| Titolo originale | Buried |
| Anno | 2010 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Rodrigo Cortés |
| Attori | Ryan Reynolds, Robert Paterson (II), José Luis García Pérez, Stephen Tobolowsky, Samantha Mathis, Warner Loughlin, Ivana Miño Erik Palladino, Heath Centazzo, Joe Guarneri, Anne Lockhart, Tess Harper, Abdelilah Ben Massou, Juan Hidalgo, Michalla Petersen, Robert Clotworthy, Kirk Baily, Mary Songbird, Cade Dundish, Chris William Martin, Kali Rocha. |
| Uscita | venerdì 15 ottobre 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Moviemax |
| MYmonetro | 3,28 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 dicembre 2010
Paul, trovandosi sepolto vivo all'interno di una cassa di legno, dovrà trovare il modo di fuggire prima che sia troppo tardi. In Italia al Box Office Buried - Sepolto ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 1,5 milioni di euro e 761 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un uomo si sveglia in una bara, una cassa di legno grezzo. Ha le mani legate ed un bavaglio alla bocca, inoltre ha anche diversi oggetti nella bara, messi lì dalle stesse persone che lo hanno chiuso e seppellitto sottoterra, tra i quali un telefono cellulare, unico mezzo per comunicare con l'esterno. E comunicare con l'esterno è esattamente quello che deve fare secondo i suoi aguzzini: l'idea è infatti che il povero camionista, sepolto non si sa dove nel deserto dell'Iraq, convinca governo o ambasciata a pagare un riscatto per la sua libertà. E soprattutto che lo faccia prima che finisca l'aria.
Tutto in una bara. Violenza cerebrale perpetrata a mezzo telefonino, martellamento psicologico da incompetenza da call center, assenza di campo, jingle di attesa, segreterie telefoniche, esaurimento della batteria che fa da contraltare alla violenza fisica da assenza d'aria, serpenti nei pantaloni e strettoie claustrofobiche. I fautori del cinema plausibile al 100% avranno da ridire (ma quanto dura quella batteria? Perchè non finisce l'aria? Come mai la bara è così larga?), tutti gli altri si possono godere 90 minuti colmi di invenzioni, sia visive che di sceneggiatura, funzionali a tenere alta la tensione e raccontare la storia, la vita e il sentire di un uomo normale, mediamente umile, prigioniero senza colpa, espiatore come molti dei peccati del suo paese.
L'esordiente Cortés non risparmia colpi bassi al suo protagonista (nè all'America) e con pochissimi dialoghi dà spessore, forza e dignità anche a quelli che a tutti gli effetti sono i "cattivi" del suo film. È difficile infatti non rimanere conquistati dal gioco ad alta difficoltà che il regista si impone, come è difficile non rimanere avvinti dal dramma dell'uomo di fronte all'imminenza della propria morte e condannato a lottare per scamparla. Come il Sidney Lumet di La parola ai giurati anche Cortés riprende il suo film in tempo reale con tali e tante idee di regia che lo spazio angusto e limitato della bara sembra sempre diverso. Una regia molto calibrata e poco vanesia, studiata per asfissiare prima, rilassare poi e asfissiare nuovamente lo spettatore, guidandone la tensione in armonia con la percezione delle dimensioni dello spazio.
E incurante dei propri limiti non si fa mancare nulla Buried. Carrelli, primi e primissimi piani, pianisequenza e arditi zoom sia in avanti che (sorprendentemente) indietro. Tutto intorno ad un Ryan Reynolds inusualmente bravo e misurato. Sarebbe stato facile esagerare con la performance e cercare il centro della scena, ancora di più di quanto non la si abbia in un film centrato su di sè, invece Reynolds si concede un paio di momenti di isterismo e un paio di pianti (comprensibili vista la trama) e per il resto lavora solo con i piani d'ascolto, plasmati su quello che ci si immagina accadere dall'altra parte del telefono o fuori dalla bara, con espressioni d'ansia controllate e soprattutto spasmi di dolore e paura involontari sul volto proprio là dove solitamente si vedono smorfie che ammiccano al pubblico.
Paul Conroy è un povero camionista che si risveglia sepolto vivo in una bara di legno sotto terra con attorno a se un cellullare, un accendino e pochi altri oggetti. Girato interamente nella stessa medesima bara, con pochissimo budget, zero location, con praticamente un unico attore il film lascia basiti solo i primi minuti. Lo spettatore giura di non poter sopportare 90 minuti a fissare [...] Vai alla recensione »
Rodrigo Cortés ha un unico grande faro di cui parla sempre: Hitchcock. Come sir Alfred è rigoroso ed inventivo all'interno dei meccanismi precisi di Buried, tutto girato in una cassa, e come lui è una persona amabile, dallo humor sferzante, che non sembra prendere nulla sul serio. Poi però, quando si stimolano in lui certi nervi, certe corde da appassionato di cinema prima ancora che da regista, esce fuori un mondo di idee profonde e radicate, assieme a una grande paura.
Si può girare un thriller in 2 metri per uno? Ci aveva provato il Leone d'oro 2009 Lebanon, in uno spazio un po' più grande, un carro armato. C'era riuscito a metà, forse schiacciato dal sovratesto politico. Rodrigo Cortès, che ospite alla Nuct (Scuola internazionale di Cinema e Televisione) la settimana scorsa ha ispirato e conquistato molti studenti di cinema, ci è riuscito con Buried.