| Anno | 1987 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 127 minuti |
| Regia di | Ettore Scola |
| Attori | Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Ottavia Piccolo, Cecilia Dazzi Massimo Dapporto, Athina Cenci, Carlo Dapporto, Philippe Noiret, Alessandra Panelli, Monica Scattini, Sergio Castellitto, Renzo Palmer, Ricky Tognazzi, Barbara Scoppa, Andrea Occhipinti, Dagmar Lassander, Memè Perlini, Fabrizio Cerusico, Jo Champa, Giuseppe Cederna, Massimo Venturiello, Paola Agosti, Alberto Gimignani, Hania Kochansky, Jacques Peyrac, Andrea Livier Aronovich, Toni De Leo, Silvana De Santis, Alessandra Zoppi, Francesca Balletta, Raffaela Davi. |
| Tag | Da vedere 1987 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,64 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 27 giugno 2020
Storia di una famiglia, attraverso i ricordi di Carlo, professore di italiano in pensione. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, ha vinto 6 Nastri d'Argento, 7 candidature e vinto 6 David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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Roma. Quartiere Prati 1907-1987. Questo è l'arco temporale in cui si svolgono le vicende di una famiglia borghese narrate da Carlo. Si parte dal suo battesimo e si giunge sino alla festa per il suo ottantesimo compleanno. Si assiste alla sua crescita con il fratello Giulio, ai suoi studi al suo formarsi una famiglia, al diventare genitore e poi nonno.
Ettore Scola ci propone un film che non si limita a narrare fatti privati anche se praticamente non si esce mai dalle mura della casa che vede scorrere i decenni, passare persone, confrontare idee, nascere amori e contrasti. La famiglia di Carlo non può nascondersi al mondo né opporre più che tanto resistenza diretta a una società che cambia inesorabilmente. Scola però non vuole indicarci un'unica chiave di lettura e quindi si affida con consapevolezza alla complessità della vita dei singoli e di quel soggetto sociale, la famiglia appunto, che in Italia ha ancora un suo valore simbolico al di là delle trasformazioni socio economico culturali. Scola arriva a questo film dopo aver sperimentato la coralità di altre narrazioni (vedi La terrazza che può essere messo proficuamente in parallelo con La grande bellezza di Sorrentino per riflettere sul tempo che è passato e Ballando ballando. Qui si avvale di un cast ad altissimo livello che raccoglie il meglio delle generazioni che si sono avvicendate sul grande schermo per il cinema italiano ma non si limita a mettere in scena, quasi teatralmente, una sceneggiatura scritta con grande senso della narrazione insieme a Ruggero Maccari e Furio Scarpelli.
Le lunghe carrellate che scandiscono, con diverse durate e modalità, lo scorrere del tempo si connotano come un elemento linguistico-narrativo esemplare. Riescono allo stesso tempo a ricordarci come la famiglia di Carlo possa in fondo essere sempre diversa ma anche sempre uguale a se stessa quasi fosse impermeabile a quanto accade al di fuori. Ne esce un ritratto della nostra società vista 'da dentro', da una di quelle case in cui Gaber ci ricordava "non c'è niente di buono quando una porta si chiude dietro un uomo" e che Scola osserva con rigore ma anche, in fondo, con comprensione.
Storia di una famiglia, attraverso i ricordi di Carlo, professore di italiano in pensione, che nel corso dei decenni (dal 1906) nonostante gli eventi esterni e la rotazione di presenze sommesse nella sua casa ovattata, domina la vita trascorsa tra generazioni che si avvicendano con fedele continuità, in un clima di grande dignità umana. I personaggi sono disegnati mirabilmente, la moglie di Carlo, la comprensiva Beatrice, le zie zitelle, il fratello Giulio e Adriana, la cognata pianista di cui Carlo resta segretamente innamorato per tutta la vita. All'esterno della famiglia intanto scorre la storia.
Ottant'anni, dal 1906 al 1986, nella vita di una famiglia borghese di Roma residente in un appartamento del quartiere Prati. Carlo, un intellettuale di belle speranze, figlio del pittore Aristide, corteggia la giovane e graziosa Beatrice, che presto diventa sua moglie; l'uomo, però, è innamorato della sorella di Beatrice, l'affascinante pianista Adriana, alla quale lo lega una passione destinata a rimanere segreta.
Ettore Scola, uno dei maestri indiscussi del cinema italiano, nel 1987 ci ha regalato uno dei suoi migliori lavori con La famiglia, sceneggiato dallo stesso Scola insieme a Ruggero Maccari e Furio Scarpelli ed interpretato da un cast d'eccezione. Presentato al Festival di Cannes, La famiglia è in assoluto una delle pellicole italiane più apprezzate degli anni '80, oltre che uno dei ritratti più intensi e sinceri del secolo appena terminato. Il regista di C'eravamo tanto amati ed Una giornata particolare ha sempre dimostrato un'abilità unica nel raccontare la storia del nostro paese attraverso le vicende individuali e private di singoli personaggi; e anche in questo film, Scola dipinge un memorabile affresco dell'Italia del Novecento presentandoci ottant'anni nella vita di una tipica famiglia romana.
Questo gruppo di famiglia in un interno, costantemente sospeso fra lucidità e malinconia, assume così la funzione di una sorta di microcosmo capace di rispecchiare gli stati d'animo, gli ideali ed i cambiamenti di un'Italia ancora legata alle proprie tradizioni. Dagli inizi del Novecento, con una foto in bianco e nero scattata poco dopo la nascita del piccolo Carlo, agli anni del Fascismo e della guerra, passando per il boom economico degli anni '50 e '60, fino ad arrivare ad un'altra foto di gruppo scattata nel 1986, in occasione dell'ottantesimo compleanno dello stesso Carlo (uno straordinario Vittorio Gassman), un anziano professore di lettere in pensione circondato da parenti vecchi e nuovi, nel momento in cui si trova a tracciare un bilancio della propria esistenza.
Attorno al personaggio-cardine di Carlo (Andrea Occhipinti da giovane, Gassman da anziano) si sviluppano poi le storie degli altri membri della famiglia nel corso delle varie generazioni, rievocate in flashback dai ricordi del protagonista: il matrimonio con la placida Beatrice (Stefania Sandrelli), il difficile rapporto con il fratello Giulio (interpretato da Massimo e Carlo Dapporto) e la passione mai svelata per la cognata Adriana (Fanny Ardant), fidanzata con il francese Jean-Luc (Philippe Noiret); e poi ci sono le zie, i figli, i nipoti e i domestici, fra nascite, nozze e lutti. Il tutto vissuto solo ed esclusivamente all'interno delle pareti di un antico appartamento nel quartiere Prati, in un ambiente chiuso e circoscritto che diventa l'immobile scenario di una grande saga di famiglia, costituita da tanti piccoli eventi quotidiani narrati con uno stile dimesso e sorridente, ma non privo di una nota di disincanto e di una vena di nostalgia per il tempo che passa.
Mezzo secolo d'Italia dal fascismo fino gli anni '80 raccontato attraverso la vita di Carlo (Gassaman) e della sua famiglia. Non si esce mai dallo stesso appartamento, che qui simboleggia il nido come luogo d'origine e di ritorno, che negli anni sarà testimone del susseguirsi delle generazioni, dei mutamenti fisici e caratteriali dei personaggi e degli stravolgimenti che lo scorrere [...] Vai alla recensione »
Otto decenni. Dal 1906 al 1986. In una casa a Roma, nel quartiere di Prati. La vita, la storia di una famiglia. Ce la racconta, dal giorno del suo battesimo ad oggi un insegnante di italiano che, quando comincia a narrare, è vicino al nonno, come lui insegnante, e quando conclude è a sua volta circondato dai nipotini e dai figli. Pronti ad essere fissati in un gruppo fotografico non dissimile dalla [...] Vai alla recensione »