| Titolo originale | Savages |
| Anno | 2012 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 131 minuti |
| Regia di | Oliver Stone |
| Attori | Blake Lively, Taylor Kitsch, Benicio Del Toro, Emile Hirsch, Salma Hayek, Aaron Taylor-Johnson John Travolta, Joel David Moore, Mia Maestro, Demián Bichir. |
| Uscita | giovedì 25 ottobre 2012 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,82 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 21 novembre 2012
Tre ragazzi coltivano in autonomia la miglior marijuana del sud California, destando, loro malgrado, l'interessamento di un brutale cartello messicano della droga, che li vorrebbe come soci in affari. In Italia al Box Office Le belve ha incassato 2,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ben e Chon sono due amici per la pelle che condividono tutto, dall’amore per la bella Ophelia – detta O - all’attività di coltivatori e spacciatori della miglior marijuana della California del Sud. È stato Chon, ex marine, a riportare i primi semi dall’Afghanistan, poi è venuto Ben, botanico e buddista, che ne ha fatto un prodotto sopraffino, buono per far dollari così come per alleviare il dolore dei malati terminali. La vita scorre dunque idilliaca per il fortunato trio e i loro amici, finché un brutale cartello di trafficanti messicani non decide di fare affari con loro, che lo vogliano o meno.
Non c’è dubbio che una delle cose che riescono meglio a Oliver Stone sia il ritratto di uno o più personaggi che s’invischiano in qualcosa di più grande di loro: solo laddove c’è una frontiera che altri non valicherebbero, sconsigliata e inopportuna, i suoi film vibrano più di altri; il coraggio, che all’inizio può essere tanto provocazione quanto reale ardimento, si fa a quel punto materia di vita o di morte e il film diventa una strada da percorrere fino in fondo, piena di svolte imprevedibili e dissestata quanto basta per tenere alta l’adrenalina. Tutti ingredienti che non mancano certo a Le belve , ambientato a cavallo della frontiera delle frontiere, e che ne fanno uno spettacolo cinematografico assolutamente efficace, complice l’estetica acida che lo permea da cima a fondo e, pur con qualche eccesso di maniera, ben racconta il clima da paradiso perduto e da avventura folle e schizzata.
C’è, però, anche un ma. Se da un lato, infatti, il regista insiste sul contrasto tra la leggerezza di una fazione e la ferocia dell’altra, tra il sole a picco sulla terrazza da sogno, da una parte, e il buio delle cantine delle torture, dall’altra, il titolo raccoglie sotto il suo ombrello sia gli uni che gli altri, il giudizio è programmaticamente bandito (perché in fondo siamo tutti dei dannati, chi più e chi meno, e il peggiore è probabilmente chi sta nel mezzo, come il personaggio di Travolta) e di questo passo il discorso di Stone finisce per farsi confuso e spesso ambiguo. Come ambiguo, al limite della truffa ai danni dello spettatore, è l’espediente del raddoppiamento finale, che accettiamo solo e soltanto perché le parole iniziali di Ophelia sono pensate per fungere da avvertimento.
Come non accadeva nel suo cinema da un po’ di tempo a questa parte, inoltre, la violenza di Savages è massima, oltre che sfortunatamente plausibile, cosa che lo allontana dall’essere un prodotto per tutti i gusti ma lo riporta ad un cinema probabilmente più consono alle migliori potenzialità di Oliver Stone. Un cinema duro, di bravi interpreti, dentro ruoli di non comune sfaccettatura.
L'ultimo film di Oliver Stone ("Savages", tradotto con il titolo bruttino "Le belve") è pieno di difetti, ma è un'opera trascinante, che incatena l'attenzione dello spettatore. Iniziamo dai difetti, dagli squilibri. La contrapposizione tra una California descritta come un patinato paradiso in terra e un Messico feroce e primitivo, in balia dei cartelli della droga, è decisamente manichea e abbastanza [...] Vai alla recensione »
Quando qualcuno scriverà una storia del cinema americano letta attraverso i corpi degli attori non potrà fare a meno di dedicare un intero capitolo a Salma Hayek e al modo manageriale in cui ha sfruttato il proprio fisico, passando dalla canonica esposizione, fino alla metamorfosi per un Oscar e poi al suo oscuramento per diventare madre sullo schermo e produttrice in tailleur nella vita. "Lei è una vera ed autentica lottatrice" ha detto Oliver Stone, arrivato a Roma con l'attrice messicana per promuovere Le belve, di contro lei ha poi definito il regista "Un uomo che dirige film con il piglio [...]
È molto divertente l'ultimo film di Stone, il regista più imprevedibile e schizzato di Hollywood: «Le belve» riporta, infatti, alle atmosfere di «Assassini nati» e «U-Turn» in un incessante tourbillon di avventure sanguinarie e amorali. Non si tratta di un film importante perché la dose di risaputo manierismo «maledetto», gasato dalla solita onnipresenza del cartello della droga e dei poliziotti corrotti, [...] Vai alla recensione »