| Titolo originale | Point Break |
| Anno | 1991 |
| Genere | Avventura |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Kathryn Bigelow |
| Attori | Patrick Swayze, Keanu Reeves, Lori Petty, Gary Busey, John C. McGinley, James Le Gros John Philbin, Julian Reyes, Bojesse Christopher, Daniel Beer, Chris Pedersen, Vincent Klyn, Anthony Kiedis, Dave Olson, Lee Tergesen. |
| Tag | Da vedere 1991 |
| MYmonetro | 3,22 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 25 marzo 2019
Quattro esperti surfisti compiono le loro gesta con il volto coperto da maschere raffiguranti i volti degli ultimi quattro presidenti degli USA.
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CONSIGLIATO SÌ
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Stati Uniti. C'è una banda che spadroneggia nelle rapine in banca. Si tratta degli "ex presidenti", quattro malviventi che indossano le maschere di Carter, Reagan, Nixon e Johnson. L'FBI gli ha dato la caccia senza esito anche perché non si è voluto dare credito alla teoria dell'agente Angelo Pappas il quale ritiene che si tratti di surfisti che in questo modo si finanziano le escursioni. Quando alla sezione di Los Angeles giunge il giovane agente Johnny Utah l'indagine si rimette in moto. Utah dà credito alla teoria del collega e si fa allenare per il surf dall'esperta Tyler che lo introduce nell'ambiente. Ha così modo di conoscere Bodhi, surfista esperto in attesa dell'onda perfetta, che è anche il capo della banda. Mentre Utah e Pappas continuano l'indagine e le rapine si succedono tra il poliziotto e il rapinatore si crea un legame. Fino al giorno in cui Bodhi scopre che Utah è un poliziotto.
Kathryn Bigelow cerca in ogni suo film il 'punto di rottura'. Quel punto in cui separarsi dalle tradizioni hollywoodiane pur avendole cavalcate fino ad un istante prima, come le onde per i surfisti. In questo caso lo fa sia dal punto di vista linguistico che da quello narrativo. Grazie all'intesa con l'operatore Jim Muro può offrirci un piano sequenza 'impossibile' (per la tecnologia del tempo) che ci mostra l'ingresso di Utah nella sede dell'FBI e molto più avanti, rovesciando il tavolo dell'immaginario, una sequenza mozzafiato di inseguimento in cui raggiunge il massimo della frammentazione di montaggio. Il confronto degli opposti sta alla base della sua poetica e qui tocca forse il suo apice. Nulla di socialmente più lontano che Utah e Bodhi ma l'attrazione tra i due è forte. Le loro mani che si stringono mentre scendono in volo in caduta libera divengono segno di una possibile amicizia virile a cui fa da barriera la Legge. Uno la rispetta, l'altro la sfida costantemente. Ma i corpi di entrambi sfidano altre leggi non codificate dall'uomo. L'acqua nella sua dimensione più possente e simbolica (l'onda) apre e chiude Point Break e anch'essa finisce col racchiudere un segno di ambivalenza: è fonte di vita ma può al contempo portare la morte. Una morte che viene cercata e sfidata per tutta la durata del film. Una morte che i vampiri di Il buio si avvicina e la Megan di Blue Steel avevano sempre al fianco o dinanzi. Una morte che, per almeno uno dei protagonisti, può finire con il dare un senso alla vita.
Quattro rapinatori compiono le loro gesta con il volto coperto da maschere raffiguranti i volti degli ultimi quattro presidenti degli Stati Uniti. Un agente dell'Fbi e un suo giovane collega scoprono che i quattro sono esperti surfisti. Il più giovane si introduce nel gruppo dei presunti banditi, sino all'epilogo drammatico e sconcertante. Interessante film d'azione, diretto dalla regista K.Bigelow, che si era già messa in luce in Il buio si avvicina. Una storia di vampiri raccontata in modo diverso. Dopo il successo di Ghost, Swayze trova un personaggio che lo mantiene ad alta quota nel firmamento hollywoodiano.
Il film rappresenta e rispecchia fedelmente il periodo californiano del surf compreso tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90 in cui i surfisti diventano punk-rockettari e surfano con tavole cortissime onde altissime. La Bigelow è bravissima nel catturare con la telecamera la grandezza dell'oceano e la smisuratezza del cielo e di farne quasi un tutt'uno, nel sottolineare [...] Vai alla recensione »
Lo dice anche un personaggio del film, unica voce femminile in un mondo quasi tutto popolato di maschi. “C’è troppo testosterone qui.” Troppo non so, ma certo ce n’è molto. E c’è una storia strana e interessante all’incrocio tra molti generi - lo sportivo, il poliziesco, il ritratto di gruppo - insieme a una cinepresa maneggiata con una sapienza, un ritmo, una forza sorprendenti.