| Titolo internazionale | The Last Shepherd |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 73 minuti |
| Regia di | Marco Bonfanti |
| Attori | Renato Zucchelli, Piero Lombardi, Lucia Zucchelli, Gottardo Zucchelli, Giovanni Zucchelli Margherita Zucchelli, Domenico Zucchelli, Patrizia Frisoli, Hedy Krissane, Barbara Sorrentini, Paolo Galli, Marco Bonfanti, Bubu, Omar Amro Abbas Elsayed, Moru. |
| Tag | Da vedere 2012 |
| MYmonetro | 4,08 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 30 maggio 2013
La storia incredibile di un pastore che ha invaso la città di Milano con le sue pecore, per dimostrare il valore profondo dei sogni. In Italia al Box Office L'ultimo pastore ha incassato 29 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Renato Zucchelli ha larghe spalle e larghi occhi chiari per 'abbracciare' le sue settecento pecore. Ultimo pastore nomade della Lombardia, Renato vive in montagna ma il cuore lo ha lasciato in pianura, dove lo aspettano (im)pazienti la sua consorte e i suoi quattro figli. Appassionato delle greggi e certificato dal cinema di Celentano e dalla parola di Gesù, 'pastori' per finzione o per vocazione, Renato vuole raggiungere Milano e incontrare tutti quei bambini per cui un pastore è un'idea immaginaria e intangibile. Fieramente riluttante ad accogliere il sistema sedentario dominante, Renato Zucchelli appartiene a quella comunità errante, arcaica e ormai ridotta, che rivendica il sogno e il diritto di battere di nuovo i percorsi della transumanza, lambiti dal presente ed 'espropriati' dalla nuova economia. Solo e lieto sul cuore della terra, lo coglie e lo accoglie lo sguardo lirico di Marco Bonfanti, giovane regista di un cinema che ha il sapore della fiaba e il senso profondo dell'uomo. Un uomo lontano e orgogliosamente separato dall'alienazione consumistica, un uomo al di sopra della contingenza delle preoccupazioni.
L'ultimo pastore invita lo spettatore a sperimentare la lentezza del vivere, a recuperare la fisicità delle cose del mondo, ribadendo la tensione cinematografica originaria: il piacere di filmare un corpo e ascoltare una voce. Bonfanti crea un'atmosfera di confidenza, inducendo i suoi 'attori' a lasciarsi visitare il volto, il corpo, le mani fino a far emergere gli interrogativi e le riflessioni che si portano dentro. La dimensione statuaria di Zucchelli, il sembiante bonario di pietra e lana, le parole in cui la sua natura, il suo vissuto e la sua cultura si esplicano, abitano un'opera che si dipana tra i primi piani e le aperture improvvise di scene ambientali, in un andirivieni tra il presente della Pianura Padana e il passato remoto dei monti. La necessità di definire le cose del cinema ci fa includere L'ultimo pastore fra i documentari ma è un'opera di più alto ingegno. Di ingegno e di sensibilità. Qualcosa che va verso l'arte e la poesia, cogliendo la decadenza dei corpi e dei luoghi, quelle cose che unanimemente cerchiamo di esorcizzare pensando alle magnifiche sorti progressive dell'umanità. Invece tutto è effimero. Effimero ed eterno. Come ci racconta Bonfanti con la straordinaria cronaca di un mestiere soggetto alla tirannia del Tempo e della Storia, con l'elegiaca narrazione di un pastore resistente che vede svanire prati e antiche rotte. Risalendo il Naviglio con il suo gregge, Renato reagisce tenacemente all'inesorabile cecità che avanza e alla maniera di un regista compie scrupolosi sopralluoghi, preparando l'ultimo viaggio e (ri)evocando un'ideale 'via della lana'. Volutamente inattuale e sospeso in un sentimento del tempo più ciclico e cosmico che lineare e progressivo, L'ultimo pastore fa parlare e respirare le cose con lo sguardo, commuovendo nel sorriso e nel pianto, muovendo la malinconia che ci prende di fronte alle cose che svaniscono ma che prima di scomparire si fermano un attimo, sulla soglia, sulla piazza del Duomo di Milano, sorridendo nella nostra direzione.
L’ultimo pastore, film di Marco Bonfanti che narra la realtà (o meglio, una realtà separata dalla realtà predominante) e che veicola ben più di un solo messaggio (di livelli interpretativi ce ne sono, credetemi!), è decisamente tra i film più divertenti, intelligenti e godibili che mi è capitato di vedere negli ultimi anni.
Sorprendente, ben confezionato e benissimo girato documentario del giovane esordiente milanese Marco Bonfanti. È la fìaba vera del pastore Luciano Zucchelli, sui 45 (anni) e oltre i cento(chili), che ama le pecore e i bambini. Cura con passione un enorme gregge, che porterà dalle valli bergamasche fino in piazza Duomo a Milano, mentre la moglie Lucia veglia sui quattro figli e sui conti.