Anni felici

Film 2013 | Commedia, 100 min.

Regia di Daniele Luchetti. Un film con Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Angélique Cavallari, Benedetta Buccellato, Martina Gedeck. Cast completo Genere Commedia, - Italia, Francia, 2013, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 3 ottobre 2013 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,86 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 marzo 2014

Nell'anno del referendum sul divorzio, Guido e Serena sono una famiglia romana in preda al fervore dei tempi. Il film ha ottenuto 5 candidature ai Nastri d'Argento, 5 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Anni felici ha incassato 1,5 milioni di euro .

Anni felici è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
2,86/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,30
PUBBLICO 2,77
CONSIGLIATO SÌ
Un film solidamente convenzionale, saldamente narrativo ma anche un po' fragile.
Recensione di Dario Zonta
Recensione di Dario Zonta

Nell'anno del referendum sul divorzio, l'Italia di Daniele Luchetti è una famiglia romana in preda al fervore dei tempi tra aspirazioni artistiche d'avanguardia, comodità piccolo borghesi, istanze femministe e amore libero. Guido è un padre sui generis, pittore e scultore, elettosi rappresentante della nuova arte concettuale più per adesione alla moda del periodo che per un'autentica necessità artistica. Di giorno, nel suo laboratorio negli orti della Lungara, trasgredisce le convenzioni sociali modellando i corpi di ragazze accondiscendenti con i nuovi materiali imposti dall'avanguardia, di sera impartisce lezioni sul bello nell'arte dopo la rivoluzione concettuale ai due figli di dieci e cinque anni, Dario e Paolo. La moglie Serena, figlia benestante di solidi commercianti della piccola borghesia cittadina, è una donna semplice attraversata però da una profonda inquietudine che la porterà dall'amore devoto verso un marito libertino alla scoperta del femminismo come riscatto del sé e come esperienza di un sentimento amoroso diverso.
Quest'ultimo film di Luchetti aveva un titolo provvisorio, Storia mitica della mia famiglia capace di definire i margini di un'operazione biografica (storia della mia famiglia) trasfigurata dalla memoria di sentimenti sedimentati nel tempo (storia mitica). Nel corso della lavorazione, il gesto coraggioso della dichiarazione auto-biografica ha lasciato il passo a un titolo nostalgico, Anni felici, che suona come giudizio amaro per una storia famigliare contrastata che il regista, al tempo testimone bambino, avrebbe voluto cogliere in tutta la sua contradditoria vitalità.
In una delle prime inquadrature del film, affisso su di un muro, fa capolino un manifesto elettorale che recita così: "Le donne della famiglia Cervi dicono di NO". Dichiarazione misteriosa se non fosse il 1974, anno del referendum abrogativo della legge che quattro anni prima aveva istituito in Italia il divorzio. A dire NO sul quel manifesto è l'autorevolezza delle donne di una tristemente famosa famiglia anti-fascista i cui uomini (i sette fratelli Cervi) furono fucilati dai fascisti nel '43 (Irnes Cervi, moglie di Agostino, molto si spese per affermare i diritti delle donne). Questo piccolo dettaglio, sullo sfondo murale di un dialogo coniugale, definisce il contesto sociale della storia di una famiglia attraversata per quel che la riguarda dall'impeto dei tempi (divorzio, femminismo, arte concettuale, trasgressione matrimoniale, amore lesbico...), vissuto come di rimbalzo, attori involontari ed etero-diretti.
Gli Anni felici di Luchetti sono però anche gli "anni di piombo", quelli - per rimanere nel '74 - della strage a Piazzale della Loggia a Brescia (28 maggio), della bomba sull'Italicus (4 agosto) della crisi energetica e dell'austerità. Sorprende un po' che la Roma di Guido e Serena non risenta minimamente di quell'atmosfera, riportando invece una dimensione dinamica, una scena artistica vissuta ardentemente tra gallerie d'arte e triennali milanesi, molto colorata e trasgressiva, come voleva essere. Il motivo è presto detto: tutti gli eventi sono filtrati dalla memoria emotiva di un bambino di dieci anni, Dario (alter-ego del regista), figlio e testimone muto di quella stagione dalla quale ha voluto espungere il contesto politico per isolare quello famigliare e sociale (l'avvento del femminismo). Se volessimo considerare questo film come il terzo passaggio di un'ideale trilogia, vien facile dire che il racconto storico-politico si sia esaurito in Mio fratello è figlio unico, mentre quello sull'oggi da La nostra vita. Il terzo atto quindi si insinua in un'altra dimensione che non è più né storica né politica, ma potremmo dire emotiva e personale.
Ecco, allora che s'arriva a una novità, anche estetica, non indifferente per Luchetti. Sebbene Anni felici sia un film d'invenzione, la storia è quella della sua famiglia, ed il vero e il falso si intrecciano uniti dal filo rosso dei ricordi emozionali.
Ad avvalorare questa premessa è la scelta della voce-off: a "recitarla" è lo stesso Luchetti che impersona il personaggio di fantasia, il bambino Dario (suo alter-ego) che a distanza di anni racconta gli eventi del '74. Ecco che subentra nel cinema di Luchetti la "prima persona" nella formula, già scandagliata in letteratura dell'auto-fiction, anticipata dal Caro diario di Nanni Moretti, suo amico e maestro.
Luchetti è un regista dalla vocazione narrativa tradizionale, eppure ha saputo dimostrare soprattutto negli ultimi film una certa curiosità verso altri linguaggi ed esperienze cinematografiche. Ad esempio, l'idea dei dialoghi fuori fuoco, sporchi e sovrapposti, vicina al "cinema del reale" di Garrone, hanno influenzato l'estetica meno convenzionale di Mio fratello è figlio unico e La nostra vita. L'avvento della prima persona, l'uso dei filmini famigliari (anche se qui ricostruiti) in super 8, il discorso legato al femminismo, a noi hanno fatto pensare alle esperienze dell'altro cinema italiano, documentario e di montaggio. Chissà de Lucchetti l'ha in qualche modo assorbita.
A parte i riferimenti, involontari o meno, Anni felici si pone come un film solidamente convenzionale (forse un po' troppo) e saldamente narrativo, che molto s'appoggia sulla perfomance dei due attori protagonisti. Kim Rossi Stuart, com'è del suo metodo recitativo, trasforma in modo autoriale il personaggio nella somma delle sue complessità, dando spessore e corpo a una figura sulla carta fragile, tutta schiacciata da un'ossessione artistica fasulla e da un narcisismo quasi adolescenziale. Micaela Ramazzotti, istintiva e fisica, sembra affidarsi alla scrittura, un po' come il suo personaggio, scoprendo poi una profondità emotiva e un'istanza di genere impreviste.
C'è però qualcosa che non torna in Anni felici, anche se tutto sembra essere al suo posto. Non è facile capire cosa. Forse il fatto che Luchetti non è riuscito a prendere, anche legittimamente, la giusta distanza. È troppo dentro per vedersi da fuori. Forse anche lui è vittima a posteriori di un narcisismo represso, tant'è che il film chiosa con l'affermazione urlata del proprio Io. Dei suoi ultimi tre film, questo è forse il più fragile ma certo comunque autentico e onesto, anche solo per aver avuto il coraggio di ri-affermare che per lui il personale è politico.


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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 11 ottobre 2013
rita branca

  Anni felici, film (2013)  diDaniele Luchetti,  con Kim Rossi Stewart, Micaela Ramazzotti, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Martina Gedeck   Poetico film autobiografico, coinvolgente dalla prima all’ultima sequenza perché, attraverso la bella fotografia, colonna sonora, e narrazione sincera e mai affettata o sentimentale, e soprattutto magnifica, ammirevole [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 ottobre 2013
Daniele Frantellizzi

Gli eccessi dell’ambiziosa Italia degli anni ’70...i turbamenti sociali derivanti dall’avvento della legge sul divorzio a scuotere le solide architravi familiari,e dalla straripante dirompenza del femminismo...la smisurata voglia di trasgressione che si impossessa dell’Arte,alla ricerca di una sempre maggior provocazione nei confronti dei pudici e morigerati dogmi sociali.

venerdì 11 ottobre 2013
pressa catozzo

Lo ho visto e mi è piaciuto. Forse perchè mi ha portato indietro negli anni, ne avevo trenta. Come nel racconto eravamo pieni di idee pieni di aspettative ma molto ben confuse. Film onesto ma fragile come lo eravamo noi . Ancora oggi sento l'eco di genitori che dicono ai loro figlio....Ho fatto il 68 per poi ritrovarci come ci troviamo.

domenica 9 novembre 2014
Camarillo

Questo auspicava,con aria ispirata e folle,un acerbo Moretti nell'urgente e folgorante Ecce Bombo.Un film che distrugge i luoghi comuni nel momento stesso della loro creazione e prende di mira la feroce carica conservatrice insita in ogni rappresentazione autoassolutoria e autoreferenziale.Per farlo utilizza un sarcasmo impietoso e perfino crudele,a distruggere alla radice ogni tentazione autogiustificatori [...] Vai alla recensione »

domenica 9 novembre 2014
Camarillo

Questo auspicava,con aria ispirata e folle,un acerbo Moretti nell'urgente e folgorante Ecce Bombo.Un film che distrugge i luoghi comuni nel momento stesso della loro creazione e prende di mira la feroce carica conservatrice insita in ogni rappresentazione autoassolutoria e autoreferenziale.Per farlo utilizza un sarcasmo impietoso e perfino crudele,a distruggere alla radice ogni tentazione autogiustificatori [...] Vai alla recensione »

venerdì 14 febbraio 2014
gabriella

Alcuni famosi registi che hanno avuto un'infanzia difficile e tormentata, hanno trovato una via fuga attraverso il filtro di una macchina da presa, come è stato per Ingmar Bergman, la necessità di fare cinema come reazione emotiva a un disagio esistenziale, o come per Steven Spielberg che sentiva la necessità d'imprimere le sue paure e fantasticare.

venerdì 31 gennaio 2014
granvar

Ho sempre stimato Luchetti da uno dei primi film, Domani accadrà a I piccoli maestri passando per il bellissimo Il portaborse. Ma questa volta proprio ha sbagliato il film. Non riesco a capire perchè i toni devono essere sempre così sommessi, liti, tensioni, gente che piange e che urla, attori con la faccia da stitici cronici (vedi i vari Mastandrea e appunto Rossi-Stuart).

martedì 15 ottobre 2013
diomede917

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: ANNI FELICI Dopo Mio fratello è figlio unico e La nostra vita, Daniele Luchetti conclude la sua personale trilogia sulla famiglia italiana raccontando la famiglia che conosce meglio......la sua......firmando il suo film più intimo. Al centro della storia ci sono Guido e Sandra una coppia che vive il proprio amore in maniera  visce [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 ottobre 2013
lo stopper

Meta’ anni Settanta. Lui e’ un artista-scultore talentuoso, presuntuoso e squattrinato, che non disdegna contatti ravvicinati con le sue modelle preferite. Lei e’ la moglie gelosa, borghese, culturalmente meno aperta, che vorrebbe seguire il marito nel suo processo creativo, ma che si ritrova quasi sempre fuori tempo e fuori luogo. Hanno due figli maschi, e il piu’ grande, Dario, alle soglie dell’adoles [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 ottobre 2013
Flyanto

 Film in cui viene rappresentato, attraverso i ricordi e gli occhi del bambino più grande (lo stesso Lucchetti da piccolo), lo spaccato di  una famiglia romana negli anni '70 composta da un padre con aspirazioni artistiche, una madre casalinga borghese ed i loro due bambini. Tra sentimenti di affetto sincero e continui litigi tra i due genitori, l'infanzia dei due bimbi trascorre [...] Vai alla recensione »

sabato 12 ottobre 2013
muttley72

Per accontentare le volontà altrui (...e non è la prima volta) mi sono recato al cinema per vedere un film ("Anni felici") che non rientra nel genere da me preferito... La storia è presto detta... negli anni '70 (...di cui oggi alcuni hanno, per vari motivi, molta nostalgia) una famiglia (romana) è composta da uno "pseudo-artista d'avanguardia" (che odia l'arte "convenzionale", ovvero anche quella [...] Vai alla recensione »

sabato 5 ottobre 2013
bruno nasuti

è un film profondo che attraverso le vicende private di una famiglia propone una descrizione della deriva antropologica contemporanea.oggi si vive a tratti, cercando di riempire i propri vuoti cercando una serie infinita di soddisfazioni provvisorie (il localino,il sesso qua e là, l'hobby,il viaggio, il calcetto..).ebbene la conclusione del film tratteggia proprio questo stile di [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 ottobre 2013
pepito1948

“Chi è?” domanda lei al marito separato guardando la sua ultima opera, una gigantesca donna di creta sdraiata nel laboratorio; “La tua assenza” è la risposta. E’ la chiave di volta che troveranno Guido –fascinoso performer convertitosi con apparente convinzione alla nuova arte concettuale- e Serena -moglie borghese, restia alle trasformazioni culturali [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 ottobre 2013
Gabriele Marolda

Guido è un pittore-scultore che aderisce alla moda dell'arte concettuale e d’avanguardia in voga negli anni '70, più per sperimentare un modo apparentemente facile per avere successo che per intima convinzione. Serena è la moglie giovane e bella, tenuta lontana dal mondo lavorativo del suo uomo. Presto scopre il vero motivo della sua esclusione: l’attrazione [...] Vai alla recensione »

sabato 5 ottobre 2013
Alberto bognanni

Davvero una bella storia. Pennellata con i caldi colori di una pellicola ormai in via d'estinzione. La semplicità della trama fa da contraltare alla complessità dei sentimenti che ne fanno parte. Non è mai stato facile descrivere le difficoltà dell'amarsi senza farsi del male e senza poter mai rinunciare alla propria libertà.

venerdì 4 ottobre 2013
MAMMUT

E' proprio diverso dai film che siam abituati a vedere. si svolge tutto nell'anno 1974, prima-durante e dopo l'estate. Non era facile trovare vestiti, macchine d'epoca, telecamere e quant'altro. Non ho trovato difetti nel montaggio, anche gli interpreti, Rossi Stuart e la Ramazzotti veramente degni di un bel film italiano. Godibilissimo. Bravissimo Daniele Luchetti

domenica 6 ottobre 2013
francesto70

un film molto noioso, la storia non emoziona mai e sinceramente non è interessante.  La ramazzotti poco credibile, Kim rossi bravo ma il suo personaggio è piatto.

martedì 8 ottobre 2013
giorgio47

Non sono andato al cinema con l'intenzione di vedere un capolavoro ma nemmeno pensavo di uscire, oltre che deluso, irritato. Un film sciocco con personaggi al limite della parodia e che non rende assolutamente l'atmosfera di quegli anni anche se vuol essere l'ottica di un bambino. Una delusione!

domenica 6 ottobre 2013
no_data

Una famiglia che si sfascia con una moglie che si scopre lesbica, vissuta nei pesanti anni '70, perche' dovrebbe essere il soggetto di una commedia? Proprio non si capisce. Un volemose bbene a tutti i costi che pregiudica un film fin dalle fondamenta. Il film magari e' piacevole e si vede volentieri, ma quando si esce uno strano senso di superficialita' pressata nella mente non ci abbandona, di [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 ottobre 2013
katamovies

Mi ha lasciato così, con la spiacevole sensazione di aver buttato via i soldi.. La storia la sapete non c'è bisogno che ve la dico io. La pecca più grande è la scarsa credibilità dei personaggi, e non per gli attori (bravi) ma per la sceneggiatura. Il più irritante: il bambino di 11 anni - io narrante - che dice frasi tipo: "è un circolo vizioso" o fa scenate poco plausibili per un ragazzino.

sabato 5 ottobre 2013
Maurizio.Meres

Bellissimo film dove la cura dei particolari che ci riportano nei primi anni 70 sono perfetti in ogni dettaglio ,il bollo auto esposto sul parabrezza ,le scarpe ,i vestiti di Kim e Micaela ,le auto ,ma soprattutto l'atmosfera che si respirava in quel periodo fatta di voglia di fare e di genialità incomprese.La trama molto semplice in realtà nasconde tutte le idee di emancipazione e rinnovamento che [...] Vai alla recensione »

martedì 22 ottobre 2013
Rosalba22

Posso essere una voce fuori dal coro? Da Lucchetti mi aspettavo ben altro. I dialoghi sono un insieme di banalità disarmanti, infarciti di luoghi comuni che erano già tali negli anni '70 (quegli anni li ho vissuti, ero giovanissima ma me li ricordo molto bene), tutto il film è di una superficialità inattesa da un regista come lui. Ottimi gli attori, soprattutto i bambini, ma non basta a fare un bel [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 ottobre 2013
Daniela Romani

11-10-13 Daniela Romani Finalmente un film italiano che trionfa oltreoceano in modo più che meritato. E'un film che in maniera fluida analizza i dolori, i dubbi, i cambiamenti di una famiglia, considerando la diversità di ogni singolo personaggio e di come ciascuno influenzi e cambi l'altro per sempre. Superbo Kim Rossi Stuart.

giovedì 10 ottobre 2013
pressa catozzo

Capisco e non giustifico il veleno su questa opera da parte di spettatori che fanno la fila per emerite Ka .....gate americane. D'altronde se non hai vissuto quel periodo c'è poco da discutere. Avevamo tante idee, belle ma confuse. Film veritiero di un periodo che non c'è più e che mai tornerà. Bravo Lucchetti e mitico Kim.

sabato 26 ottobre 2013
stefano73

Italia anno 1974. Periodo raccontato dal figlio di Guido e Serena, lui artista alternativo e trasgressivo, lei moglie innamorata dell'artista ma non dell'arte. Film ben inserito nel contesto storico, culturale e sessuale. Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti bravissimi ! Tema complesso e vagamente efficace. Voto : 6

sabato 19 ottobre 2013
pier71

Quando un regista dichiara di aver affrontato i propri demoni del passato raccontando la sua famiglia, o è Fellini (che non l'ha mai detto!) o siamo davanti a un crollo. E così fu. Anni Felici è una fiction mediocre, con le parrucchette e le auto d'epoca lucidate ben bene per l'occasione. Eppure di solito Luchetti è un furbino, strano che abbia toppato così.&nb [...] Vai alla recensione »

martedì 15 ottobre 2013
stellab

una saga familiare di cui non te ne frega nulla. Esci e dici: e allora? I film è anche molto lento, Kim rossi stuart bravo, la ramazzotti sempre la stessa

mercoledì 16 agosto 2023
Simo79

Una delusione... contavo sugli attori ma lho trovato pesante e lento... senza una vera trama... surreale il loro rapporto e surreale e troppo calcato il xsonaggio di lui artista esaurito.. non credibile.. bocciato proprio... nonmi ha lasciato nulla... zero emozioni..peccato

lunedì 27 luglio 2020
CaLiSte

Forse semplice... ma azzeccato ed efficace nel portare il suo messaggio.Gli interpreti sempre molto bravi.La sceneggiatura, meno banale di quel che potrebbe apparire a un primo sguardo, regala alcuni momenti di una intensità straziante. Facile immedesimarsi...

giovedì 23 ottobre 2014
elgatoloco

Più che discutere sulla"bellezza"di certe inquadrature(Luchetti non è un"pivello", ha abbastanza esperienza e formazione tecnica per considerarsi un regista di un certo livello)preme segnalare, dal mio punto di vista, come questo tipo di cinema italiano, che non è il peggiore(da sottolineare comunque)non sappia essere espressione metaforica di nulla, dato che, [...] Vai alla recensione »

mercoledì 23 ottobre 2013
Alex99

Buon film. Kim è veramente in ruolo e assolutamente credibile in un film di rievocazione degli anni settanta, confusi, in progress (sia da un punto di vista artistico che politico), ma ancora pieni di speranza, di fiducia nell'avvenire e soprattutto di voglia di credere in qualcosa. Tutti i personaggi sono ben tratteggiati nelle loro caratteristiche psicologiche e perfettamente calati nel periodo storico. [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 ottobre 2013
linodig

Se voleva evocare la sua  biografia, liberissimo di farlo, daparte del regista. Ma non si venga a dire che era un 'operazione per narrare anche gli anni 70. Ci sono le infinite discussioni, il ruolo dell'arte e dell'artista, delle coppie e della gelosia dei figli e genitori, del femminismo e della sessualita. Ma affrontate di striscio, come se l'uregenza fosse un 'altra: [...] Vai alla recensione »

lunedì 7 ottobre 2013
ralphscott

Si esce dalla sala coinvolti,lasciandosi alle spalle storie di gente vera,comune. Le vicende della coppia fanno presa perché riguardano ogni spettatore,perché l'amore é banale ed unico allo stesso tempo,tanto da appassionare inevitabilmente quando é ben rappresentato. Lo stile del regista,con primi piani a profusione,silenzi e sguardi che raccontano quanto [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Indubbiamente erano anni felici. Peccato che nessuno di noi se ne fosse accorto".
Una frase di Dario (Samuel Garofalo)
dal film Anni felici
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alessandra Levantesi
La Stampa

È il capitolo conclusivo di un'ideale trilogia familiare, partita con Mio fratello è figlio unico e proseguita con La nostra vita, ed è il suo film più riuscito, più maturo. In Anni felici, Daniele Luchetti rievoca una cruciale stagione della sua infanzia, quando i genitori si divisero. Siamo nel 1974, l'anno del referendum sul divorzio, quando ancora andavano di moda i capelli lunghi, i pantaloni [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Al critico che ha recensito la sua mostra negativamente il protagonista - un giovane artista d'avanguardia anni Settanta - molla a un certo punto un sonoro schiaffone. Il gesto non dovrebbe ripetersi nella realtà a opera di Daniele Luchetti perché sarà difficile che il suo «Anni felici» si ritrovi a fronteggiare assalti livorosi: nel trasfigurare il racconto di alcuni anni della propria infanzia - [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
L'Espresso

Per lo più, la felicità abita il passato. Non la si vive, la si ricorda. Così capita al Dario (Samuel Garofalo) di "Anni felici" (Italia, 2013, 100'). Anzi, così gli capita quarant'anni dopo i fatti narrati da Daniele Luchetti e dai suoi cosceneggiatori Sandro Petraglia, Stefano Rulli e Caterina Venturini. Affidandosi alla voce fuori campo del Dario ormai cinquantenne, è lo stesso regista che torna [...] Vai alla recensione »

Cristina Piccino
Il Manifesto

Lo ha raccontato come un film quasi autobiografico, ispirato alla memoria sentimentale della sua infanzia, dove lui, Daniele Luchetti, è il ragazzino Dario, silenzioso e impacciato, innamorato della Super8 regalo ambito del compleanno, con cui trasformerà i filmini familiari in una pubblicità pagatissima per la Kodak. Il solo maschio capace di mettere insieme con successo arte e business in una linea [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Siamo a Roma nel 1974. Dyane, pantaloni scampanati, gonne inguardabili. Ma Guido e Serena sono belli e felici anche se non sanno di esserlo e fanno di tutto per non esserlo. Guido crede di essere un artista d'avanguardia fino a che la sua bohème - generosamente fatta anche di avventure con le modelle nude - non viene stoppata da due fatti. Un critico d'arte antipatico ma onesto che lo mette brutalmente [...] Vai alla recensione »

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