| Anno | 2008 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 131 minuti |
| Regia di | Kathryn Bigelow |
| Attori | Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty, David Morse Christian Camargo, Evangeline Lilly. |
| Uscita | venerdì 10 ottobre 2008 |
| Tag | Da vedere 2008 |
| Distribuzione | Videa |
| MYmonetro | 3,48 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 ottobre 2015
Ambientato durante la guerra in Iraq, il film racconta la storia di un'unità speciale antimina che ha il compito di prevenire gli attentati dei kamikaze. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 6 Premi Oscar, 3 candidature a Golden Globes, 7 candidature e vinto 6 BAFTA, 8 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office The Hurt Locker ha incassato 177 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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I 40 giorni al fronte, in Iraq, di una squadra di artificieri e sminatori dell'esercito statunitense, unità speciale con elevatissimo tasso di mortalità. Quando tutto quel che resta del suo predecessore finisce in una "cassetta del dolore", pronta al rimpatrio, a capo della EOD (unità per la dismissione di esplosivi) arriva il biondo William James, un uomo che ha disinnescato un numero incredibile di bombe e sembra non conoscere la paura della morte. Uno che non conta i giorni, un volontario che ha scelto quel lavoro e da esso si è lasciato assorbire fino al punto di non ritorno.
A distanza di sei anni da K-19, Kathryn Bigelow torna a parlare di guerra e di dipendenza, al confine -già più volte esplorato- tra coraggio e alienazione.
Il racconto procede dritto e ansiogeno, come la camminata dell'artificiere dentro la tuta, vera e propria passeggiata sulla luna di un dead man walking; ci sono i crismi del genere - il soldato che ha paura, le scazzottate alcoliche- ma ridotti all'osso; e c'è l'eroe, un Davide che affronta il Golia dell'esplosivo a mani nude, del quale siamo portati a pensare che non abbia più niente da perdere, ma è vero il contrario.
La Bigelow si è mossa, negli anni, fuori e dentro da Hollywood, ma a nulla varrà cercare in The Hurt Locker la denuncia estrema di Redacted, la messa in discussione di ciò che guardiamo, (non) sappiamo, permettiamo. L'immagine che la regista restituisce dell'Iraq non è nuova ed è certamente parziale, ma non è questo il punto. Quel che conta è il deserto dell'anima, il buio della guerra che s'avvicina e attira a sé un uomo intelligente (in grado di capire in pochi secondi il nemico che ha di fronte, il tipo di bomba) come il fuoco attira una falena.
Gestendo il ritmo in modo straordinario, perché del ritmo (delle onde, del cervello, dell'azione) ha fatto da sempre l'oggetto della sua riflessione cinematografica, Kathryn Bigelow ha girato un film potente, che cede solo in qualche interstizio alla tentazione della spiegazione e del cameo inutili. Affidandosi alle cronache del reporter Mark Boal, ha elaborato e raccontato un danno apparentemente collaterale ma in realtà sostanziale, entrando come mai prima nella questione di genere (il maschile).
Chi dice che l'autrice è una donna che fa film da uomini, infatti, non dice tutto. In The Hurt Locker c'è un unico personaggio femminile, che occupa un numero insignificante di fotogrammi e una sola battuta del dialogo, eppure ne intuiamo subito la libertà, compresa la libera scelta di essere fedele ad un uomo che non c'è e non glielo chiede. Lo stesso uomo che ci viene mostrato, al contrario, schiavo del pericolo, dell'emozione forte a tutti i costi, di quell'immenso contenitore di alibi che è la guerra. Perché, per dirla in perfetto stile hollywoodiano, morire è facile, è vivere che è difficile. E questo, impossibile negarlo, è un giudizio chiaro e tondo.
Diretto magistralmente dal premio oscar Kathrin Bigelow,e basatosi su una sceneggiatura ottenuta attraverso un'attenta analisi degli appunti acquisiti effettivamente in guerra dal giornalista Mark Boal,the Hurt locker narra giorno per giorno le vicende quotidiane di un'unità specializzata per la dismissione di esplosivi statunitense(EOD) nel loro periodo di missione,quaranta giorni,&nbs [...] Vai alla recensione »
Guerra e cinema politica e cinema: argomenti che mi stanno a cuore, che ho affrontato spesso. The Hurt Locker ha vinto l'Oscar come miglior film e Kathryn Bigelow, che lo ha firmato, ha vinto il premio per la regia. Tutto il movimento del cinema e intorno al cinema ha rilevato che trattasi di riconoscimenti politici. Sono tutti talmente d'accordo che la vicenda, dopo esser diventata evento, ma non è una novità per la notte delle stelle, è diventato assunto.
In un'epoca in cui uomini che hanno costruito la propria carriera intorno all'immagine del padre di famiglia come Kevin Costner e Harrison Ford, lasciano la moglie conosciuta al liceo per mettersi con una donna più bella, più giovane e a volte anche più famosa della consorte (come il caso di Indiana Jones che fa coppia con Calista Flockhart alias Ally McBeal), la storia di Ralph Fiennes che lascia la bella attrice britannica Alex Kingston per mettersi insieme ad una collega di 19 anni più vecchia di lei e soprattutto di lui, è destinata a far notizia.
Quando la bomba comincia a emergere dal terriccio il sergente maggiore James emette una specie di mugolio di piacere. Le dita scavano esperte e quasi avide, scostano il pietrisco, accarezzano il metallo, dipanano i cavi fino a snidare il detonatore, che in pochi secondi finisce a terra. Missione impossibile. Missione compiuta. Il sergente maggiore James, artificiere in Iraq, fa uno dei lavori più [...] Vai alla recensione »