Azur e Asmar

Film 2006 | Animazione Film per tutti 99 min.

Regia di Michel Ocelot. Un film Da vedere 2006 con Cyril Mourali, Karim M'Riba, Hiam Abbass, Patrick Timsit, Rayan Mahjoub. Cast completo Titolo originale: Azur et Asmar. Genere Animazione - Francia, Belgio, Spagna, Italia, 2006, durata 99 minuti. Uscita cinema venerdì 10 novembre 2006Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 3,59 su 45 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Da un maestro del film d'animazione, una nuova favola educativa. In Italia al Box Office Azur e Asmar ha incassato 291 mila euro .

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Consigliato sì!
3,59/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA 3,50
PUBBLICO 3,19
CONSIGLIATO SÌ
Un'operazione antiretorica di animazione degna dell'applauso.
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 18 ottobre 2006
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 18 ottobre 2006

Azur ha gli occhi azzurri, Asmar ce li ha neri come la notte. Il primo è figlio di un nobile gelido, il secondo di un'amorevole balia, che cresce i pargoli come fratelli, raccontando a entrambi, ogni sera, alle porte del sonno, la leggenda della fata dei Jinns, che attende, da una prigione nascosta, il giovane che la libererà. Ma un giorno il padre di Azur lo manda lontano da casa per studiare e scaccia dalla sua dimora francese la nutrice e il piccolo Asmar. Solo una volta adulto, Azur si imbarcherà in direzione dell'Oriente per ritrovare i suoi cari e liberare la fata dei Jinns.
Lo guida l'eco di una lingua a noi sconosciuta, di cui serba il ricordo infantile (l'arabo, volutamente non doppiato né sottotitolato) e lo scorta lo sgradevole Rospù, un mendicante brutto e bianco che sputa sulla terra che lo sta ospitando e che gli dà di che sopravvivere.
Prima ancora che un artista, Michel Ocelot è un incantatore, uno di quegli illusionisti capaci di magiche incongruità, come far uscire un animale da un oggetto vuoto o un film sul medioevo della civiltà islamica da un software 3D che più moderno non si può.
Con Azur e Asmar, spettacolo nel quale si mescolano suggestioni da "Mille e una notte", Ocelot mette in scena la vicenda di un'amicizia elettiva tra un principe azzurro e un esotico Aladino inserendola nello schema della fiaba, e con questo ci ricorda che la realtà è ben diversa. Però, come insegna l'esempio di Azur, un racconto leggendario può guidare una vita, basta crederci. Basta attraversare il mare che ci divide dall'ignoto e capire che la differenza non è un segno di sottrazione ma uno scrigno di pietre preziose.
Per illuminare i tanti sinonimi di Oriente e Occidente, il papà di "Kirikù" procede per contrari: una fiaba luccicante per raccontare la cecità del pregiudizio e l'ottusità della superstizione (occhi azzurri là, gatti neri di qua); un elenco di tutto quel che manca alla civiltà del mediterraneo per mettere in luce tutto quel che possiede. Un'operazione antiretorica degna dell'applauso.
In questo gioco di specchi e porte gemelle, a ognuno il turno di riflettersi e riflettere per capire se si è più Asmar o più Azur o più Rospù.
L'appello civile e morale non è alla tolleranza ma al riconoscere che -come in ogni fiaba che si rispetti- l'unione fa la forza. Ocelot vede nell'unione delle culture l'avvenire del mondo e lo comunica con il suo tratto ispirato tanto dai pittori fiamminghi che dalle miniature persiane e la sua tavolozza che mescola i colori di Francia con quelli della Turchia, dell'Andalusia e del Maghreb.

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Azur, biondo con gli occhi azzurri, e Asmar, scuro con gli occhi neri, crescono insieme, allevati dalla bambinaia di Azur che è la madre di Asmar. Il severo padre di Azur scaccia la donna e suo figlio e manda Azur lontano a studiare. Cresciuto, Azur non dimentica la sua infanzia e parte per un lungo viaggio in cerca del passato. Dopo i due capitoli di Kirikù (1998 e 2005) e il meno conosciuto, ma non inferiore, Principi e principesse (2000), M. Ocelot passa all'animazione completamente digitale con una fiaba - ispirata all'atmosfera delle Mille e una notte - sullo scontro tra due mondi, due culture, due religioni, sull'intolleranza, il razzismo e i pregiudizi. Senza mai annoiare o appesantire, ma anzi catturando spettatori di tutte le età con straordinarie scenografie dai colori vivaci e armoniosi, con allusioni pittoriche ai primitivi fiamminghi, tra architetture turche, maghrebine e spagnoleggianti, paesaggi orientali, moschee, costumi e oggetti persiani e greci, animali fantastici, Ocelot crea un contesto astorico e multiculturale, incanta e dice cose importanti, con leggerezza "colta" e profonda umanità.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 9 maggio 2016
Newenter

Non serve la grafica 3d per raccontare una bella storia , poetica, delicata. avventurosa. Sì, senza discorsi moralisti Michael Ocelot ci mostra come due culture possano incontrarsi, non rinnunciando a ciò che si è, ma esprimendolo piuttosto al massimo ed aiutando gli altri a fare altrettanto (e infatti i due protagonisti dovranno affrontare la stessa sfida).

mercoledì 14 gennaio 2015
Veradiantum

Poetico delicato bellissimi i disegni anche se scelgono una forma grafica "antica", scarna ed onirica. Bella anche la scelta die dialoghi con parti in lingua araba. Un potente grido contro tutti i razzismi. Ottimo

venerdì 31 luglio 2009
edinho123

filme muito bom

sabato 24 dicembre 2011
Francesco2

Non conoscevo il cinema di Ocelot, ma non è certo questo film che contribuisce a farmelo apprezzare più di tanto. Qualcuno lo ha definito (Anche) sarcastico. Io credo che potesse essere l'occasione per una parabola ironica sul valore della tolleranza, anche se il destinatario principale è un pubblico infantile. Ed invece, al di là di certi spunti che suscitano riflessioni (Il rifiuto per gli occhi [...] Vai alla recensione »

martedì 4 gennaio 2011
ultimoboyscout

Dove sono queste famose magiche atmosfere? E  le celeberrime suggestioni da mille e una notte? Animazione valida ma non ci trovo nient'altro di bello.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Stefano Lusardi
Ciak

Sei anni di vita (tanto impiega l'autore a realizzare i suoi film) ben spesi. Perché Ocelot, vero poeta dell'animazione, si ispira alle atmosfere delle Mille e una notte, crea una sua personale mitologia (la fata dei Jinns) e zoologia fantastica (il Leone Scarlatto), mescola, nelle straordinarie scenografie, primitivi fiamminghi, costumi persiani, architetture turche.

Roberta Bottari
Il Messaggero

C'erano una volta due bambini: Azur, dai capelli biondi e gli occhi azzurri, e Asmar, un saraceno nero come la pece. Allattati amorevolmente dalla stessa donna (madre di uno e nutrice dell'altro), sono cresciuti come fratelli. Ma uno solo è figlio del ricco signore che un brutto giorno li separa brutalmente... E c'era una volta anche la Fata di Djins, piccolissima e saggia come Gandhi, destinata a [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Insieme, Azur e Asmar succhiano al seno di jenane, nutrice dell'uno e madre dell'altro. Gli occhi di Azur hanno il colore del cielo. Scuri sono invece quelli di Asmar, come in arabo pare suggerisca il suo nome. Nel corpo della madre-nutrice i due si alimentano di una vicinanza fraterna. Con questa immagine d'un mondo magico ancora intatto comincia Azur e Asmar (Azur et Asmar, Francia, Belgio, Italia [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Due fratellini di latte per unificare Oriente e Occidente. Due bambini allevati dalla stessa donna, una nutrice araba, nella Francia del Medio Evo. Poi separati per volere del padre bianco ma destinati a reincontrarsi da adulti e a vivere insieme un'avventura favolosa nel Maghreb tra fate, folletti (i "djinn" della tradizione araba), incantesimi e leoni scarlatti.

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un gioiellino. Bello da vedersi, piacevole da seguirsi. Con l'incanto della favola per bambini, ma anche con una grazia capace di coinvolgere gli adulti di buon gusto. Ne è responsabile quel regista francese di animazione, Michel Ocelot, già andato incontro a un festosissimo successo con Kiriku e la strega Karabà, seguito, un poco più in la, da Kirikù e gli animali selvaggi.

Alessandra Levantesi
La Stampa

Parafrasando il titolo del bellissimo romanzo di Abraham B. Yeboshua, Azur e Asmar di Michel Ocelot è «un viaggio alla fine del Millennio» sotto forma di favola animata. In realtà siamo un po' più avanti nel tempo, in pieno Medioevo, e la trasferta si svolge nel senso contrario: da Nord a Sud dalla fredda e severa cornice francese al caldo e colorato mondo magrebino.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Il biondo Azur, figlio di un castellano, è allevato dalla nutrice araba e cresce assieme al figlio di lei, Asmar, bruno e dagli occhi scuri. Ma suo padre caccia la donna. Anni dopo, Azur traversa i mari per liberare la fata dei djinns e ritrova la sua antica famiglia adottiva. I due giovani, però, si trovano ad affrontare da rivali una serie di prove soprannaturali, in un mondo fantastico pieno di [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Sono cresciuti insieme come fratelli, ma non sono fratelli. Azur è dei "nostri", Asmar è il "diverso". Ed è nel racconto del loro continuo scontro-incontro che vive Azur e Asmar, fiabesco disegno animato di Michel Ocelot. Due mondi, due civiltà chela Storia ha messo a contatto, senza mai riuscire a smussare le incomprensioni reciproche. Tutto sembra perduto, quando il duro padre di Azur allontana la [...] Vai alla recensione »

Pedro Armocida
Il Giornale

Dopo Kirikù e la strega Karabà, Principi e principesse e Kirikù e le bestie selvagge, uno dei più talentosi maestri dell'animazione europea, Michel Ocelot, torna nella sua Africa (nato in Costa Azzurra ha trascorso l'infanzia in Guinea) per raccontare la storia del biondo Azur e del nero Asmar. I due crescono in Francia con il padre di Azur e la bambinaia africana, madre di Asmar, prima di venire divisi. [...] Vai alla recensione »

Alberto Castellano
Il Mattino

Non è facile tenere testa nel campo dell'animazione allo strapotere nippo-americano. Ma il francese Michel Ocelot sta guidando la riscossa del cartone animato europeo. Con Azur e Asmar conferma di aver individuato la ricetta vincente. Recuperando i toni, le atmosfere dell'animazione tradizionale (resa però più dinamica con le tecnologie 3D), Ocelot all'iperrealismo antropomorfico della DreamWorks [...] Vai alla recensione »

Mauro Gervasini
Film TV

Il biondo Azur e l'arabo Asmar crescono assieme, accuditi dalla bambinaia del primo, che è anche madre del secondo. Un brutto giorno il ricco padre di Azur scaccia Asmar e la mamma, e solo anni dopo il giovane li ritroverà nella loro terra, dove la nutrice è nel frattempo diventata un'importante mercante e il compagno di giochi un rispettato e valoroso cavaliere.

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