Zero Bagget

Film 2014 | Documentario +16 66 min.

Anno2014
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata66 minuti
Regia diMichele Coppini
AttoriMichele Coppini, Elisa Baldini, Ambra Craighero, Emiliano Cribari, Carmen Di Cintio Marco Duradoni, Stefano Lusardi, Daniele Mochi, Paolo Ruffini, Shel Shapiro, Alessio Venturini.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Michele Coppini. Un film con Michele Coppini, Elisa Baldini, Ambra Craighero, Emiliano Cribari, Carmen Di Cintio. Cast completo Genere Documentario - Italia, 2014, durata 66 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Un film che tocca il tasto, ciclicamente oggetto di attenzione giornalistica, della vitalità e originalità del cinema nazionale.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
Recensione di Raffaella Giancristofaro

Frustrato dalla ricerca di produttori per il suo nuovo film, Michele Coppini, filmmaker fiorentino classe 1979, operatore e montatore video precario per un quotidiano locale, decide di girarselo in forma totalmente autarchica, con un telefono cellulare, una videocamera e un cavalletto. Riprendendo se stesso, la sua famiglia, amici, colleghi e tanti altri.
Il making of del film si trasforma gradualmente nel film, oscillando tra generi e toni, piegando poco a poco verso una riflessione sulla possibilità stessa del cinema indipendente italiano, oltre che sulla sua dignità e visibilità. Con tono semiserio Coppini interpella conoscenti che si prestano al suo obiettivo, cercando in loro sostegno, un punto di vista critico e interrogandoli sulla natura del film e l'opportunità della sua scelta.
Zero bagget fin dal titolo rivendica una forte matrice regionale, che è insieme il suo specifico (specie nelle punte beffarde e antiautoritarie) e il suo limite (il ridanciano incontro con il compositore delle musiche Daniele Mochi). Non a caso tra gli intervistati figura anche Elisa Baldini del collettivo John Snellinberg, quello che ha unito le sue forze per produrre La banda del brasiliano: la filosofia condivisa è quella della non lamentela, del precario stanco di chiedere assistenza. Un 'do it yourself' che Coppini pratica da sempre, avendo girato due lungometraggi (Mani molto pulite e Benvenuti in amore, il primo con mille, il secondo con 30 mila euro) e ideato, insieme a Paola Barile, Massimiliano Manna e Serena Tozzi, una serie comica sull'incertezza del lavoro (Paranormal Precarity, cui seguirà, attualmente in pre-produzione, La teoria dei birilli). Di più: per lui la precarietà va di pari passo con l'ossessione per il cinema, che definisce una "deformazione passionale". Non è il primo a tentare l'esperimento tecnico (prima di lui, almeno Amore carne o Sugar Man, solo per citarne un paio) ma sa montare in maniera avvincente una storia molto definita e ondivaga e trasformare, con linguaggio plastico e inventivo che piega il mezzo a ogni possibilità, una delusione personale in rivendicazione autarchica, strappando talvolta anche il sorriso. La povertà di mezzi è compensata dalla perseveranza granitica di questo one man show, che si mette in discussione senza scoraggiarsi mai, dichiarando la sua dipendenza dal desiderio di fare regia; sconfinando, comicamente e a tratti anche dichiaratamente nello stalker.
Merito del film è toccare il tasto, ciclicamente oggetto di attenzione giornalistica, della vitalità e originalità del cinema nazionale: succede grazie agli interventi di Marco Duradoni della CG Home Video, mentore di Coppini, che espone diverse considerazioni ragionate sul sistema, dello scrittore Alessio Venturini, sull'immotivato sostegno a una commedia italiana sempre meno commedia, del giornalista cinematografico Stefano Lusardi, che lo incoraggia e rimpiange il sostegno del cinema d'essai al cinema non industriale, e perfino del coetaneo Paolo Ruffini, già regista di due film distribuiti da Medusa, che ha l'onestà di riconoscere il peso del fattore "fortuna". C'è spazio anche per il rimpianto del cinema come esperienza condivisa, quando si accenna alle tante sale chiuse o al passato di Cinecittà nella creazione d'immaginario.
Operazione di energica autopromozione, Zero bagget incuriosisce e insieme esaspera per eccessiva autoreferenzialità. Ma è un buon punto di partenza perché l'autore possa raccontare altro da una cinefilia bruciante.

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