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liuk!
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sabato 5 ottobre 2013
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ruolo difficile per denzel
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Tutto il film è incentrato sul personaggio del capitano, eroe drogato, interpretato da un invecchiato ed ingrassato Denzel Washington. La parte però non gli calza a pennello e l'interpretazione è discreta ma non superlativa. Tutto il resto è poca cosa e Zemeckis si conferma molto poco ispirato.
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giugy3000
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giovedì 19 settembre 2013
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il film decolla bene ma precipita nell'ovvio
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Paura di volare? Reticenti a prendere un aereo anche solo per un'ora?Allora è meglio che non vi imbarchiate nella storia di William "Whip" Whitake e con lui sul volo SouthJet 227 per Atlanta...i primi venti minuti di pellicola sono magistralmente da brividi e sarà impossibile non venir risucchiati dall'ondata di terrore. Zemeckis torna all'action movie dopo ben dodici anni dopo "Cast Away" e sposta le coordinate di un'altra vicenda forte e singolare dall'elemento acqua al mondo dei cieli, passando dal naufragio di un uomo amorevole allo schianto al suolo di un altro, in balia della perdizione.
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Paura di volare? Reticenti a prendere un aereo anche solo per un'ora?Allora è meglio che non vi imbarchiate nella storia di William "Whip" Whitake e con lui sul volo SouthJet 227 per Atlanta...i primi venti minuti di pellicola sono magistralmente da brividi e sarà impossibile non venir risucchiati dall'ondata di terrore. Zemeckis torna all'action movie dopo ben dodici anni dopo "Cast Away" e sposta le coordinate di un'altra vicenda forte e singolare dall'elemento acqua al mondo dei cieli, passando dal naufragio di un uomo amorevole allo schianto al suolo di un altro, in balia della perdizione. Chuck Noland e Whip Whitake sono due protagonisti agli antipodi: uno è libero e felice ma si ritrova perduto su un'isola deserta, l'altro è schiavo delle dipendenze da alcool e cocaina e si salva dal precipitarsi dall'aereo di cui detiene il comando; uno ha tutto il tempo del mondo in attesa di venir salvto, l'altro vede il tempo della sua scorrere veloce come in una clessidra rovesciata in cui un attimo in più può capovolgere tutto. Due esistenze che riscontrano però nonostante tutto anche fini caratteristiche comuni: uno ha come migliore amico un pallone da calcio battezzato Wilson e l'altro una bottiglia, che sia di birra o vodka o di altri nomi poco importa; entrambi si appellano al fato più che ad un Dio misericordioso, in cui è certo che nulla avvenga per caso. In un turbinio di scelte cruciali, perdite e desiderio di salvezza, la storia di "Flight" non è il banale resoconto di un disastro aereo evitato da un uomo solo ed infelice ma è anche l'occasione per parlare della mistica figura americana dell'eroe, a cui spesso alle spalle soggiace un'esistenza amorale e corrotta.
Cosa accadrebbe difatti se vi dicessero che l'aereo in cui siete saliti è stato dirottato dal pilota su un campo dopo numerose manovre eccezionali d'emergenza finendo per salvare ben 96 vite su 102? Probabilmente correreste a congratularvi con lui sino alla fine dei giorni, ma fareste lo stesso se poi aggiungessero al racconto il fatto che quello stesso pilota era un cocainomane e perdipiù quel giorno guidava in stato d'ebbrezza? Per tutto il film l'interrogativo regna sovrano e lo spettatore diventa parte integrante di questa folle domanda non riuscendo mai a capire per davvero da che parte schierarsi: Whip ha alle spalle una vita difficile, ma ha liberamente scelto di calarsi nel tunnel della droga mettendo a rischio un centinaio di vite ogni giorno nei suoi voli, eppure nonostante ciò è riuscito a mettere in atto il più eroico salvataggio della storia, irreplicabile anche da piloti sotto test in perfette condizioni cliniche ed emotive. La condanna al carcere per lui è davvero cosa buona e giusta? Denzel Washington è calato nella parte nel più lodevole dei modi, come già detto le scene iniziali del film vantano di una realizzazione e di un pathos perfetto, ma le note amare arrivano presto: una volta atterrato l'aereo, il film non "decolla" più nel modo coinvolgente che ci aspetteremmo da un regista che ha scelto di mettere in cattiva luce una delle figure chiave della cultura americana: l'eroe e la sua celebrazione. Whip è sì spogliato da quel carattere perfetto ed invincibile che appartiene al mito, ma è subito vestito al contempo da una patina sdolcinata di eventi correlati (e nella vita vera assai improbabili) che lo rendono meno autentico e sincero. Nelle ultime sequenze della pellicola Denzel pare quasi rivestire i panni odiosi di quel precedente "Jhon Q" di Cassavettes, torna a fare il padre che non è mai stato e diventa persino il partner ideale di un ex eroinamane ricoverata per overdose. Ciliegina sulla torta del non-sense il personaggio di Jhon Goodman, nel ruolo del suo spacciatore personale che come niente fosse lo va a trovare in ospedale e lo fa "tornare in piena forma" prima del fatidico processo.
Nella seconda parte di film qualcosa inevitabilmente stona e il finale assolutamente tipico di ogni serious comedy made in USA non aiuta a ritrovare quel senso di originalità che le promesse avevan fatto ben sperare, mancando di forza proprio invece nel punto di eccellenza del precedente "Cast Away", in cui i titoli di coda scorrevano dopo un non scontato epilogo. Il velo di melenso rende quindi un po' indigesto il prodotto e la onclusione così moralista racchiudere all'ennesima potenza tutto ciò che di più gretto ci offrono gli stati uniti e da cui invece, per una volta, sarebbe stato sensato allontanarsi del tutto.
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dargath90
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domenica 1 settembre 2013
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tutto accade per una ragione
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Un aereo diretto ad Atlanta improvvisamente e inspiegabilmente precipita, provocando alcune vittime. Alla guida del velivolo era il protagonista Whip Whitaker (Denzel Washington), un comandante con molta esperienza alle spalle, grazie al quale viene evitata la catastrofe: numerosi passeggeri non si sarebbero salvati senza il miracoloso atterraggio di fortuna compiuto da Whip. Tuttavia il comandante era salito a bordo dell'aereo con un tasso alcolemico ben superiore alla soglia consentita e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Se ciò si venisse a sapere ne conseguirebbe non solo la fine della sua carriera ma anche l'apertura di un procedimento penale a suo carico.
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Un aereo diretto ad Atlanta improvvisamente e inspiegabilmente precipita, provocando alcune vittime. Alla guida del velivolo era il protagonista Whip Whitaker (Denzel Washington), un comandante con molta esperienza alle spalle, grazie al quale viene evitata la catastrofe: numerosi passeggeri non si sarebbero salvati senza il miracoloso atterraggio di fortuna compiuto da Whip. Tuttavia il comandante era salito a bordo dell'aereo con un tasso alcolemico ben superiore alla soglia consentita e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Se ciò si venisse a sapere ne conseguirebbe non solo la fine della sua carriera ma anche l'apertura di un procedimento penale a suo carico. Nell'ospedale in cui era stato ricoverato dopo aver riportato lievi lesioni, Whip fa conoscenza con Nicole (Kelly Reilly), una tossicodipendente ricoverata per overdose. In seguito i due avranno occasione di conoscersi meglio...
La sceneggiatura, scritta da John Gatins, si ispira ad un disastro aereo verificatosi nel 2000. L'incidente ebbe un esito ben diverso da quello mostrato nella pellicola: dopo lo schianto nessuno tra passeggeri e membri dell'equipaggio sopravvisse.
Tutto accade per una ragione, ogni sventura che ci colpisce è voluta dalla Provvidenza, è una tappa del nostro cammino verso la salvezza. "Flight", l'ultimo lavoro del regista Zemeckis, esprime questa concezione della vita e la rende talvolta esplicita tramite le parole di alcuni personaggi.
Tema centrale della pellicola è, inoltre, la dipendenza dall'alcol, un nemico difficile da debellare quando si è avvinti nelle sue spire. Per il protagonista Whip l'alcol era stato la causa del divorzio e dell'allontanamento dal figlio che nutre profondo disprezzo per suo padre, considerandolo null'altro che un ubriacone. Il film, quindi, mette in scena la lotta di un uomo contro il demone dell'alcol, un percorso irto di ostacoli e di dolore.
Probabilmente la pellicola non diventerà un film di culto, a differenza di altri lavori di Zemeckis quali la trilogia di "Ritorno al Futuro" e "Forrest Gump". Cionondimeno l'ultima fatica di Robert Zemeckis è un film pregevole, con una regia valida e interpreti all'altezza del loro compito. In particolare, è degna di nota la performance di Denzel Washington.
VOTO: 7,5
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tonysierra
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sabato 17 agosto 2013
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faccia a faccia con la dipendenza
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Il solito Denzel Washington, attore brillante che ti incolla alla poltrona con le sue splendide interpretazioni...
Nel film è un pilota d'aerei di linea, molto bravo ma è dipendente dall'alcool. In uno dei soliti voli, l'aereo per un guasto precipita e grazie ad una manovra da manuale evita che tutte le persone a bordo perdessero la vita.
Per tutti è un'eroe ma i dati degli esami al sangue non gli danno scampo e lo condannano al carcere a vita, cosa che per una serie di eventi ha la possibilità di evitare, ma guardando in faccia il problema che lo ha attanagliato, stupendo tutti decide di andare in carcere per espiare la pena e guarire totalmente dall'alcolismo.
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Il solito Denzel Washington, attore brillante che ti incolla alla poltrona con le sue splendide interpretazioni...
Nel film è un pilota d'aerei di linea, molto bravo ma è dipendente dall'alcool. In uno dei soliti voli, l'aereo per un guasto precipita e grazie ad una manovra da manuale evita che tutte le persone a bordo perdessero la vita.
Per tutti è un'eroe ma i dati degli esami al sangue non gli danno scampo e lo condannano al carcere a vita, cosa che per una serie di eventi ha la possibilità di evitare, ma guardando in faccia il problema che lo ha attanagliato, stupendo tutti decide di andare in carcere per espiare la pena e guarire totalmente dall'alcolismo.
Ha dato una seconda possibilità alla sua vita, questo film è da esempio a chi come lui si trova nella stessa situazione.
Ottimo film, consiglio la visione!!!
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matteo manganelli
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martedì 6 agosto 2013
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un grande regista che non ha più niente da dire
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Robert Zemeckis ha probabilmente dato tutto, come il collega Spielberg. E dopo 3 o 4 capolavori e altrettanti ottimi film l'ora del declino è giunta. Dopo i 3 peggiori film della sua carriera, tutti in computer grafica, torna al live action con una storia sul senso di responsabilità e sulle dipendenze. Escludendo i primi 10 minuti che sono un capolavoro di regia, effetti speciali e di messa in scena in generale il film è una palla. E' inutile stare a parlare dell'importanza dell'argomento trattato, perchè è analizzato nel modo più sbagliato possibile; Zemeckis non si schiera, non condanna e non assolve, riempendo di falso buonismo ogni inquadratura.
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Robert Zemeckis ha probabilmente dato tutto, come il collega Spielberg. E dopo 3 o 4 capolavori e altrettanti ottimi film l'ora del declino è giunta. Dopo i 3 peggiori film della sua carriera, tutti in computer grafica, torna al live action con una storia sul senso di responsabilità e sulle dipendenze. Escludendo i primi 10 minuti che sono un capolavoro di regia, effetti speciali e di messa in scena in generale il film è una palla. E' inutile stare a parlare dell'importanza dell'argomento trattato, perchè è analizzato nel modo più sbagliato possibile; Zemeckis non si schiera, non condanna e non assolve, riempendo di falso buonismo ogni inquadratura. Non fraintendetemi, è un film girato, fotografato e recitato in maniera superba, ma il tutto sfocia in un gigantesco vuoto cosmico. Per tutto il film si ha l'impressione che la trama decolli, ma non decolla mai. Allora stai fermo e aspetti. Aspetti che sbuchi la DeLorean da dietro il vicolo, o che Denzel Washington incontri Forrest Gump per una lezione di vita, o magari che arrivi un pallone Wilson a salvare il protagonista dalle sue dipendenze. Ma non accade, purtroppo. Finale fasullo oltre ogni limite. Boh. Guardatelo se volete, ma non ne vale la pena, secondo me. Non brutto, inutile.
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flaviano
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venerdì 12 luglio 2013
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l'ultimo volo di un pilota alcolizzato
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Libertà o condanna, menzogna o presa di coscienza. L’alcool al centro del susseguirsi degli eventi che accompagnano il protagonista Whip Whitaker (ben interpretato da D.Washington) a prendere le redini della propria vita. La vicenda del disastro aereo che presto viene messa in secondo piano dalle problematiche che una tale dipendenza può provocare. Il sorriso al figlio nelle battute finali è la risposta finalmente consapevole alla domanda “chi sono io?”. Trama piatta e piuttosto scontata.
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maxmusic
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sabato 8 giugno 2013
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denzel sempre superlativo
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Interpretazione magistrale di un ruolo affatto semplice, la storia di un eroe "con la macchia e con la paura" per il quale si finisce a fare il tifo.
Come si possa divenire eroi senza esserlo e smettere di essere eroi proprio quando lo si diventa.
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muttley72
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giovedì 6 giugno 2013
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film sulle "dipendenze": discreto, non eccezionale
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Film discreto, ma non eccezionale, a mio parere tra le due stelle e le tre (scarsine).
Forse non sono sufficientemente "sensibile" al problema dell'alcolismo e delle droghe, ma (controcorrente ed in minoranza rispetto alle recensioni altrui) dico che il film non mi è sembrato eccezionale....
Un ex pilota militare, ora pilota civile è il comandante di un volo di linea e durante una giornata di maltempo all'aereo si bloccano i timoni di coda (a causa di scarsa manutenzione, come si scoprirà) e l'aereo precipita. Tuttavia il comandante con sangue freddo ed in volo rovesciato salva l'aereo e quasi tutte le persone (ci saranno solo pochi morti).
Il pilota-eroe è però da anni alcolizzato e drogato (la cocaina gli serve per risvegliarsi dalle pesanti sbronze) ed era sbronzo anche durante il volo in questione (dove bevve 2 bottigliette di superacolico).
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Film discreto, ma non eccezionale, a mio parere tra le due stelle e le tre (scarsine).
Forse non sono sufficientemente "sensibile" al problema dell'alcolismo e delle droghe, ma (controcorrente ed in minoranza rispetto alle recensioni altrui) dico che il film non mi è sembrato eccezionale....
Un ex pilota militare, ora pilota civile è il comandante di un volo di linea e durante una giornata di maltempo all'aereo si bloccano i timoni di coda (a causa di scarsa manutenzione, come si scoprirà) e l'aereo precipita. Tuttavia il comandante con sangue freddo ed in volo rovesciato salva l'aereo e quasi tutte le persone (ci saranno solo pochi morti).
Il pilota-eroe è però da anni alcolizzato e drogato (la cocaina gli serve per risvegliarsi dalle pesanti sbronze) ed era sbronzo anche durante il volo in questione (dove bevve 2 bottigliette di superacolico). Alla fine (malgrado l'aiuto di un sindacalista dei piloti e di un bravo avvocato che l'avrebbero fatto assolvere), il pilota (che non si è riuscito a liberare dell'alcolismo nemmeno nel giorno dell' inchiesta-processo), confesserà (non vuole incolpare di alcolismo, al posto suo, una hostess morta nel disastro) ed in carcere si "riavvicinerà" al figlio, da cui (dopo il divorzio dalla moglie, avvenuto sempre a causa del bere), si era allontanato.
Il film è realizzato in modo decente, D. Washington recita in modo professionale....tuttavia la storia del film non mi ha "intrigato": la prima stranezza è come abbia fatto il pilota (alcolizzato pesantemente da anni) a sottrarsi per anni ai test anti-droga ed anti-alcol a cui i piloti sono periodicamente sottoposti (.....magari ci sarà stato anche nella realtà qualche precedente analogo, per carità, ma la cosa è strana), inoltre il film non si sviluppa come un thriller (ad es. per scoprire quale fu la causa dell'avaria), ma solo come un film sulle "dipendenze" e, sotto questo aspetto, non sembra essere eccezionale rispetto ad altre pellicole incentrate su questo tema (alcool droghe).
Si cerca di dare più "spessore" alla storia (trama) introducendo nella sceneggiatura l'incontro con la donna drogata in ospedale e poi con il "simpatico spacciatore" che aiuta il pilota a risvegliarsi dalla sbornia con la coca o con il malato di cancro (sotto chemioterapia) che fuma di notte nelle scale dell'opedale, ma, ripeto, il film non mi ha intrigato più di tanto...
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ragthai
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martedì 4 giugno 2013
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ottimo film
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Grande suspance per le scene di volo e ottima interpretazione di DW.
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fede81
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sabato 25 maggio 2013
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flight
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I primi 30 minuti di questo film sono di quelli che qualunque regista, almeno una volta in carriera, avrebbe voluto girare, e entrano di prepotenza nella storia del Cinema. E' cinema zemeckisiano puro, dove i mezzi tecnici si combinano con la maestrie e l'arte per produrre risultati eccezionali. Poi il film rallenta e diventa più riflessivo, se vogliamo più consueto. Non perde mai di godibilità né di interesse, e il risultato complessivo è di ottima qualità, ma visti i presupposti Zemeckis poteva davvero essere più coraggioso, come in Contact o in Cast Away, arrivando a porre doimande sul senso della vita e sulla fede. Comunque, consigliatissimo.
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