| Anno | 1993 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 75 minuti |
| Regia di | Derek Jarman |
| Attori | Michael Gough, Tilda Swinton, Karl Johnson, John Quentin, Kevin Collins (IV) Clancy Chassay, Nabil Shaban, Sally Dexter, Lynn Seymour, Donald McInnes, Jill Balcon, Gina Marsh. |
| Uscita | lunedì 20 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 1993 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,95 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 13 febbraio 2023
La vita ed il pensiero del filosofo austriaco in un film molto originale. Presenza fondamentale nel cast è Tilda Swinton, l'attrice musa di Jarman, apparsa in molti dei suoi film. In Italia al Box Office Jarman - Wittgenstein ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 9,4 mila euro e 6,3 mila euro nel primo weekend.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Ludwig Wittgenstein è ancora un ragazzino quando inizia a raccontare di sé e della sua famiglia per poi passare agli studi e a tutte le personalità che lo hanno conosciuto ed apprezzato a partire da Bertrand Russell e Maynard Keynes. Il film lo segue nel suo complesso percorso filosofico ed esistenziale.
Un film distante anni luce dai biopic che conosciamo ma che, al contempo, non ci dice molto sul filosofo ma piuttosto sul modo in cui Jarman vedeva il mondo.
Wittgenstein, come è noto, si è occupato in modo particolare, tra le varie discipline che lo hanno interessato, di filosofia del linguaggio ed è su questo aspetto che si concentra il lavoro di Jarman. Con un budget di 300.000 sterline e 12 giorni di riprese realizza una serie di tableau vivant in movimento su sfondo rigorosamente nero che seguono le tappe della vita del filosofo definito dall'amico (fino a una certa epoca) Bertrand Russell, il più importante filosofo del '900.
Il regista in qualche misura si identifica con il personaggio apprezzandone la complessità del pensiero e cercando di proporlo senza alcuna pretesa, né di spiegarlo né di raccontarne la vita. Vuole che lo spettatore ne colga la poliedricità non rinunciando però a riportarci costantemente alle radici della sua esistenza. Il Wittgenstein ragazzino fa da interpunzione alla narrazione quasi a volerci ricordare che l'imprinting familiare ci imprime tratti indelebili.
La scelta del fondo nero permette di far risaltare maggiormente i colori degli abiti di coloro che circondano un protagonista che è invece pensato con colori smorti. Così come, più che smorta, appare come poco incisiva e quasi dandy la figura di un grande pensatore ribelle quale è stato il già citato Russell.
Pur essendo opera di un maestro nell'uso provocatorio del linguaggio cinematografico, rivisto a 30 anni dalla sua apparizione sugli schermi cinematografici, il film suscita qualche perplessità. Ad esempio nel personaggio del marziano verde che sta in bilico tra l'amico immaginario e l'alter ego di Wittgenstein rischiando di sembrare, ci si perdoni l'irriverenza, un Muppett gigante.
Bisognerà attendere le ultimissime battute del film per comprenderne l'importanza nel contesto generale. Ciò che finisce con il risultare davvero interessante è questa variante di regia teatrale che si trasforma in cinema e che continuamente si colloca in una produttiva ambiguità tra realtà e finzione. Chi cerca il biopic tradizionale è invitato a rivolgersi altrove. Chi invece vuole approfondire la conoscenza di un regista importante o incontrarlo per la prima volta farà bene a non perdere l'occasione.
Visionario fino in fondo, con la nuova peste a roderlo dentro, Derek Jarman ha diretto un altro film significativo. Un'opera a bassissimo costo, 750 milioni di lire circa, di impianto teatrale. Ma, come già accaduto in Edoardo II, si tratta di teatro al servizio del cinema. Ludwig Wittgenstein è il famoso filosofo austriaco autore del Tractatus logico-philosophicus. Di famiglia molto ricca, ha deciso a un certo punto della sua vita di vivere in povertà. Passato attraverso molte disgrazie familiari, suicidi e pazzie, Ludwig si era guadagnato grande stima da parte di Bertrand Russell, luminare di Cambridge. Storia e poesia nella visione crepuscolare dell'autore.
WITTGENSTEIN (UK, 1993) diretto da Derek Jarman. Interpretato da Karl Johnson, Michael Gough, Tilda Swinton, Clancy Chassay, Sally Dexter, Jill Balcon, Gina Marsh, Vanya Del Borgo. Visionario fino al midollo spinale, D. Jarman ha diretto un altro film significativo. Un’opera a bassissimo costo, settecentocinquanta milioni di lire dei primi anni Novanta, di impianto teatrale.
Ogni biografia è un’autobiografia per procura: l’affermazione trova conferma nel singolare film Wittgenstein, che si sforza di condensare in 75 minuti l’esistenza del celebre filosofo (1889-195 1). Ho la sensazione che lo spettacolo avvinca e convinca non perché parla dell’autore del Tractatus logico-philosophicus, ma perché colui che ne parla è Derek Jarman: un cineasta cinquantunenne estroso e geniale, [...] Vai alla recensione »