Blackmail

Film 1929 | Poliziesco 95 min.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film Da vedere 1929 con Anny Ondra, John Longden, Sara Allgood, Charles Paton, Donald Calthrop, Cyril Ritchard. Cast completo Titolo originale: Blackmail. Genere Poliziesco - Gran Bretagna, 1929, durata 95 minuti. - MYmonetro 3,25 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Si tratta del primo film sonoro del maestro del brivido. Una giovane uccide, per legittima difesa, un pittore che vuole stuprarla. Un tipo losco la ri...

Consigliato sì!
3,25/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,25
CONSIGLIATO SÌ
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Recensione di Piero Di Domenico
Recensione di Piero Di Domenico

Nella Londra degli anni Venti, la giovane Alice White (l'attrice di origine polacca Anny Ondra, già interprete de L'isola del peccato) dopo aver litigato con il fidanzato poliziotto, accetta di farsi accompagnare dal pittore Tracy (Donald Calthrop) nel suo studio, ma quando questi, con il pretesto di volerla ritrarre, la aggredisce, lei lo accoltella. Un pregiudicato però assiste alla scena e recupera un guanto della ragazza con l'intenzione di ricattarla. Frank Webber (John Longden), fidanzato di Alice e detective di Scotland Yard, scopre ben presto la verità, ma fa in modo che gli indizi portino al ricattatore: questi, per sfuggire alla polizia, muore cadendo dal tetto del British Museum. Frank riesce appena in tempo a fermare Alice che, colta dai rimorsi, sta per confessare la sua colpa... Blackmail rappresenta un passaggio storico tra due epoche del cinema, tanto che di questo film esistono due versioni, una completamente muta, ed una sonorizzata (che è quella che proponiamo in questa edizione). Questo primo thriller sonoro diretto da Hitchcock incontrò numerosi problemi in fase di montaggio, con un finale non voluto dal regista ma preteso dalla produzione.

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a cura della redazione
lunedì 31 luglio 2006

Dopo un periodo - cinematograficamente parlando - non troppo buono, Hitchcock tornava con Blackmail a una storia e a un'ambientazione a lui più congeniali, così come era stato tre anni prima con The Lodger. Il soggetto era tratto dal dramma omonimo di un giovane scrittore inglese, Charles Bennett, che stava iniziando a riscuotere in quel periodo un grande successo: allestita a Londra nel febbraio 1928 (con Tallulah Bankhead, la futura interprete di Prigionieri dell'oceano, come protagonista), l'opera teatrale Blackmail fu ripresa l'anno successivo da diverse compagnie; sempre nel 1928 un altro dramma di Bennett, The Last Hour, fu accolto con grande entusiasmo. Il produttore della British International Pictures, John Maxwell, comprò i diritti di Blackmail pensando proprio a Hitch e il regista si mise di buon grado al lavoro. Non si sa quanto Bennett - destinato a collaborare in seguito con Hitch in diverse occasioni, con grande soddisfazione di entrambi - abbia contribuito alla sceneggiatura; non molto, sembra, anche se il suo nome compare nei credits. I dialoghi - cioè le didascalie della versione muta del film e i dialoghi veri e propri di quella sonora - furono curati da Benn W. Levy. Entro il febbraio del '29 la sceneggiatura era pronta e approvata e Hitchcock aveva già scelto il cast; Anny Ondra, la bionda, bella e brava interprete del film precedente di Hitch - L'isola del peccato - sarebbe stata anche qui la protagonista. Una curiosità: sul set lavorarono anche due futuri registi, gli inglesi Ronald Neame e Michael Powell, nel ruolo, rispettivamente, di assistente operatore e di fotografo di scena.
L'introduzione del sonoro (apparso a partire dal 1927) stava in quegli anni decretando - non senza drammi personali e collettivi - la fase della gloriosa epoca del cinema muto. Le case di produzione, gli studi e le sale cinematografiche cercavano con fatica di attrezzarsi per stare al passo coi tempi. Hitch non si fece mettere in crisi dalla novità, anzi. Se non il primo film sonoro inglese in assoluto, come sostengono alcune fonti, Blackmail fu comunque il primo importante, quello che "segnò un'epoca e impartì una lezione su come si poteva usare il nuovo e ancora pericoloso mezzo espressivo [...] (J. R. Taylor). Ma andiamo con ordine, anche se non è facile capire come esattamente andarono le cose, tanto più che Hitchcock fornì, nel corso degli anni, versioni differenti sull'accaduto.
Agli inizi del '29 la maggior parte dei cinematografi inglesi non era ancora attrezzata per proiettare film sonori; dunque, in un primo momento, i produttori decisero che Blackmail sarebbe stato muto. Successivamente Maxwell pensò che, inserendo dei dialoghi almeno nell'ultima bobina, il film avrebbe potuto avere una maggiore attrattiva; Hitch, tuttavia, si spinse ancora più in là. Senza dir nulla a nessuno aveva già girato il film in modo che molte scene potessero efficacemente prestarsi all'introduzione di dialoghi e di effetti sonori. Quando i produttori videro la prima versione di Blackmail convennero con il regista che valeva la pena di sonorizzarlo completamente, rigirando alcune scene (l'unica sequenza priva di dialoghi rimase la prima, quella dell'arresto del presunto malfattore fino alla sua incarcerazione). Secondo Spoto "un confronto attento della versione originale muta, ancora conservata negli archivi del British Film Institute, con quella sonorizzata, più conosciuta, rivela che Hitch rifece completamente solo poche scene, quelle con musica dal vivo ed effetti sonori": per esempio la scena in cui il pittore suona il piano e quella di Alice nella propria stanza, contrappuntata dal cinguettio dell'uccellino in gabbia. Rimaneva da risolvere il problema del forte accento straniero della Ondra: Hitch chiamò allora un'attrice inglese con il compito di "doppiare" in diretta la protagonista, che dal canto suo muoveva soltanto le labbra. Dopo una prima visione per la stampa alla fine del giugno 1929, Blackmail uscì nelle sale inglesi in novembre, riscuotendo un ottimo successo di critica e di pubblico, ancora maggiore di quello avuto a suo tempo da The Lodger. "Negli anni che seguirono Hitch ebbe ancora i suoi rovesci e i suoi periodi di magra, ma dopo Blackmail non ci fu più il pericolo che fosse ignorato o trascurato" (Taylor).
Temi, ambientazioni, soluzioni visive e sonore, montaggio, movimenti di macchina: in Blackmail vi è molto dell'Hitchcock futuro. Qualche esempio, dei più evidenti: l'inseguimento e l'arresto della sequenza iniziale, con movenze quasi documentaristiche che anticipano quelle del Ladro (e inquadrature simili a quelle del Caso Paradine o di Frenzy); l'introduzione del tema della donna colpevole, ripreso poi con varianti soprattutto negli anni americani (ad es.: Sabotaggio, Il caso Paradine, La donna che visse due volte, Marnie...); la scena dell'omicidio, con evidenti analogie con quelle di Sabotaggio e del Delitto perfetto; la drammatica fuga nel museo, con il volto gigantesco e impassibile della statua egiziana, che evoca il finale di Sabotatori e di Intrigo internazionale; la tentata confessione della colpevole, evitata da un agente innamorato come in Sabotaggio... Blackmail si snoda attraverso inseguimenti dal ritmo frenetico e inquadrature dove il tempo sembra essersi fermato (notevoli quelle di Alice subito dopo l'omicidio e poi nella sua stanza), fra immagini caratterizzate da rapidi o eccentrici movimenti di macchina (panoramiche, la gru che accompagna la salita di Alice e del pittore verso lo studio) e scene di una fissità quasi teatrale (nel negozio, nel tinello). Le ombre si addensano nelle stanze, sugli oggetti, sui volti delle persone: fanno sembrare gli agenti dei killer e disegnano baffi minacciosi sul viso fino allora rassicurante del pittore; alle immagini fanno da inquietante contrappunto suoni e voci. Il montaggio costruisce analogie fra il guanto di un vigile e il braccio del morto, fra l'urlo di Alice e quello della padrona di casa; oppure alterna l'inseguimento del ricattatore al volto tormentato di Alice in attesa. Sintassi e stile di Hitchcock sono in buona parte già tutti qui.
Ed è già qui, soprattutto, l"ambiguità" del regista, il suo giocare fra essere e apparire, fra innocenza e colpevolezza, fra realtà e finzione. Hitch finisce con lo spiazzare lo spettatore, sottraendogli ogni rassicurante punto di riferimento, impedendogli qualsiasi pacifica identificazione (come succederà altre volte: eclatante il caso di Psyco) e offrendo un finale solo apparentemente "lieto". Tutto il film si basa sui rapporti dei personaggi tra loro. Vittime e carnefici si danno il cambio di sequenza in sequenza: il carnefice diventa vittima, la vittima carnefice. In una stessa scena, a volte persino in una stessa inquadratura, le posizioni morali dei protagonisti oscillano (per esempio nel salotto di casa White) (Chabrol e Rohmer) Tutti sono colpevoli: l'arrestato della prima sequenza, Alice, il pittore, il ricattatore, il "tutore" della legge - che non esita a far ricadere la colpa su un altro pur di salvare la fidanzata -' lo spettatore, che accoglie coi sollievo sia pure misto a disagio, la morte del ricattatore. E tutti sono vittime: della violenza, della miseria o dei pregiudizi che spesso "regolano" i rapporti fra uomini e donne (Alice si comporta male nei confronti del fidanzato, fa la civetta ed è avventata, ma non per questo merita di essere violentata!). Può anche darsi che si riesca a sfuggire alla legge, ma forse non alla propria coscienza, come capisce Alice alla fine, imbattendosi ancora una volta nel dipinto del crudele buffone che sembra prendersi gioco di chiunque lo osservi

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Da una pièce teatrale di Charles Bennett, sceneggiata da A. Hitchcock. Fidanzata a un ispettore di Scotland Yard, Alice White uccide con un pugnale un pittore che nel suo atelier aveva cercato di violentarla. Un delinquentello, testimone del fatto, la ricatta; braccato dalla polizia, precipita e muore. Il fidanzato le impedisce di raccontare la verità alla polizia. Il caso è chiuso. Dopo una prima versione muta, fu in gran parte rigirato col sonoro e distribuito nel giugno 1929 con grande successo. 2 mesi dopo, quasi alla chetichella, circolò nelle sale non ancora equipaggiate anche la versione muta. Dura 10 minuti in meno, ma è più intensa, svelta e meglio equilibrata. Opera di incipiente maturità, thriller carico di libidine in cui Hitchcock sperimenta l'uso di suoni e rumori, ma non il parlato.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 20 maggio 2020
Onufrio

A metà fra muto e sonoro, e per questo sicuramente originale, Hitchcock espone le proprie potenzialità e lo fa attraverso un delitto che non ti aspetti, impostato però per lunghi tratti in toni commediali. Il film all'epoca ebbe un gran successo, con consenso di pubblico e critica, consacrando Hitchcock (il quale appare in una scena mentre un dispettoso bambino gioca col suo [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 marzo 2015
il befe

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