| Titolo originale | Big fish |
| Anno | 2003 |
| Genere | Fiabesco |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Tim Burton |
| Attori | Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange, Alison Lohman, Helena Bonham Carter Steve Buscemi, Danny DeVito, Marion Cotillard, Miley Cyrus. |
| Tag | Da vedere 2003 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,28 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 12 aprile 2017
Un uomo che ha sempre raccontato tantissime storie incredibili sulla sua vita si confronta con il figlio che non lo ha mai rispettato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 3 candidature a Golden Globes, In Italia al Box Office Big Fish - Le storie di una vita incredibile ha incassato 3,4 milioni di euro .
Big Fish - Le storie di una vita incredibile è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Chi è veramente Edward Bloom: un ormai vecchio commesso viaggiatore contaballe ottusamente radicato nei racconti fantastici con cui ha descritto la sua vita o un personaggio misterioso e mitologico, un avventuriero dalla vita straordinaria? Agli occhi del figlio Will la risposta è certa e inappellabile: Ed Bloom (interpretato rispettivamente da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney nella fase della vecchiaia, entrambi magnifici ) altro non è che una figura lontana e patetica, incapace di affrontare la realtà e colpevole di averla sempre sfuggita attraverso il ricorso alle fiabe con cui l'ha rivestita. Giunto al capezzale del padre vecchio e malato dopo tre anni di distanza e di silenzio, a Will non resta che tentare di decifrarne la vita partendo proprio da quei racconti che Edward Bloom si ostina a ricordare: il suo incontro con una vecchia strega e con un gigante gentile, il suo strano soggiorno nello sperduto paesino di Spectre, la sua gavetta nel circo fra nani e uomini - lupo, la sua mirabolante impresa nella guerra di Corea, la romantica conquista della moglie (Jessica Lange) e infine quella continua ricerca del "Pesce Gigante", simbolo di una tensione alla dimensione magica dell'esistenza mai spenta, mai sopita. E la vera scoperta sarà capire come nella vita realtà e magia siano perfettamente conciliabili, a patto che si sia in grado di accogliere la vita stessa con occhi nuovi e con una nuova capacità di ascoltare. Realizzato a seguito della morte del padre e mentre lo stesso regista stava preparandosi a diventarlo, "Big Fish" può essere considerato un punto di svolta nella carriera di Tim Burton, il suo "film della maturità": non più mondi fantastici popolati da uomini - pipistrello, scheletri sognatori o Frankenstein ingenui, ma luoghi dell'anima in cui realtà e immaginazione possono finalmente incontrarsi. E proprio il cuore ingenuo dell'America rurale, l'Alabama delle piccole cittadine senza tempo e dai mille corsi d'acqua, diventa lo scenario per questo toccante e visionario ritratto di padre. Un film bellissimo, commovente e inclassificabile.
Il centro di Big Fish è il rapporto tra il padre Edward e il figlio William. Will è la razionalità scettica che viene conquistata dalla passione fantastica. All’inizio, Will separa la realtà dalla fantasia, si allontana dal padre perché rifiuta l’irrealtà, pensa che la verità stia solo nella realtà. Indagando sul padre, trova la verità nella finzione. Alla fine, si converte alla visione del padre e la trasmette a suo figlio. Ed unisce realtà e fantasia: per lui la realtà è data dai fatti e la fantasia dai colori. Egli prende la realtà e la colora di fantasia, la trasfigura. Per Ed, realtà e fantasia sono complementari. Dalla fantasia nasce una verità più autentica di quella che viene dalla realtà. Sulla base delle teorie di N. Frye, si può dire che Big Fish è una rilettura del romance. Il romance è una forma letteraria centrata sulle avventure prodigiose dell’eroe. È la ricerca di una soddisfazione del desiderio che liberi l’individuo dalle ansie della realtà, pur continuando a mantenere la realtà: è ciò che vediamo in Ed che, vivendo nella realtà, ne rifiuta la parte piatta, grigia, e cerca la soddisfazione del desiderio nei colori della fantasia. Nel romance, Frye elenca 6 fasi che formano una sequenza ciclica nella vita dell’eroe. La 1ª fase è il mito della nascita dell’eroe; in Big Fish abbiamo il mito di Ed che nasce schizzando fuori dal ventre della madre. La 2ª fase è la giovinezza dell’eroe, che vive in un mondo arcadico, una sorta di paradiso-prigione da cui vuole fuggire per entrare in un mondo d’azione; in Big Fish abbiamo la giovinezza di Ed, che vuole andare via dall’arcadica a della scono a parlare eea da parte di Edstorie e nella vita del padrecittà natale per viaggiare e conoscere il mondo. La 3ª fase è la ricerca, il centro del romance; in Big Fish abbiamo la ricerca della conoscenza e della fantasia da parte di Ed. La 4ª fase è imperniata sulla salvaguardia del mondo dell’innocenza dagli attacchi del mondo dell’esperienza; in Big Fish, Ed salva Spectre, il mondo dell’innocenza attaccato dalla realtà. La 5ª fase è quella in cui l’eroe lascia l’azione e si ritira nella contemplazione; in Big Fish, Ed, invecchiato e malato, si separa dall’avventura, si ritira nel ricordo, in una «saggezza matura e innocente» (Frye). La 6ª fase è contrassegnata dalla scena in cui un gruppo di persone si riuniscono a parlare e raccontare; in Big Fish abbiamo il funerale di Ed.
Apparentemente semplice in superficie, ma incredibilmente pregno di segni e significati ad un'analisi più accurata ed attenta, Big Fish segna l'atteso ritorno del più visionario tra i registi americani, tornato al lavoro dopo la scoppola critica de Il pianeta delle scimmie ed l'apprezzato thriller gotico Sleepy Hollow.
Con Big Fish, Burton torna a fare quello che gli riesce meglio: raccontare storie, dipingere con colori vivaci paesaggi incantati, nei quali i protagonisti si muovono disordinatamente, intrecciando vite, esperienze, realtà e fantasia.
Il tocco "magico", per fortuna, non si è perso ed i tratti tipici del suo cinema, quello che lo hanno lanciato all'inizio degli anni novanta, risuonano ad ogni inquadratura, in ogni sequenza. Cinico e romantico, sardonico e malinconico, Big Fish racconta un viaggio: il viaggio di Edward Bloom.Un nome, una citazione...
Simpatico contaballe e stoico self made man, il protagonista è una via di mezzo tra (l'altro) Edward (Mani di forbice) e Forrest Gump, senza i tormenti del primo ma con la ferrea determinazione del secondo. La pellicola, ambientata in Alabama, segue la sua vita tra flashback e aneddoti, raccontando le incredibili gesta di cui egli è stato artefice e protagonista.
Film di crescita, road movie o pellicola di vecchio stampo con annessa analisi generazionale sui difficili rapporti padre e figlio? Big Fish è un riuscito mix di tutte queste componenti e soprattutto è un film molto, molto divertente. Un umorismo a volte tetro e dissacrante, ma a volte così immediato e diretto dal presentarsi come slapstick di jacquestatiniana memoria (mirabili in questo senso le sequenze al circo e quelle ambientate durante la guerra).
Perso Depp, alle prese con i Pirati dei Caraibi, la scelta per sostituire il suo attore feticcio è caduta, felicemente, sul bravo Ewan McGregor che modula ottimamente le sue corde emotive e riesce a trasmettere tenerezza e fiducia anche nello spettatore che lo aveva visto esordire, strafatto ed immacolato, nei panni del tossico protagonista di Trainspotting.
Burton sceglie il meglio per la sua nuova creatura e quasi tutto il cast è da promozione a pieni voti: alla bella di turno, la lanciatissima Alison Lohmann (perfetta per la parte) si affianca il mestiere dei sempre apprezzabili Buscemi e DeVito e lo charme, intatto, della sensuale Jessica Lange.Peccato per Helena Bonam Carter, che sembra essere caduta sulla terra dal pianeta delle scimmie senza passare per la sala trucco.
Come Bloom, lo stesso Burton reinventa se stesso ed il suo modo di girare e presentare la storia, arricchendo il film di trovate, sketch, sogni, incubi, momenti di straziante realismo alternati ad altri di anticonvenzionale leggerezza.
Big Fish è un giano bifronte:la visione razionale, indagatrice ed in parte melodrammatica del regista nella descrizione del complesso rapporto padre-figlio, è poco convincente: questa parte di pellicola si regge quasi esclusivamente sull'incredibile appeal e carisma che promana da un meraviglioso Albert Finney (peccato che non abbia ricevuto nemmeno una nomination).La metà più onirica, creativa e fantastica è invece made in Burton al 100%: ogni fotogramma è un dipinto, una serie di quadri da esposizione, in cui le arti del montaggio, della fotografia, dei costumi e della scenografia si mescolano, ottenendo un risultato artistico nel senso più pieno del termine.
Snobbato brutalmente dall'Academy, Big Fish non è il miglior film di Burton, ma certamente lo riconcilia con i fans, ancora indispettiti dal non certo esaltante remake del pianeta delle scimmie. Del resto, una pellicola che si basa su un intricato e surreale intreccio di amore, avventura, vita e morte non poteva trovare casa che presso un realizzatore misurato, sensibile e talentuoso come Burton ;ed è un piacere constatare che il genio, che avevamo dato per disperso su un pianeta desertico in mezzo a pelosi primati, sia tornato, si spera una volta per tutte, sul pianeta terra.
In Big Fish Tim Burton non solo cambia registro, ma addirittura supera se stesso. Lontano dai suoi fantastici film dark, come "Il Mistero Di Sleepy Hollow" o "Edward Mani Di Forbice", Burton realizza un vero film fantastico fiabesco, che oltre a raccontare favole straordinarie e fatti che anche nella vita accadono spesso, inserisce personaggi fantastici già visti più [...] Vai alla recensione »
"Quando il mito s'impone sulla realtà, scegli il mito" predicava il grande John Ford. Tra i registi in attività oggi, Tim Burton è uno dei più dotati creatori di miti e di fiabe in forma di cinema; basti pensare al suo "Edward mani di forbice". Però Big Fish è ancora di più: è un film sulla costruzione del mito, una parabola sulla funzione terapeutica del narrare.