| Titolo originale | Marionetterna |
| Anno | 1980 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Germania, Svezia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Ingmar Bergman |
| Attori | Robert Atzorn, Christine Bucjegger, Heinz Bennent, Erwin Faber, Gaby Dohm Martin Benrath, Christine Buchegger, Rita Russek, Lola Muethel, Walter Schmidinger, Ruth Olafs, Karl-Heinz Pelser, Toni Berger, Doris Jensen. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,46 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 giugno 2023
Un uomo apparentemente benevolo uccide una prostituta. Si scoprirà che giorni prima aveva confidato al suo psichiatra di voler assassinare la moglie.
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CONSIGLIATO SÌ
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Peter Egerman è un uomo benvoluto da tutti, figlio di un'attrice molto nota, marito di Katarina, una donna conosciuta per la sua efficienza. Peter Egerman uccide una prostituta. Da questo momento il film si suddivide in capitoli di breve durata preceduti da una didascalia. Apprendiamo così che quattordici giorni prima dell'omicidio Peter aveva chiesto aiuto a uno psichiatra perché provava da due anni il desiderio di uccidere la consorte. Lo psichiatra ne parlerà con la donna cercando di avere un rapporto sessuale con lei che però lo respinge proprio perché sente il marito sempre dentro di sé. La scoperta della personalità di Peter si dipana su un percorso temporale che non si sviluppa in modo cronologicamente continuo.
Considerevoli problemi con il fisco svedese avevano spinto Bergman a un esilio produttivo che aveva trovato il suo porto d'approdo in Germania. Un mondo di marionette è l'ultimo film realizzato con attori tedeschi e successivo alla riconciliazione del regista con la propria patria.
Bergman ricordava: "Alcuni anni fa scrissi un soggetto non del tutto riuscito che s'intitolava 'Amore senza amanti'. Era diventato un panorama della vita in Germania occidentale, credo fosse pervaso dalla rabbia impotente del prigioniero, la cosa certa è che non era giusto. Da questo gigante morto di morte naturale tagliai una fetta di carne che divenne un film per la televisione con il titolo Un mondo di marionette Non piacque, ma è uno dei miei film migliori, opinione questa condivisa da pochi". Da un punto di vista estetico il film rappresenta una sorta di 'ribellione' al colore al quale vengono affidati solo l'apertura e la chiusura. Il ritrovato bianco e nero per Bergman sembra favorire una maggiore possibilità di lavorare sull'interiorità. Se la lettura psicoanalitica può risultare in materia la più facile da esercitare su un testo costruito come questo non va però dimenticato che al regista continua ad essere quasi connaturale l'indagine sulle dinamiche di ciò che definiamo amore coniugale. Come tante altre coppie bergmaniane Peter e Katarina vivono l'inferno di una relazione in cui il sentimento non riesce ad abbattere le mura dell'egoismo individuale. Il delitto che sta alla base dell'indagine acquisisce così una dimensione simbolica che diviene cartina al tornasole di tutte le paure del protagonista. Non a caso lo psichiatra, quando lo invita a ricoverarsi presso la sua clinica, gli dice: "Siamo fenomenali nell'annullare la personalità degli altri. Se non c'è l'Io non c'è paura".
Un giovane, ricco, brillante, con bella moglie e solida posizione, assassina, senza motivo apparente, una prostituta. Appunto perché manca il motivo, lo rinchiudono in un manicomio criminale. Qui si ritrovano il magistrato, lo psichiatra del giovane, la moglie, i conoscenti, a discutere sul perché di quel delitto gratuito. Ognuno porta una sua spiegazione. Ma ciascuna sembra vanificare quella precedente. Un Bergman abbastanza recente (1980) ma duro, tagliente, raggelato, come nei suoi film più disperati di trent'anni fa.
Inizio della polemica: perché la pervicace e perversa abitudine di modificare il titolo del film nella traduzione da lingua estera a italiano? Prendete delle filmografie e confrontate i titoli di grandi registi come Bergman, Truffaut, Hitchcock e potrete verificare lo scempio che è stato fatto in questo senso (domanda da porre ai produttori forse?).
L'imperscrutabilità dell'anima Un mondo di marionette (1981) è uno dei film a cui Ingmar Bergman è più affezionato. "Ho fatto brutti film che tuttavia mi stanno a cuore. Ne ho fatto di buoni che però, obiettivamente, mi lasciano indifferente. Altri ancora sono comicamente sottoposti ai miei mutamenti di atteggiamento nei loro riguardi… In ogni caso, sono abbastanza orgoglioso del mio Un mondo di marionette [...] Vai alla recensione »