Hannah Arendt

Film 2012 | Drammatico, 113 min.

Regia di Margarethe von Trotta. Un film Da vedere 2012 con Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen. Cast completo Genere Drammatico, - Germania, Lussemburgo, Francia, 2012, durata 113 minuti. Uscita cinema lunedì 27 gennaio 2014 distribuito da Nexo Digital. - MYmonetro 3,15 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 15 agosto 2019

Da Margarethe von Trotta, il racconto di quattro anni fondamentali della vita dell'intellettuale ebrea Hannah Arendt: quelli tra il 1960 e il 1964. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office Hannah Arendt ha incassato 331 mila euro .

Consigliato sì!
3,15/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,30
CONSIGLIATO SÌ
Un intenso ritratto di una donna energica, intellettuale coraggiosa, coerente e controversa.
Recensione di Giovanni Ottone
Recensione di Giovanni Ottone

Il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All'inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea - tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, vive felicemente a New York con il marito, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali. Nel 1961, quando il Servizio Segreto israeliano rapisce il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nascosto sotto falsa identità a Buenos Aires, la Arendt si sente obbligata a seguire il successivo storico processo che si tiene a Gerusalemme. Nonostante i dubbi di suo marito, la donna, sostenuta dall'amica scrittrice Mary McCarthy, chiede e ottiene di essere inviata in loco come reporter della prestigiosa rivista 'New Yorker'. Hannah nota che Eichman, uno dei gerarchi artefice dello sterminio degli ebrei nei lager, è un mediocre burocrate, che si dichiara semplice esecutore di ordini odiosi e, d'altro canto, si sorprende nell'ascoltare testimonianze di sopravvissuti che mettono in evidenza la condiscendenza dei leader delle comunità ebraiche in Europa, di fronte ai nazisti.
Dai suoi resoconti, e in seguito dal suo libro, "La banalità del male: Eichman a Gerusalemme" (1963), emerge la controversa teoria per cui proprio l'assenza di radici e di memoria e la mancata riflessione sulla responsabilità delle proprie azioni criminali farebbero sì che esseri spesso banali (non persone) si trasformino in autentici agenti del male. L'ebreo Kurt Blumefeld, uno dei suoi più cari amici, non riesce a perdonarla per quegli scritti, mentre lo scandalo si diffonde in Israele e negli USA. La presidenza della sua Università è fortemente contrariata, la stampa la attacca violentemente, ma il marito, la sua devota allieva tedesca Lotte Köhler e molti studenti approvano e sostengono l'essenza, apparentemente paradossale, del suo pensiero.
Già in passato von Trotta ha realizzato film riguardanti donne "eccezionali" e dissidenti: Rosa L., del 1985, ritratto della leader marxista Rosa Luxemburg, interpretata dalla stessa Sukova, e Vision, del 2009, rievocazione di Hildegard von Bingen, mistica cristiana del XII secolo. In questo caso si tratta di un biopic che, delineando il personaggio in termini personali e di teoria filosofica elaborata dallo stesso, intende propriamente (come dichiarato dalla regista) "trasformare il pensiero in un film". Si tratta di un tentativo solo parzialmente riuscito. In effetti l'approccio, pur serio, documentato e scenograficamente preciso, risulta spesso didattico. Non mancano aspetti flemmatici, dialoghi troppo prolungati, faticosi e pomposi. Tuuttavia, nel complesso, la costruzione drammatica è efficace. La messa in scena non è audace, ma neppure piattamente televisiva. Privilegia le sequenze in interni, con suggestivi colori grigi che evocano bene gli anni '60, e riesce a creare un'aspettativa non retorica, né artificiosa.
Ne emerge l'isolamento della protagonista e la sua peculiare fisicità (nella meditazione, nell'eloquio e nell'assiduità a fumare), ma anche la rivendicazione ostinata della libertà di pensiero e la coerenza logica, non priva di una certa arroganza intellettuale. Da segnalare anche l'uso intelligente di footage, con immagine autentiche del processo ad Eichman.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 9 febbraio 2014
Michela Siccardi

La filosofa Hannah Arendt, inviata dal “New Yorker”, si reca a Gerusalemme per assistere al processo di Adolf Eichmann, l’“architetto dell’Olocausto” che organizzava il traffico ferroviario per il trasporto degli ebrei nei campi di concentramento. La scrittrice si aspetta di trovarsi faccia a faccia con un mostro, con un uomo spaventoso e terrificante, invece quello [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Ma sai che io non posso amare gli ebrei, come non amo il popolo, non amo la folla; io amo solo i miei amici, amo la gente che conosco"
Una frase di Hannah Arendt (Barbara Sukowa)
dal film Hannah Arendt - a cura di Mariateresa
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