La crisi!

Un film di Coline Serreau. Con Vincent Lindon, Patrick Timsit, Maria Pacôme, Zabou Breitman, Yves Robert.
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Titolo originale La crise. Commedia, durata 95 min. - Francia 1992.
Consigliato assolutamente no!
n.d.
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Vincent Lindon
Vincent Lindon (61 anni) 15 Luglio 1959 Interpreta Victor
Patrick Timsit
Patrick Timsit (61 anni) 15 Luglio 1959 Interpreta Michou
Maria Pacôme
Maria Pacôme (97 anni) 18 Luglio 1923 Interpreta madre di Victor
Zabou Breitman
Zabou Breitman (61 anni) 30 Ottobre 1959 Interpreta Isabelle (per Zabou)
Yves Robert
Yves Robert 21 Giugno 1920 Interpreta padre di Victor
Annick Alane
È un'analisi della crisi dei personaggi ma anche un quadro non fazioso della situazione francese che potremmo anche trasferire in Italia. La situazion...
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Locandina La crisi!

È un'analisi della crisi dei personaggi ma anche un quadro non fazioso della situazione francese che potremmo anche trasferire in Italia. La situazione è solo apparentemente paradossale. Victor si alza un mattino e non trova la moglie. Poco dopo lei gli telefona e gli parla della sua decisione di lasciarlo. Accompagna alla stazione i figli per le vacanze e poi corre in ufficio. Pensando di sfogarsi raccontando tutto alla segretaria scopre che è stato licenziato. Va allora da un amico per parlargli ma lui lo sommerge coi suoi problemi. Incontra un tipo strano che gli si incolla addosso. Dopo una serie di incontri va a casa di sua madre e trova la moglie. Voleva metterlo alla prova. Dopo i successi di Tre uomini e una culla e Romuald e Juliette la Serrau mantiene un ottimo livello.

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Premi e nomination La crisi! MYmovies
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Le difficoltà ironiche e malinconiche della vita

giovedì 8 aprile 2010 di Dutchman

"La Crisi" diretta dal grande regista Coline Serrau, è una bellissima commedia romantica spiritosa e allo stesso tempo malinconica che si spinge sui problemi sociali, con una sceneggiatura scritta bene alla francese, in quanto molto bravi a fare questo genere di film. Victor (Vincent Lindon) di prefessione avvocato, si sveglia una mattina per scoprirsi abbandonato dalla moglie, tramite un messaggio con scritto che lo lascia per un'altro uomo. La sua giornata peggiora quando viene licenziato continua »

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Tra le migliori commedie francesi anni 90

venerdì 10 dicembre 2010 di Massimiliano Curzi

Coline Serreau a un livello di compattezza stilistica mai raggiunto: quando non eccede in retorica multiculturale (come le capita in "Romuald e Juliette", ad esempio), la regista francese rappresenta efficacemente tutte le contraddizioni della società attuale: frenesia esistenziale, disgregazione dei nuclei sociali, egoismo e competitività esasperata, senso dell'assurdo e inversione dei valori. Il film ha un ritmo disuguale, ma sarebbe stato artificioso generalizzare continua »

Il medico Christian Benedetti all'amico Vincent Lindon
Sai come funziona la medicina in Cina? Quattro volte all'anno tutta la famiglia va dal medico. E lui li cura. Vale a dire: cerca nelle persone in buona salute i punti deboli che potrebbero diventare poi delle malattie. Gli fa un po' di agopuntura, gli dà delle erbe, corregge la dieta, riequilibra l'organismo. Poi lo pagano e se ne vanno. Per loro questa è medicina: impedire che uno si ammali. Invece, se qualcuno si ammala, allora è il medico che va da lui per curarlo, e per quella visita non viene pagato. Perché non è medicina, per loro. Per loro curare la malattia quando c'è già è come mettersi a fabbricare armi subito dopo aver dichiarato guerra oppure scavare un pozzo quando si ha sete: bisognava pensarci prima. Perciò al medico cinese conviene che la gente stia bene, perché sono quelli che stanno bene che pagano: gli ammalati gli portano via tempo senza farlo guadagnare, e se ha troppi ammalati il medico va in rovina. E poi la gente dice: "Ha troppi ammalati, non è bravo, non ci andiamo". Qui è il contrario: più ammalati uno ha e più viene rispettato e più guadagna.
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Il medico Christian Benedetti all'amico Vincent Lindon
Sai come funziona la medicina in Cina? Quattro volte all'anno tutta la famiglia va dal medico. E lui li cura. Vale a dire: cerca nelle persone in buona salute i punti deboli che potrebbero diventare poi delle malattie. Gli fa un po' di agopuntura, gli dà delle erbe, corregge la dieta, riequilibra l'organismo. Poi lo pagano e se ne vanno. Per loro questa è medicina: impedire che uno si ammali. Invece, se qualcuno si ammala, allora è il medico che va da lui per curarlo, e per quella visita non viene pagato. Perché non è medicina, per loro. Per loro curare la malattia quando c'è già è come mettersi a fabbricare armi subito dopo aver dichiarato guerra oppure scavare un pozzo quando si ha sete: bisognava pensarci prima. Perciò al medico cinese conviene che la gente stia bene, perché sono quelli che stanno bene che pagano: gli ammalati gli portano via tempo senza farlo guadagnare, e se ha troppi ammalati il medico va in rovina. E poi la gente dice: "Ha troppi ammalati, non è bravo, non ci andiamo". Qui è il contrario: più ammalati uno ha e più viene rispettato e più guadagna.
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Il deputato socialista Didier Flamand e il proletario Patrick Timsit
E lei, Michou, che cosa ne pensa?
Oh be', penso che è molto più facile essere contro il razzismo quando si abita a Neuilly che quando si abita a Saint Denis, eh... Io per esempio sono di Saint Denis e be', sono razzista, e voi invece, voi vivete in questa casa e non siete razzisti per niente.
Francamente, Michou, lei si considera un razzista?
Ah sì, francamente sì, io con gli stranieri ci vivo insieme e non li posso soffrire. Non fanno niente, sono sporchi, ci fregano le macchine, gli danno pure le case prima che a noi, guadagnano più di noi con tutti i sussidi che hanno, eh... A scuola, i nostri figli non imparano niente perché il settanta per cento è di stranieri che non parlano una parola di francese. Ci rompono col loro chador e dovremmo pure pagare per costruirgli le moschee... Be', tutto ha un limite.
Ma insomma, che ne è del diritto alla diversità, della tolleranza, dell'ideale della Francia terra d'asilo?
Be', io non lo so che ne è, non ne so niente io...
Ma è orrendo essere razzista, è terribile, è immorale!
Ah be', sì, ma uno mica può cambiare.
Allora lei vota Le Pen?
Ah no, non posso votare, non ho fissa dimora. No, appunto, perché sono cinque anni che mio fratello ha chiesto un tre vani, ma siccome il figlio è morto non glielo danno e allora, perciò, mi trovo senza fissa dimora perché la moglie ha il cancro e dall'ospedale l'hanno rimandata a casa...
Sì, va be', Ma insomma, se lei votasse, voterebbe Le Pen?
Ma tutti gli arabi che conosco a Saint Denis stanno in cinque-sei vani... Sa, hanno molti bambini: per forza, loro fanno...
Quello che lei non capisce è che non sistemerà i suoi problemi personali, l'essere razzista.
Ah be', sì, ma quello che capisco è che tre quarti del pianeta stanno nella me**a, allora cercano di piazzarsi dove c'è meno me**a, cioè qui da noi, e poi, una volta qui, bisogna che qualcuno si stringa per fargli posto e farli sopravvivere, è ovvio...
Va be', appunto.
Ah sì, ma finora chi si è stretto per fargli posto sono quelli di Saint Denis, mica quelli di Neuilly.
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Altre frasi celebri del film La crisi! oppure Aggiungi una frase

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Davvero un bel risveglio per Victor (Vincent Lindon): scopre in pochi minuti di essere stato abbandonato dalla moglie e licenziato dal lavoro. Un mare di guai, non c’è che dire. Dopo aver “parcheggiato” i due figli dalla suocera, lo sfortunatissimo protagonista di La crisi! di Coline Serreau cerca invano conforto presso gli amici. Ma nessuno è disposto a dargli ascolto: la moglie isterica del medico omeopata è fuori di sé dopo che il marito ha lasciato la ben più redditizia medicina classica; non va meglio l’incontro con una famiglia di conoscenti, in cui si sono succeduti vorticosamente matrimoni, separazioni e divorzi; per non parlare dei genitori, in piena crisi coniugale (a cinquant’anni suonati la mamma ha appena deciso di andare a vivere con il suo maestro di yoga, più giovane di dieci anni). »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

O l’autore o gli spettatori: qualcuno deve pure avere il fiato grosso, alla fine, nel “mondo contiguo al mondo” che è il cinema. Quanto più un film ci giunge lieve agli occhi, tanto più è stato “faticato”: pensato, riscritto, smussato. Ci vuole mestiere testardo, per arrivare alla leggerezza, e ci vuole passione istintiva. Per sua e nostra fortuna, Coline Serreau - narratrice di commedie sempre più brava - ha l’una e l’altra. La crisi! riprende i toni di Tre uomini e una culla (1985) e di Romuald e Juliette (1989), fiabe metropolitane sorridenti e profonde, legate al tempo quotidiano e insieme attraversate dallo straordinario. »

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