| Anno | 1998 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Luciano Ligabue |
| Attori | Luciano Federico, Stefano Accorsi, Francesco Guccini, Serena Grandi, Patrizia Piccinini Enrico Salimbeni, Roberto Zibetti, Cristina Moglia, Alessio Modica, Cosima Coccheri, Paolo Maria Scalondro, Little Taver, Manuel Maggioli, Paolo Cremonini, Ottorino Ferrari, Fulvio Farnetti, Bruno Ardilesi, Alizia Borsari, Alessandro DiGiusto, Gianni Fantini, Valentino Farris, Cecilia Fiorani, Gabriele Frisoni, Teresa Guccini, Michele Lazzeri, Marco Morini, Antonella Tambakiotis, Francesco Tonti, Massimo Tonti, Vito, Manuel Zanni, Luciano Ligabue. |
| Uscita | venerdì 16 ottobre 1998 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 3,19 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 maggio 2022
Argomenti: Cantanti e pop star alla regia
Anni settanta. Un gruppo di ragazzi cerca di mettere insieme una radio libera in ricordo di un amico "trasgressivo". Ha vinto 2 Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Radiofreccia ha incassato 3,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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20 giugno 1933 sera. Diciotto anni dopo essere stata aperta, Radiofreccia (originariamente Radio Raptus) chiude le trasmissioni. Bruno Iori, fondatore e deejay, decide di raccontare come è nato il nome con cui l'emittente è ora nota. Cambiò il giorno dopo la morte per overdose da eroina di Ivan Benassi detto "Freccia" per una macchia su una tempia. Per farlo descrive com'era la vita in una cittadina emiliana a metà anni Settanta con gli amici che facevano gruppo anche se avevano caratteri diversi e differenti visioni della vita e con gli amori, le delusioni, gli incontri della vita quotidiana.
Luciano Ligabue al suo esordio dietro la macchina da presa e con l'aiuto di Antonello Grimaldi dipinge con immagini e parole la vita di un piccolo centro di provincia lontano dalle manifestazioni e dalle bombe.
Ci sono un nome e una professione che uniscono due film che hanno lasciato un segno nell'evoluzione del cinema italiano. È quello di Antonello Grimaldi, mentore di Ligabue e aiuto regista di Giuseppe Piccioni per il suo film d'esordio Il grande Blek. Il regista marchigiano in quel film del 1987 raccontava il'68 e dintorni di inizio anni '70 in una città di provincia, Ascoli Piceno, riuscendo a far percepire a chi viveva nei grandi centri urbani come i conflitti acquisissero una dimensione diversa in quella realtà.
Ligabue, undici anni dopo e con un approccio molto diverso, si mette alla prova facendo altrettanto con la descrizione, quasi a staffetta, del periodo immediatamente successivo cambiando non di molto la latitudine e conoscendo a sua volta, lui di Correggio, la materia che tratta. Il punto di partenza sono i suoi racconti raccolti in "Fuori e dentro il borgo" che trovano una struttura, che lui definisce di "regia circolare", che gli permetta di focalizzare le vicende di più personaggi facendo però in modo di far ritornare poi la narrazione sul fil rouge delle vicende di Freccia, del suo perdersi per poi ritrovarsi per perdersi di nuovo.
Intorno a lui i suoi amici, con le loro imprese goliardiche, le loro battute, il loro lasciarsi vivere salvo poi non riuscire più a controllarsi come accade a uno di loro. Su tutto questo la nascita delle prime radio 'libere' come si chiamavano allora e come Eugenio Finardi le cantò tessendone l'elogio: "Se una radio è libera, ma libera veramente/Mi piace ancor di più perché libera la mente".
Radio Raptus nasce così, quasi per caso, e la vediamo crescere per farsi voce e coscienza anche critica di quanto sta accadendo fuori delle sue mura (resta nella memoria la scena in cui Ivan racconta come è caduto nel gorgo dell'eroina).
Piano piano la pubblicità vi troverà spazio ma lo spettatore la incontra nel momento della sua chiusura, quando diventa necessario fare memoria su quanto accaduto nel corso degli anni in cui muoveva i primi passi con nastri, vinili e audiocassette. Per fare ciò è necessario curare anche la colonna sonora che deve essere costata non poco in diritti ma che ricostruisce con attenzione filologica il background acustico di quei giorni senza però mai cadere nella nostalgia fine a se stessa. Si tratta semmai, per lo stesso Ligabue, che nel libro aveva immesso più di un elemento autobiografico, di fare i conti con la sua generazione in costante equilibrio instabile tra ribellione, ribellismo sterile e omologazione.
Anni settanta. Un gruppo di ragazzi cerca di mettere insieme una radio libera in ricordo di un amico "trasgressivo". Piccolo spazio per piccolo gergo, piccole storie e piccole idee: "la droga è come la musica, anzi, meglio". Con Guccini che fa il barista e un richiamo a Trainspotting della bassa.
Ho veramente apprezzato questa opera prima del Liga in versione regista. Lo adoro come cantante e ho guardato il film solo per rispetto nei suoi confronti (ho letto anche i suoi libri, tra cui Dentro e fuori il borgo, da cui è ispirato il film) e devo dire che sono rimasto sorpresissimo...in positivo ovviamente. Bravo Accorsi, molto bravo Federico, sempre adeguato alla situazione Guccini, ma le star [...] Vai alla recensione »
Finalmente uno che ce le canta (e ce le suona) giuste. Che racconta senza inceppi e voragini di sceneggiatura, che scava nella memoria collettiva (quella della nascita delle radio-libere-libere-veramente in terra emiliana nei Settanta) con freschezza e senza cadere nella retorica, e gira (con la fondamentale "assistenza" di Antonello Grimaldi) con stile solido ed elegante.