| Anno | 2010 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Gianfrancesco Lazotti |
| Attori | Cristiana Capotondi, Filippo Nigro, Nicoletta Romanoff, Carlo Buccirosso, Gianni Cinelli Pino Insegno, Carlo Giuseppe Gabardini, Arcangelo Iannace. |
| Uscita | venerdì 19 novembre 2010 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 2,64 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 marzo 2014
Katia, giovane invalida, s'innamora dell'uomo a cui scrive le lettere per conto di un'amica. Quando i due si lasciano, lo va a trovare nel carcere dove lui sta scontando 30 di pena. In Italia al Box Office Dalla vita in poi ha incassato 96,3 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Rosalba ama Danilo, che è in carcere per omicidio. Vorrebbe scrivergli una lettera al giorno ma non trova le parole. Si offre allora di farlo per lei l'amica Katia, anch'essa condannata, ma alla sedia a rotelle. Attraverso la scrittura e il racconto di sé, Katia si lega a Danilo al punto che, quando Rosalba lo dimentica, esce senza remore allo scoperto, si presenta al carcere e ottiene di vederlo e di spiegarsi. Con la stessa ostinazione arriva in breve a sposarlo, pur sapendo che le sbarre li divideranno ancora per decenni. Quando il giudice accorda a Danilo il permesso per incontrare la giovane moglie per un giorno fuori dal carcere, però, gli si offre di fatto un'occasione di fuga: a Katia e Danilo la scelta.
Liberamente ispirato a una storia vera, Dalla vita in poi è una commedia semplice ma di buon gusto, perpetuamente a rischio di retorica, ma sempre vigile, attenta a dove mette i piedi. Lazotti è un veterano della regia televisiva che si presenta alla prova del grande schermo con umiltà: nessun guizzo di regia, nessuna iperbole, una storia così basta e avanza.... I ritratti dei personaggi non sono nuovi ma nemmeno troppo scontati, lo è di più la scelta degli attori, eppure il risultato non delude. La Capotondi è al centro della scena, la sua Katia è letterata e sfacciata, usa l'handicap e ha fatto pace con una fine già nota; il Danilo di Nigro è il duro dal lato tenero, un personaggio estremamente codificato e modellato sul suo fisico, al quale l'attore sa comunque fornire qualche sfumatura incisiva; stesso discorso per la Romanoff, borgatara con una sua grazia e un'onesta visione di se stessa e delle proprie virtù. Sulla scala ascendente dei clichés, il posto più alto spetta certamente alla guardia carceraria di Pino Insegno, ma la drammaturgia talvolta vuole i suoi burattini.
La parabola di un amore che nasce dalla conoscenza intima prima che dalla vista dell'amato, come ai tempi passati dei romanzi epistolari o a quelli odierni di chat ed e-mail, importa relativamente, non offrendo spunti di novità, ma il film individua invece bene uno spazio piuttosto inedito di libertà che si viene a creare tra chi la libertà se l'è giocata in partenza, per motivi culturali, penali o fisici. Rosalba, Danilo e Katia non devono stare alle regole sociali a cui si sottomettono le persone "normali", non potrebbero neanche se volessero, ma sono liberi di forzarle. Queste tre potenzialità trovano unità di tempo e di luogo il giorno di libertà di Danilo e il film si aggrappa a questo momento, attraverso il montaggio, in tutti i modi.
Sebbene pieno di ingenuità e stilisticamente indistinguibile da una buona produzione televisiva, Dalla Vita in poi è un piccolo film cui va riconosciuto, in definitiva, un buon equilibrio tra le parti, in particolare scrittura e recitazione.
Katia (la Capotondi), scrive le lettere che Rosalba, la sua amica del cuore, invia giornalmente al suo fidanzato Danilo (Nigro) in carcere per omicidio. Quando Rosalba decide di lasciare Danilo, Katia non riesce ad interrompere quella che è ormai diventata una sua emozionante abitudine e decide di andare a trovare in carcere Danilo per conoscerlo.
Esce il 19 novembre, in 70/80 copie, Dalla vita in poi, lungometraggio di Gianfrancesco Lazotti, iperproduttivo regista televisivo, meno noto nelle sale dal grande schermo. Il film, la cui uscita prevista per aprile è poi slittata ad oggi, ha vissuto nel frattempo una vita festivaliera felice, vincendo il Grand Prix della giuria a Montréal e il premio quale miglior film a Taormina, dove è stato riconosciuto anche il lavoro di Cristiana Capotondi e Filippo Nigro, migliori attori.
Il regista (soprattutto tv) Lazotti rischia molto nell'incrociare ad alta tensione cronaca, realismo e melodramma, ma «Dalla vita in poi» riesce a mantenersi in equilibrio sulla discrezione con cui mette in scena i dubbi, i tormenti e le scelte dei protagonisti. Katia (Cristiana Capotondi), condannata alla sedia a rotelle dalla distrofia muscolare, aiuta l'amica del cuore Rosalba (Nicoletta Romanoff) [...] Vai alla recensione »