superiorità? Dall’altra parte, la difesa dei valori della propria tradizione ha dei limiti o giustifica qualsiasi reazione? Domande e questioni spinose, certo, ma non centrali. A Scorsese non interessa tanto lo scontro tra culture ma l’intima tragedia umana, la solitudine dell’uomo di fronte alla violenza e al lacerante silenzio di Dio. Non sono solo fisici i tormenti attorno a cui ruota la crisi di Padre Rodrigues. La scelta tra l’abiura, calpestando il fumie, la tavoletta con l’immagine di Cristo, e il martirio dei fratelli cristiani, mette a nudo non la sua fede ma il suo orgoglio, la sua superbia. E’ vera fede arrivare a immedesimarsi in Cristo, identificarsi in lui? Alla superbia culturale di considerare come assoluta la propria religione ne subentra una più intima, soggettiva. Sarà l’agognato incontro con il convertito Padre Ferreira a ridare un senso alla fede di Padre Rodrigues, trasformando l’abiura e l’apostasia nell’atto d’amore più grande: accogliere il messaggio di Cristo amando il prossimo come se stessi. Come tutte le opere d’arte Silence non finisce con i titoli di coda. E’ una visione che certamente disturba e confonde, ma anche arricchente sotto il punto di vista spirituale e intellettuale. La profondità delle tematiche che affronta emerge pian piano. Personalmente ho compreso solo nei giorni successivi l’importanza della figura di Kichijiro, che continua a tradire e chiedere perdono, quasi come Giuda, tanto miseramente umano da contrapporsi alla vanità di Rodrigues. Come non è facile cogliere immediatamente i numerosi rimandi ai Vangeli, disseminati nella storia con grande rispetto e senso della misura. Dal punto di vista cinematografico le ammalianti e rigorose inquadrature di un maestro come Scorsese sono esaltate dalla straordinaria fotografia di Rodrigo Prieto, fredda e cupa nella prima parte per poi passare a colori più caldi nel finale. Magnifiche anche le interpretazioni di tutti gli attori, credibili e toccanti a partire da Andrew Garfield, finalmente liberato dai ruoli più commerciali nell’anno della sua consacrazione. Silence rappresenta per l’opera di Scorsese quasi un testamento spirituale. “E’ stato fondamentale realizzarlo in questo momento della mia vita – ha affermato – prima sarebbe stato presuntuoso. Questo lungo processo di gestazione è diventato un modo di vivere con la storia del romanzo, di vivere la mia vita attorno ad essa. Uno sprone continuo a riflettere sulla fede e sulla vita.” In quest’epoca “usa e getta”, dove tutto è frenetico, una rara opportunità di riflessione e introspezione che ricompensa ampiamente la fatica e l’impegno della visione.
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andymerlino
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mercoledì 23 agosto 2017
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un film sui cristiani che di cristiano ha ben poco
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L'unico valore che ho trovato nel film è quello puramente cinematografico. Ben girato e con interpretazioni ad alto livello soprattutto degli attori giapponesi. Oltre a questo il film parla di cristiani MA non è un film cristiano e il valore spirituale del cristianesimo non viene colto, anzi travisato. Descrive la storia dei due missionari gesuiti non sapendo fare distinzione tra religione e vivere una vera fede in Gesù, come se la missione cristiana fosse quella di portare una religione, invece che una relazione con il nostro Creatore. Martin Scorsese dovrebbe esser cattolico, ma non ha voluto lasciare il segno spiritualmente parlando, anzi il messaggio finale non è affatto cristiano, in quanto il martirio cristiano per la propria fede è un atto estremo basato sulla certezza che Gesù è l'unica vera Via che ci porta a Dio e che lo incontreremo.
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L'unico valore che ho trovato nel film è quello puramente cinematografico. Ben girato e con interpretazioni ad alto livello soprattutto degli attori giapponesi. Oltre a questo il film parla di cristiani MA non è un film cristiano e il valore spirituale del cristianesimo non viene colto, anzi travisato. Descrive la storia dei due missionari gesuiti non sapendo fare distinzione tra religione e vivere una vera fede in Gesù, come se la missione cristiana fosse quella di portare una religione, invece che una relazione con il nostro Creatore. Martin Scorsese dovrebbe esser cattolico, ma non ha voluto lasciare il segno spiritualmente parlando, anzi il messaggio finale non è affatto cristiano, in quanto il martirio cristiano per la propria fede è un atto estremo basato sulla certezza che Gesù è l'unica vera Via che ci porta a Dio e che lo incontreremo. Nessun vero cristiano accetterebbe di rinnegare Gesù perché sa che Lui è la Verità e la Vita. Gesù stesso ha detto "se mi rinnegherete davanti agli uomini, anch'io vi rinnegherò davanti al Padre mio". Invece due dei personaggi principali si riveleranno apostati e addirittura passa il messaggio che se "calpestare" la propria fede salva delle vite è meglio del martirio. Questo non è il messaggio evangelico, anzi direi di ispirazione satanica, lasciando intendere chiaramente che siccome Dio sembra "stare a guardare" non intervenendo a nostro favore, meglio che sia l'uomo a trovare "il compromesso". Il cristianesimo vissuto come autentica fede in Gesù il Cristo è tutt'altra cosa. La fede in Dio non è al centro di questo film, ma più che altro lo è il portare una religione e le sue conseguenze. Pertanto Martin Scorsese ha affrontato un tema purtroppo attualissimo sulle persecuzioni a danno dei cristiani perdendo l'occasione di far capire cosa vuol dire veramente essere seguaci di Gesù. Un film che parla di Dio e di cristiani, ma che di genuinamente cristiano ha ben poco. Tra l'altro si dilunga a mio avviso un po' troppo (dura quasi tre ore) con dei momenti ridondanti. Un'occasione mancata per onorare i cristiani nel mondo che ogni giorno vivono, anche oggi, perseguitati e martirizzati.
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ghigs2000
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martedì 11 luglio 2017
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una storia molto intensa e carica di fede
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Siamo nel 1600 e nel Giappone si sta sempre di più diffondendo il cristianesimo. Purtroppo questa religione per le autorità viene vista come un pericolo e una minaccia , per questo hanno creato un inquisizione con l’obiettivo di torturare tutti preti ed i fedeli al fine di togliere definitivamente questa piaga dal loro territorio. Due giovani preti decidono di andare in questo ostile territorio alla ricerca del loro padre spirituale di cui girano delle strane voci che parlano di una sua eventuale perdita di fede . Naturalmente , una volta arrivati in Giappone , scoprono un territorio bellissimo un attaccamento alla fede cristiana ma purtroppo anche tanta sofferenza. Nel cast Liam Neeson e Andrew Garfield sono i due nomi principali e più conosciuti insieme alla regia un Martin Scorsese veramente in piena forma e che riesce a riprodurre le bellezze del Giappone e soprattutto le sofferenze dei praticanti cattolici di fronte alle torture dei giapponesi .
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Siamo nel 1600 e nel Giappone si sta sempre di più diffondendo il cristianesimo. Purtroppo questa religione per le autorità viene vista come un pericolo e una minaccia , per questo hanno creato un inquisizione con l’obiettivo di torturare tutti preti ed i fedeli al fine di togliere definitivamente questa piaga dal loro territorio. Due giovani preti decidono di andare in questo ostile territorio alla ricerca del loro padre spirituale di cui girano delle strane voci che parlano di una sua eventuale perdita di fede . Naturalmente , una volta arrivati in Giappone , scoprono un territorio bellissimo un attaccamento alla fede cristiana ma purtroppo anche tanta sofferenza. Nel cast Liam Neeson e Andrew Garfield sono i due nomi principali e più conosciuti insieme alla regia un Martin Scorsese veramente in piena forma e che riesce a riprodurre le bellezze del Giappone e soprattutto le sofferenze dei praticanti cattolici di fronte alle torture dei giapponesi . Un film lungo 2 ore e mezzo di proiezione con alcuni momenti piatti ma intensivo e molto angosciante da un punto di vista emotivo. Tecnicamente il film è fatto bene ed anche la stessa fotografia è ben realizzata con colori cupi e un Giappone visto in un’ottica fangosa e povera . Come giudizio mi sento di dare un voto positivo a questa pellicola impegnativa che affronta una tematica per me assai sconosciuta e che molti libri di scuola non affrontano ma soprattutto di come la fede poteva veramente cambiare le politiche di una nazione . Da consigliare sicuramente gli amanti della storia , il film sicuramente saprà ripagare l’attenzione e lascerà nell’animo dello spettatore sicuramente una traccia malgrado il ritmo non allevato e la durata eccessiva. il voto finale è sicuramente sufficiente. ( https://wordpress.com/post/ghigsworld.wordpress.com/6569 )
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lgiulianini
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domenica 30 aprile 2017
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il coraggio di scorsese.
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Se esistono due visioni religiose destinate a coesistere, esse sono proprio il cristianesimo ed il buddhismo. Se esse differiscono e notevolmente per visione cosmologica e prospettiva escatologica, sono praticamente assimilabili sotto il profilo etico: l'amore per gli altri e la compassione, la solidarietà ed il dono disinteressato di se stessi caratterizzano il messaggio di Shiddarta Gautama Sakyamuni (il Buddha storico), quanto se non di più di quello di Gesù di Nazareth, vissuto peraltro circa seicento anni dopo il Maestro orientale. Le persecuzioni e le violenze perpetrate ai danni dei cristiani e dei sacerdoti dal potere politico nel corso delle prime fasi del tentativo di penetrazione commerciale in Oriente, da parte delle potenze mercantili del tempo correttamente ricordate dall'inquisitore a padre Rodrigues durante una delle numerose conversazioni tra loro intercorse, Inghilterra, Spagna, Olanda e Portogallo appunto, è quanto di meno buddhistico si possa immaginare in assoluto: infliggere sofferenze ad un essere vivente in qualsiasi forma, e maggiormente nella forma umana, danneggia il Karma di chi agisce in forma irrimediabile in misura proporzionale al dolore inferto.
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Se esistono due visioni religiose destinate a coesistere, esse sono proprio il cristianesimo ed il buddhismo. Se esse differiscono e notevolmente per visione cosmologica e prospettiva escatologica, sono praticamente assimilabili sotto il profilo etico: l'amore per gli altri e la compassione, la solidarietà ed il dono disinteressato di se stessi caratterizzano il messaggio di Shiddarta Gautama Sakyamuni (il Buddha storico), quanto se non di più di quello di Gesù di Nazareth, vissuto peraltro circa seicento anni dopo il Maestro orientale. Le persecuzioni e le violenze perpetrate ai danni dei cristiani e dei sacerdoti dal potere politico nel corso delle prime fasi del tentativo di penetrazione commerciale in Oriente, da parte delle potenze mercantili del tempo correttamente ricordate dall'inquisitore a padre Rodrigues durante una delle numerose conversazioni tra loro intercorse, Inghilterra, Spagna, Olanda e Portogallo appunto, è quanto di meno buddhistico si possa immaginare in assoluto: infliggere sofferenze ad un essere vivente in qualsiasi forma, e maggiormente nella forma umana, danneggia il Karma di chi agisce in forma irrimediabile in misura proporzionale al dolore inferto. Da quello che si vede nel film, con la quantità immane di sofferenze inflitte, secondo il messaggio del Buddha, l'inquisitore ed il suo manipolo di sgherri e funzionari si condannano irrimediabilmente a quello che è il vero inferno buddhista: un ciclo eterno di rinascite in forma sempre più abbietta nel Samsara (il mondo terreno) subendo sofferenze inenarrabili, preclusa ormai senza rimedio la possibilità di acquisire la Bodycitta, la conoscenza illuminante indispensabile a conseguire Nirvana, il vero Paradiso Buddhista, interrompendo per sempre il ciclo di rinascite che condanna a vecchiaia, malattia, sofferenza, morte. Premesso questo appare chiaro che allora come oggi purtroppo, il potere politico di turno ha sempre piegato il messaggio religioso, malinteso umiliato e contraddetto come si vede, per perpetrare i propri fini, i propri nazionalismi, la propria mefitica influenza su popoli e nazioni, scatenando guerre ferocissime in nome di messaggi incentrati in maniera sostanziale sull'amore universale senza se e senza ma. Certo le differenze culturali si fanno sentire soprattutto in alcuni dei convertiti, come ad esempio la coppia di sposi che battezzando la loro bambina pensano si realizzi il “paraiso” in terra, ovvero l'ineffabile Kichijiro (interpretato da un bravissimo Yosuke Kubozuka), convinto che basti confessarsi per ricominciare beatamente a peccare come e più di prima in attesa della prossima confessione. Così come sull'altro fronte non mancano esempi di sacerdoti (padre Juan, di cui i Padres Rodrigues e Garrupe hanno notizia dai “khiristan” del villaggio di Goto), che rifiutano di imparare la lingua pur predicando, ma comunque la visione di molti convertiti è sostanzialmente corretta, il messaggio di Gesù-Deus è un messaggio salvifico ed egualitario, in nome di esso molti affronteranno coraggiosamente ogni forma di martirio. Perché Silence, è qui riluce il grande coraggio di Martin Scorsese nel concepire e realizzare quest'opera, è sostanzialmente un film di martirio. Infatti la strategia del Governo giapponese del diciassettesimo secolo per estirpare una fede cristiana che diventava via via sempre più rigogliosa, cambiò nel corso del tempo. Se nella prima fase direttamente i sacerdoti venivano catturati, torturati ed uccisi con sottigliezza tutta orientale, in una fase successiva, siccome questo modo di fare creava veri martiri ed aumentava i proseliti, i sacerdoti venivano sottoposti ad ogni forma di tortura soprattutto spirituale, per piegarne la determinazione e costringerli ad abiurare, soffocando così la nuova religione “ab origine”. Così i Padres venivano condannati ad assistere alle torture, seguite da crudelissimi martiri, dei propri fedeli, perlopiù contadini che contavano meno di nulla per il Potere, sofferenze inenarrabili, che loro avrebbero potuto interrompere abiurando, cioè semplicemente calpestando una immagine del Cristo. Assistiamo perciò all'incredibile serie di sofferenze dei propri fedeli cui Padre Rodrigues (un ottimo Andrew Garfield), sarà costretto a presenziare, soffrendo pene indicibili in solitudine assoluta, rivolgendo disperate preghiere sempre più mute, di fronte all'inesorabile silenzio di Dio. Peggiore sorte toccherà al confratello Padre Garrupe, che morirà nel tentativo di salvare una convertita dall'annegamento. Il tormento di Rodrigues è lungo, doloroso e brutale, un uomo che si sente sempre più solo di fronte al Male che urla e si realizza senza pietà, di fronte al silenzio del bene cui Padre Rodrigues ha consacrato ed affidato la sua vita fisica e spirituale, al cospetto di una umanità vilipesa, torturata, crocefissa, uccisa brutalmente di fronte ai suoi occhi ogni giorno, cosa che cesserebbe subito se solo lui abiurasse. E' in questo momento che Rodrigues non casualmente viene “fatto incontrare” dall'inquisitore con Padre Ferreira, suo Padre spirituale, che lui insieme al confratello erano venuti a cercare non credendo alla sua abiura, che lo convincerà a questo punto con relativa facilità, a compiere la sua stessa scelta: abiurare per salvare tanta gente, tanti inermi seguaci destinati altrimenti a torture inumane, persecuzioni brutali e morti ferocissime, perché ormai è chiaro che “la preghiera non aiuta, l'abiura sì” di fronte all'ineffabile silenzio di Dio. Così si compirà il destino di Padre Rodrigues, apostata per amore degli esseri inermi altrimenti destinati al martirio, destinati all'orrore se anche lui rimanesse silente, come Dio. Come Padre Ferreira prima di lui, anche Rodrigues assumerà nome giapponese e moglie, e vivrà fedele al governo per il resto dei suoi giorni, fino alla rivelazione finale del suo vero essere, celata nel silenzio e nel mistero dell'urna funeraria, tenuto stretto tra le mani. Silence è un film commovente, impegnativo e stupendo, splendidamente fotografato e realizzato, un film da vedere e rivedere, da pensare e ripensare, che tocca sapientemente corde profondissime e riesce ancora a farle vibrare, illuminante per capire molti aspetti dell'umana brutalità, così come dell'anelito salvifico che santifica anche se solo per un attimo ciascuno di noi. Da non perdere, assolutamente.
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astromelia
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giovedì 27 aprile 2017
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fede,domande senza risposta
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sebbene cristiana non praticante e quindi probabile scettica di fronte a questo film ho dovuto reclinare il capo sui dubbi che avevo su di esso,durante la visione lo spettatore si interroga come i protagonisti,sui misteri della fede e non solo,credo che il film sia riuscito proprio nell'intento di coinvolgere emotivamente lo spettatore,non ho trovato mai una frase in più o una caduta di stile se non nella titubanza morale del gesuita di fronte agli orrori,ciò che i ferventi chiedevano al loro dio allora lo chiedono anche adesso,c'è bisogno di risposte,che talvolta vengono supplite dal silenzio....grande film mi immagino il libro sia anche migliore,ma non capisco perchè questo film veramente tale non sia stato scelto come miglior film agli oscar al posto
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sebbene cristiana non praticante e quindi probabile scettica di fronte a questo film ho dovuto reclinare il capo sui dubbi che avevo su di esso,durante la visione lo spettatore si interroga come i protagonisti,sui misteri della fede e non solo,credo che il film sia riuscito proprio nell'intento di coinvolgere emotivamente lo spettatore,non ho trovato mai una frase in più o una caduta di stile se non nella titubanza morale del gesuita di fronte agli orrori,ciò che i ferventi chiedevano al loro dio allora lo chiedono anche adesso,c'è bisogno di risposte,che talvolta vengono supplite dal silenzio....grande film mi immagino il libro sia anche migliore,ma non capisco perchè questo film veramente tale non sia stato scelto come miglior film agli oscar al posto di altri candidati assolutamente privi di mordente,evidentemente non è stato visto come si dovrebbe,scorsese si riconferma,attori all'altezza,fotografia e ambientazione magnifica 4 stelle e mezzo
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andreagiostra
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sabato 15 aprile 2017
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andate in tutto il mondo e predicate il vangelo.
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Pochi occidentali sanno che uno dei più grandi massacri di cristiani della storia della Chiesa Cattolica sia avvenuto in Giappone nel XVII secolo quando i gesuiti portoghesi provarono ad evangelizzare la popolazione buddista nipponica: oltre duecentomila cristiani, convertiti al cristianesimo dai temerari missionari della Compagnia di Gesù fondata da Ignazio da Loyola, furono massacrati, torturati e uccisi dai potenti inquisitori dell’impero del Sol Levante! Insieme ai cristiani giapponesi, furono torturati, costretti alla morte oppure al rinnegamento della fede in Gesù Cristo, tutti i Preti cattolici portoghesi che avevano creduto di portare in Giappone la fede nel loro Dio sostituendo la millenaria fede autoctona in Buddha.
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Pochi occidentali sanno che uno dei più grandi massacri di cristiani della storia della Chiesa Cattolica sia avvenuto in Giappone nel XVII secolo quando i gesuiti portoghesi provarono ad evangelizzare la popolazione buddista nipponica: oltre duecentomila cristiani, convertiti al cristianesimo dai temerari missionari della Compagnia di Gesù fondata da Ignazio da Loyola, furono massacrati, torturati e uccisi dai potenti inquisitori dell’impero del Sol Levante! Insieme ai cristiani giapponesi, furono torturati, costretti alla morte oppure al rinnegamento della fede in Gesù Cristo, tutti i Preti cattolici portoghesi che avevano creduto di portare in Giappone la fede nel loro Dio sostituendo la millenaria fede autoctona in Buddha. I gesuiti portoghesi non avevano tenuto conto della profonda e radicata cultura giapponese, che il potente inquisitore Inoue Masashige sintetizza al Padre gesuita Sebastião Rodriguez con queste parole: «Montagne e fiumi si possono spostare, ma la natura di un uomo non si può spostare!». Il vero nemico del cristianesimo in Giappone non fu l’Impero, bensì la natura stessa di quel popolo e della sua civiltà che Padre Rodriguez con arroganza religiosa ebbe a definire a Masashige con queste parole: «In una palude non cresce niente. Il Giappone è come una palude.»
La vera sfida del buddhismo nipponico, visceralmente radicata nel potere temporale giapponese di allora, non fu solo quella di torturare e uccidere tutti i cristiani, ma quella di convertire alla loro religione i Padri gesuiti, proprio per dare un esempio a tutta la popolazione, col chiaro messaggio che la loro era una religione più potente del cristianesimo: molti furono i Padri Caduti che alla morte preferirono il buddhismo e che contribuirono, con diversi saggi e scritti, confortati dalla loro cultura cristiana, a potenziare la barriera “spirituale” contro il cristianesimo. Fu questa la vera vittoria del buddhismo giapponese sul cristianesimo gesuita portoghese!
Il bellissimo film di Scorsese è liberamente tratto dal romanzo “Silenzio” dello scrittore giapponese di religione cristiana Shusaku Endo, basato sulla storia di personaggi portoghesi e italiani del XVII secolo realmente esistiti, come Padre Christovao Ferreira e il gesuita Giuseppe Chiara, su cui Endo costruisce il protagonista del suo romanzo, Padre Rodrigues, interpretato nel racconto filmico dal bravissimoAndrew Garfield.
Ma il film di Scorsese non è solo un racconto storico-religioso impietoso e devastante, ma ha una stratificazione di messaggi religiosi, spirituali, culturali, umani, emozionali, straordinaria e ricchissima.
La passione e morte di Cristo viene modellata e resa contemporanea dal personaggio del gesuita Padre Rodriguez, con tutte le contraddizioni, i dubbi, i pensieri, le solitudini, le sofferenze delle torture, l’opprimente prigionia, le persecutorie allucinazioni spirituali, i silenzi divini, che cercano rassicurazione nell’altro protagonista della storia, il gesuita Padre Caduto Ferreira, interpretato da un ottimo Liam Neeson, che era stato il Padre Spirituale di Rodriguez ma che in Giappone, per sfuggire alle torture e per salvare le vite di tanti cristiani, decide obtorto collo, di abbandonato “apparentemente” il cristianesimo per convertirsi al buddhismo.
Gli strumenti di conversione gesuiti visti da una prospettiva contemporanea, che vengono sintetizzati nel film nel dialogo tra una donna cristiana giapponese e Padre Rodriguez, entrambi prigionieri e pronti a sacrificare la propria vita in nome della fede nel Dio cristiano:
- «Padre, ma se moriamo andremo in Paradiso?»
- «Sì, certo.»
- «Ma allora meglio il Paradiso che questa vita. In Paradiso non soffriremo, non dovremo lavorare, non ci sono tasse da pagare, non c’è la paura, saremo liberi e felici.»
- «Sì, in Paradiso saremo uniti a Dio e non soffriremo più.»
- «Allora è meglio morire.»
Il tradimento e il continuo peccare del pescatore ubriacone Kichijiro, che cerca subito dopo la redenzione dal peccato con la confessione cristiana; ma che, nella sua fragilità umana e paura terrena, vende all’inquisizione nipponica, per trecento monete d’argento, Padre Rodriguez che verrà arrestato, imprigionato e torturato psicologicamente e fisicamente fin allo sfinimento. In Kichijiro si racchiudono diversi personaggi del Vangelo, dal padre della Chiesa Cattolica Pietro, all’apostolo traditore di Gesù Cristo, Giuda. Anche questa è una prospettiva resa contemporanea da Scorsese che lascia allo spettatore diversi ed importanti elementi di riflessione sull’umanità e sulla spiritualità.
Il film di Scorsese è certamente da vedere, ma solo per chi ha voglia di immergersi in un turbinio di dubbi e di componenti umani, religiosi, spirituali, culturali, psicologici, che inevitabilmente lo trascineranno a riflettere sulla religione, sul senso della vita in questa terra, sul perché dell’azione di conversione della Chiesa Cattolica che segue le parole di Gesù che disse ai suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.» (Vangelo secondo Marco, 16, 14-15).
ANDREA GIOSTRA.
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uppercut
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domenica 12 marzo 2017
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peccato!
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Peccato! dato anche il tema del film, viene più che mai da esclamarlo. Le intenzioni, covate nel silenzio, sono di una potenza straordinaria ma proprio per questo, le cadute risultano rumorosissimi schianti. Complice anche il doppiaggio, quello che vorrebbe essere un viaggio nell'anima finisce a volte per apparire una puntata dell'Invicibile Shogun con il Cattivo che parla come il serpente Kaa o, a tratt,i uno spot dello shampoo più efficace della storia (parrucco davvero terribile). La scena in assoluto più infelice è quella della olimpionica nuotata in perfetto stile libero del prete gesuita evidentemente cresciuto al college californiano. Lunghissimo, ripetitivo, ricurvo, prigioniero di se stesso, il film trova il suo scatto salvifico proprio nell'ultima parte dove il senso emerge più limpido e prezioso.
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Peccato! dato anche il tema del film, viene più che mai da esclamarlo. Le intenzioni, covate nel silenzio, sono di una potenza straordinaria ma proprio per questo, le cadute risultano rumorosissimi schianti. Complice anche il doppiaggio, quello che vorrebbe essere un viaggio nell'anima finisce a volte per apparire una puntata dell'Invicibile Shogun con il Cattivo che parla come il serpente Kaa o, a tratt,i uno spot dello shampoo più efficace della storia (parrucco davvero terribile). La scena in assoluto più infelice è quella della olimpionica nuotata in perfetto stile libero del prete gesuita evidentemente cresciuto al college californiano. Lunghissimo, ripetitivo, ricurvo, prigioniero di se stesso, il film trova il suo scatto salvifico proprio nell'ultima parte dove il senso emerge più limpido e prezioso. Anche qui, però, peccato sia mancato il coraggio di un'uscita dalla dimensione penitenziale con un sorriso, un abbraccio tra padre e figlio acquisito, un raggio di luce finalmente naturale e non riconducibile ad alcun effetto divino o speciale. Ma questo è il buon vecchio Martin. Luterano già nel nome. Prendere o lascare. Genuflettersi o farsi un giro.
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iuriv
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domenica 12 febbraio 2017
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un finale non riuscito.
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Questa volta affrontare la discussione è pericoloso. Si sta pur sempre parlando di uno dei più grandi narratori del cinema contemporaneo e l'accusa di blasfemia è un rischio concreto. Comunque, proviamo. Siamo abituati a vedere Scorsese alle prese con riduzioni da tre e più ore, nelle quali ha sempre dimostrato grande capacità di gestione. Stavolta, però, il regista sceglie di prendersi un rischio: adeguandosi allo spirito della trama, Martin dilata i tempi, decidendo di puntare sull’intensità piuttosto che sul ritmo. E’ un’idea giusta, nonostante tutto. La narrazione ha modo di affrontare temi come lo scontro tra culture e filosofie, il dramma della persecuzione e la battaglia interiore con i precetti della fede, lasciando che le emozioni sgorghino dagli attori stessi.
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Questa volta affrontare la discussione è pericoloso. Si sta pur sempre parlando di uno dei più grandi narratori del cinema contemporaneo e l'accusa di blasfemia è un rischio concreto. Comunque, proviamo. Siamo abituati a vedere Scorsese alle prese con riduzioni da tre e più ore, nelle quali ha sempre dimostrato grande capacità di gestione. Stavolta, però, il regista sceglie di prendersi un rischio: adeguandosi allo spirito della trama, Martin dilata i tempi, decidendo di puntare sull’intensità piuttosto che sul ritmo. E’ un’idea giusta, nonostante tutto. La narrazione ha modo di affrontare temi come lo scontro tra culture e filosofie, il dramma della persecuzione e la battaglia interiore con i precetti della fede, lasciando che le emozioni sgorghino dagli attori stessi. Il tutto immerso in una regia quadrata, i cui pregi non serve nemmeno stare a sottolineare, visto il calibro del director in questione. Il concetto di silenzio viene esplorato a tutto tondo, persino con la decisione coraggiosa di privare la visione di una colonna sonora (esclusi dialoghi e suoni ambientali), rendendo il titolo di questo lavoro un vero cardine attorno al quale la storia ruota. Il risultato di tutto ciò è, ovviamente, una pellicola molto poco user friendly. Tuttavia la capacita di estrapolare gli argomenti, unita a una giusta attitudine da parte di uno spettatore consapevole di ciò che andrà a guardare, riescono a colpire nel segno, anche se a un livello forse un po’ troppo intellettuale. Poi però accade il disastro (e qui chi non ha visto il film magari è meglio se smette di leggere). Una vecchia regola del cinema che ho sentito da qualche parte, sostiene che utilizzare la narrazione esterna è un errore, in quanto stratagemma utile a tenere insieme una storia che con le sole immagini non funziona. Ora, tutti sappiamo che ciò non corrisponde necessariamente a verità. Qui, forse per via di un climax arrivato troppo presto, Scorsese piazza una voce fuori campo appartenente a un personaggio mai entrato in gioco che va a occupare l’ultima fase della pellicola. Dal mio punto di vista è una decisione sciagurata, perché scombina completamente il mood assaporato fino quel punto cambiando arbitrariamente il punto di vista. L’epilogo della vicenda ne risulta frustrato e va a macchiare anche tutto il resto di quest’opera mastodontica, azzerando ogni riflessione per imporre un messaggio che suona forzato. Più in generale, e qui arriva la blasfemia di cui sopra, ho avuto l’impressione che Scorsese abbia perso il controllo del suo racconto, trovandosi costretto ad utilizzare una tecnica approssimativa per poter arrivare in fondo. Finendo per rovinare una pellicola che non sarebbe diventata un capolavoro, magari, ma che comunque stava funzionando. Riassumendo, non mi sento di consigliare questo lavoro. Affrontare un film di tre ore dotato di questi ritmi sarebbe in ogni caso un’operazione difficile, ma comunque fattibile arrivando con la giusta preparazione. Però la parte finale mi ha proprio amareggiato.
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angelo umana
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domenica 12 febbraio 2017
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religioni opera di dei o di uomini?
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Al grido di “Dio lo vuole” i crociati della cristianità massacrarono i “non credenti”. In questo film ci sono i “non credenti” giapponesi della prima metà del secolo XVII che nel loro Stato non accettano si professi il cristianesimo e tantomeno tollerano la presenza di preti cristiani. Lo Stato lo volle, ma del resto anche il “Dio lo vuole” fu cosa da uomini, non soprannaturale. Gli uomini hanno snaturato le parole dei vari dei e le hanno acconciate o adattate alle loro pretese: rese “a loro immagine e somiglianza”.
Martin Scorsese ha impiegato quasi trent'anni per portare sul grande schermo il romanzo "Silenzio" dello scrittore giapponese di religione cristiana Shusaku Endo (frase tratta dal sito di mymovies) e pare che abbia preso le mosse da fatti recenti nei quali dei musulmani hanno ucciso chiunque si dichiarasse d’un’altra religione.
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Al grido di “Dio lo vuole” i crociati della cristianità massacrarono i “non credenti”. In questo film ci sono i “non credenti” giapponesi della prima metà del secolo XVII che nel loro Stato non accettano si professi il cristianesimo e tantomeno tollerano la presenza di preti cristiani. Lo Stato lo volle, ma del resto anche il “Dio lo vuole” fu cosa da uomini, non soprannaturale. Gli uomini hanno snaturato le parole dei vari dei e le hanno acconciate o adattate alle loro pretese: rese “a loro immagine e somiglianza”.
Martin Scorsese ha impiegato quasi trent'anni per portare sul grande schermo il romanzo "Silenzio" dello scrittore giapponese di religione cristiana Shusaku Endo (frase tratta dal sito di mymovies) e pare che abbia preso le mosse da fatti recenti nei quali dei musulmani hanno ucciso chiunque si dichiarasse d’un’altra religione. Un tema attuale: vale la pena perdere la vita per un Dio professato oppure vivere rinnegando la propria religione e, per i ministri di quel culto, peccando di apostasia?
Per chi scrive il film fa pensare a Il villaggio di cartone o a Cento Chiodi di Ermanno Olmi, film di accusa ai nonsense delle religioni, non perdendo di vista che esse sono “costruite” da uomini, o forse inventate da essi. Due preti partono per il Giappone alla ricerca dell’uomo che fu il loro maestro (Liam Neeson), che si dice sia ancora vivo e che abbia rinnegato la sua religione pur di avere salva la vita e diventare un ascoltato maestro del buddismo. Accusa incredibile per i due giovani preti pieni di ardore per Dio e per il loro maestro.
In Giappone scoprono che esistono ancora seguaci della religione cristiana, in segreto catacombale, ricercati avversati torturati e messi a morte dallo Stato, a meno che non si dichiarino non cristiani e calpestino l’effige del loro Dio, un atto molto semplice da compiere alla presenza dei notabili del luogo. La morte toccherà ad uno dei due giovani preti, che non rinnega il suo Dio, ma per quella “superbia” intransigente vedranno tante morti di povera gente che peccava del reato di cristianità. Film violento e teso, e lungo, monumentale, di grande accusa a tutti gli integralismi, religiosi ma sempre cosa da uomini. Silence è quello di Dio che non si manifesta ai due preti, non dice loro se rinnegarlo oppure no, sono soli con la loro coscienza e con il peso del silenzio; mostra il nonsenso della confessione, che pare poter assolvere qualsiasi peccato, mentre fa parte di riti umani anch’essi inventati. E’ proprio uno dei due preti a dire dei cristiani giapponesi, Ho paura che diano più valore a questi segni di fede che alla fede stessa: le manifestazioni pagane della fede come talismani o dimostrazioni del credere.
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amarolucano
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lunedì 6 febbraio 2017
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profondamente prolisso
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premesso che non sono rimasto deluso dal film (che ho trovato molto profondo, ben girato e ben recitato), mi sono un pò annoiato a causa dell'eccessiva durata, a mio avviso si poteva sfoltire un pò e con una durata più contenuta il risultato poteva essere migliore.
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