| Titolo originale | Samaria |
| Anno | 2004 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Kim Ki-Duk |
| Attori | Uhl Lee, Ji-min Kwak, Min-jung Seo, Kwon Hyun-Min, Oh Young, Gyun-Ho Im Lee Jong-Gil, Shin Taek-Ki, Jung-gi Park. |
| Uscita | venerdì 17 giugno 2005 |
| Tag | Da vedere 2004 |
| MYmonetro | 3,33 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 26 gennaio 2017
Il regista coreano Kim Ki-Duk torna dopo il pluripremiato Ferro 3: stavolta affronta il tema della sessualità dal punto di vista della morale delle religioni. Miglior regia al Festival di Berlino 2004 Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office La samaritana ha incassato 306 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Yae-jin e Jae-young sono due amiche e vogliono andare in viaggio in Europa. Per poterselo pagare Jae-young decide di prostituirsi mentre Yae-jin gestisce i suoi appuntamenti. Ma un giorno qualcosa va storto e Jae-young, per non farsi catturare dalla polizia, si getta dalla finestra. Yae-jin, distrutta dal rimorso per essersi distratta e aver così causato indirettamente la morte dell'amica, sceglierà una maniera inconsueta per espiare la sua colpa.
Al suo decimo film Kim Ki-duk trova forse la quadratura del cerchio definitiva, senza rimestare ulteriormente nella propria poetica né indulgere sui propri topoi. Nella tragica vicenda di La Samaritana ritornano i temi a lui cari, ma con importanti, benché talora quasi impercettibili, cambiamenti. Se in Bad Guy il protagonista obbligava per vendetta una ragazza a prostituirsi, La Samaritana ribalta punto di vista ed esito. L'atto sessuale dietro compenso, ossessione ricorrente per Kim, diviene per Jae-young molto più di un mezzo per accumulare rapidamente denaro: conoscendo intimamente gli uomini Jae-young studia le loro fragilità, annulla le loro disuguaglianze sociali, abbatte le loro maschere. Si concede per entrare realmente in contatto con loro. Un percorso esperienziale anomalo - osservato in maniera asettica e priva di giudizi da Kim - che diviene dapprima a parole e poi nei fatti missione religiosa, come esplicitato dal parallelo con Vamisutra, prostituta indiana che convertiva al buddismo i propri clienti.
Un personaggio che pare concepito appositamente per Kim Ki-duk e per la sua insanabile dicotomia tra sacro e profano, tra religiosità fervente e perversione sessuale. Il sesso è quindi ancora una volta al centro dell'opera ma non dell'inquadratura: Kim non mostra mai scene di sesso, in un atto di sottrazione insolito per il regista sudcoreano. Segno di un improvviso ritrarsi di fronte ad una materia ancora più scabrosa del solito? Forse. Più probabilmente, grazie all'astrazione, Kim riesce quasi a nobilitare ciò che il buon senso comune non potrebbe accettare, ovvero l'idea di ragazze minorenni che si prostituiscono, sia per colpa o per redenzione.
Giocando su un crinale sempre più pericoloso tra immoralità e sensibilità, tra innocenza e perversione, Kim Ki-duk realizza una delle sue opere più disturbanti e meritevoli di riflessioni, che va ben oltre la superficie del percepito. Un abisso di disperazione in cui calarsi, per trovare la speranza nel luogo più inconsueto.
Il sesso è un luogo caritatevole in cui la samaritana tasta, scambia, la solitudine dell’ uomo con l’uomo, e attraverso cui può restituire i guadagni dell’ amica defunta, quando si prostituiva, ai suoi clienti. La vera perdita è quest’ amica per l’ appunto, e il sogno d’ un viaggio che avrebbero fatto assieme per l’ Europa.
Sembrerebbe una storia come tante, sul disagio giovanile, il rapporto con i genitori, la prostituzione delle ragazzine, la morale comune: una storia dei nostri tempi, sullo sfondo di una società tecnologica, disumana, assente, in cui è difficile mantenere una visione etica dell’esistenza, una ragione di vita che non sia solo il denaro e il successo.