| Titolo originale | 2 Days in Paris |
| Anno | 2007 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia, Germania |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Julie Delpy |
| Attori | Julie Delpy, Adam Goldberg, Daniel Brühl, Ludovic Berthillot, Alexia Landeau Albert Delpy, Adan Jodorowsky. |
| Uscita | venerdì 28 settembre 2007 |
| Distribuzione | DNC Entertainment |
| MYmonetro | 2,74 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 maggio 2015
Marion e Jack cercano di salvare la loro relazione sentimentale con un viaggio a Parigi, dove vivono i genitori di lei. In Italia al Box Office 2 giorni a Parigi ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 154 mila euro e 37 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Marion è parigina. Jack americano. Vivono insieme da tempo a New York ma, dopo la vacanza che sognavano a Venezia, si fermano due giorni a Parigi per recuperare il gatto di lei e per far conoscere a lui la città e la famiglia di Marion. Quello che Jack conoscerà sarà una compagna molto più complessa di quanto lui potesse pensare e forse accettare. Per quanto progressista e capace di dare indicazioni sbagliate a compatriote decisamente a favore di Bush è troppo distante da questa 'vecchia Europa' che vive ancora dei miti del '68 (la madre di Marion ha avuto addirittura una breve relazione con Jim Morrison ai bei tempi) e che gioca ancora, nonostante l'AIDS, con sesso e sentimenti.
Julie Delpy (dopo la collaborazione come attrice e cosceneggiatrice al delizioso Prima del tramonto di Richard Linklater che faceva ritrovare il suo personaggio con quello di Ethan Hawke a dieci anni di distanza da Prima dell'alba) torna a giocare le sue carte nella sua seconda prova con un lungometraggio. Si può tranquillamente affermare che con questo film ci ha offerto un film maturo nella sua leggerezza grazie a una sceneggiatura che tiene per tutta la durata del film (tranne forse, ma è questione di gusti, nel finale) e all'interpretazione dei due protagonisti. Il confronto tra Francia e Stati Uniti continua ma questa volta non si tratta di polemica più o meno politica. Come ha sottolineato con grande acutezza Henry-Bernard Levy nel suo brillante saggio "American Vertigo" gli stereotipi in materia abbondano. È però necessario conoscere le persone reali. Questo non serve a edulcorare le differenze di visione del mondo e della vita quotidiana ma le rende fragili e contraddittorie su entrambi i versanti. Se Jack fa fatica a comprendere Parigi (complice anche la non conoscenza del francese) il 'ritorno a casa' mette a nudo per Marion quel fondo di puritanesimo, per quanto inserito in un contesto libertario, che Jack non si toglierà mai di dosso. Non si tratta quindi solo di cibo o di un anziano padre tutto istinto e seduttività ma di due culture. Tutto questo Delpy ce lo dice sorridendo ma quanto spessore c'e' sotto questa leggerezza di scrittura! Lo fa poi tornando sul luogo del delitto perché la sua abitazione parigina se non è la stessa assomiglia moltissimo a quella utilizzata per Prima del tramonto. In quel caso si trattava di un Rohmer riletto da un americano. Qui di un'America vista (con una maculopatia simbolica) da una francese che l'ama nonostante i difetti reciproci.
Sinceramente un film e una storia di cui non sentivamo la mancanza. Un'affabulazione a tratti delirante e fastidiosa che sembra ispirarsi a Woody Allen (sic) snocciolando una serie di luoghi comuni, vuoi sull'smore, vuoi sulla differenza fra la sensibilità europea e in cinismo americano probabilmente utili per confrontarsi in certi ambienti radical chic ma senza nessun interesse per chi a certe disquisizion [...] Vai alla recensione »
Accidenti, quanto piace parlare a Julie Delpy! Da Prima dell'alba sembra non aver mai smesso di macinare parole, manco fosse Woody Allen con l'analista in ferie ai tempi di Io e Annie. Qui, al suo secondo film da regista (il primo, Looking for Jimmy, l'hanno visto solo in Francia), saggiamente sceglie ciò che conosce: Parigi, la sua famiglia (quella vera: madre, padre e sorella) per raccontare la crisi [...] Vai alla recensione »