Achille e la tartaruga

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Un film di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Kanako Higuchi, Yûrei Yanagi, Kumiko Aso Titolo originale Akiresu to kame. Commedia, durata 119 min. - Giappone 2008. - Ripley's Film MYMONETRO Achille e la tartaruga * * * - - valutazione media: 3,14 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,14/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critica * * 1/2 - -
 pubblico * * * 1/2 -
Trailer Achille e la tartaruga
Il film: Achille e la tartaruga
Anno produzione: 2008
Figlio di un ricco industriale e collezionista d'arte, Machisu sogna di diventare famoso come pittore. Grazie alla sua passione riesce ad affrontare i drammi della vita con sguardo distaccato.
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primo piano
Un racconto crudele dell'arte che chiude la trilogia di Kitano
Tirza Bonifazi     * * * - -

Il signor Kuramoshi è un ricco industriale appassionato d'arte che ama circondarsi di artisti. Suo figlio Machisu ha una passione per tele e colori e sogna di fare il pittore. In seguito al fallimento e alla perdita di tutti i suoi beni, Kuramoshi si toglie la vita e il bambino viene affidato a uno zio brontolone e poco comprensivo che si sbarazza di lui mandandolo in orfanotrofio. Crescendo Machisu continua a dedicarsi alla pittura deciso ad affermarsi, ma viene di volta in volta criticato e "rimandato" da un gallerista pieno di sé.
Con Achille e la tartaruga Kitano chiude la trilogia iniziata nel 2005 con Takeshis' e proseguita con Glory To the Filmmaker!, presentato alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso anno. Se nel primo capitolo il regista nipponico aveva rappresentato il conflitto tra il sé privato e quello pubblico, e nel secondo si era interrogato su quale genere cinematografico intraprendere al fine di ottenere credito, in questo terzo e conclusivo episodio smette di vedere il successo come qualcosa da agognare e perseguire. Attraverso la figura di Machisu, un pittore che sacrifica il talento naturale per cercare di compiacere il critico (e dunque il pubblico) finendo per perdere la freschezza e l'estro, Kitano tenta di dare il giusto peso al successo.
Achille e la tartaruga è un racconto crudele dell'arte, come spiega l'autore, una parabola dell'artista "maledetto". Per il protagonista, che nella terza parte del film è interpretato dallo stesso Kitano, la pittura è una dipendenza e come tale può prescindere dalla fama e dalla credibilità. Inoltre, grazie a questa passione, Machisu riesce ad affrontare le situazioni dolorose che la vita gli pone - la morte del padre e della matrigna, la perdita di ogni ricchezza, l'accoglienza gelida e anaffettiva dello zio - con lo sguardo distaccato, come se gli eventi fossero semplicemente qualcosa da rappresentare su tela. È, ancora, la pittura che lo porta in età adulta a trovare la donna che gli rimane al fianco nonostante le "bocciature" e che alimenta la sua creatività dandogli piena fiducia. Passando dalle vicende drammatiche a momenti di ilare leggerezza, come se fossero spennellate di colore su una tela scura, il regista di Tokyo trova nella storia lineare di un pittore fallito (come artista ma non come uomo), il modo di far raggiungere la tartaruga da Achille.

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Un' allegoria sulla crudeltà dell'arte

domenica 4 luglio 2010 di Paola Di Giuseppe

Il paradosso di Zenone in stile anime dà inizio al film:Achille non può superare la tartaruga partita prima,le contraddizioni logiche nel tentativo di spiegare la presenza del movimento nella realtà portano la ragione a rifiutare l'esperienza sensibile e affermare che la realtà è immobile. Su questa premessa Kitano dà il via ad una storia,un falso biopic,una vera allegoria in quattro parti,che parla di Machisu,il piccolo che sognava di fare il pittore e,divenuto vecchio,capisce che l’arte non esiste. continua »

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Takeshi e il gambero

domenica 12 gennaio 2014 di Francesco2

Banalizzo il titolo del film, sicuramente molto più profondo (Lo fosse anche il film stesso!), per esemplificare la piega (Relativamente) discutibile che ha preso l'autore di "Han-bi". Già "Takeshi's" non prometteva nulla di buonissimo: forse non bisognerebbe mai fidarsi degli artisti quando dicono, in maniera -Relativamente- implicita, che si ripromettono di fare la "Summa " di loro stessi. E Kitano artista lo è in più di un senso: penso che quasi tutti sappiamo come sia anche un disegnatore, cosa continua »

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Inseguire "la tartaruga" con ostinazione

venerdì 14 gennaio 2011 di Luca Scialò

Il signor Kuramoshi è un ricco proprietario di un'industria tessile con la passione per la pittura, al punto da essere anche facilmente raggirato da venditori improvvisati. La sua non accurata passione ha però trasmesso nel figlio Machisu la voglia di disegnare, anche a scuola durante le lezioni. Il bambino dipinge di tutto, incurante di tutto e tutti. Un giorno però, data l'estinzione dei bruchi da cui la fabbrica traeva il tessuto, Kuramoshi è costretto a dismettere continua »

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DVD | Achille e la tartaruga

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Prezzo: 4,79 €
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Tra Achille e la tartaruga vince Takeshi

di Roberta Ronconi Liberazione

Anche Kitano, un po' come i Coen di ieri, in questa 65ma Mostra sembra aver finalmente trovato la strada. E anche lui, come i fratelli americani, viene a Venezia per chiudere una trilogia, quella dedicata all'"autodistruzione dell'artista", con "Achille e la tartaruga". Il paradosso di Zenone ha ovviamente ancora una volta per protagonista Beat Takeshi, in versione biondiccia come ai tempi del primo capitolo autodistruttivo "Takeshi's". All'inizio invero lo vediamo bambino, figlio di un ricco finanziere che lo vorrebbe pittore e lo stimola a produrre arte sin dalla culla. »

Chi va piano, va sano e va Kitano

di Luca Mastrantonio Il Riformista

Cinema e arte in un mix spietato. Colorato e crudele, patetico e umoristico. In un certo senso Achille e la Tartaruga di Takeshi Kitano, film in concorso proiettato ieri per la stampa, sembra il manifesto di questa edizione della mostra di Venezia. Nelle parole del direttore Muller, nella formazione pittorica di Wenders, presidente della giuria - dove c’è il primo video-artista Douglas Gordon - dovrebbe fondere sempre di più generi e sezioni, abbattere paratie tra le arti e le tecniche. Tutto giusto, peccato che il punto è sempre quanto sia valido il risultato estetico raggiunto e quanto appropriati i linguaggi artistici scelti. »

di Roberto Silvestri Il Manifesto

Takeshi Kitano in Achille e la tartaruga, terza parte di una virtuale autobiografia artistica, glorifica e nello stesso tempo prende in giro, come fosse Tim Burton alle prese con Ed Wood jr., il suo stesso lavoro estetico, la vocazione sperimentale, la follia romantica e vangoghiana di creare e vivere in altri mondi. Racconta tutto questo attraverso l'esistenza drammaticissima di un alter ego, un pittore, forse per sbaglio, forse senza talento, «ma condannato a esprimersi». E la sua magnifica ossessione, fin da cucciolo, per il disegno, i colori, la ricerca della verità della visione, il fascino pericoloso delle forme, la voglia di creare il proprio percorso, per quanto errato sia, indifferente al successo critico o di pubblicoe a qualunque valore etico codificato. »

Kitano, quando l'arte diventa ossessione

di Valerio Caprara Il Mattino

L'arte - in tutte le sue appassionanti e contraddittorie varianti - scruta se stessa. È questo in linea di massima il tema della giornata n°2 della Mostra, caratterizzata come promesso da un recupero in controtendenza (chi vuol intendere intenda dalle parti del Festival di Roma) del versante cinéfilo/filologico. Purtroppo il pezzo forte del programma ha fatto cilecca, anche se i tanti fan locali del sessantunenne regista nipponico Takeshi Kitano non mancheranno di far sentire il loro appoggio al maestro: «Akires to kame» («Achille e la tartaruga»), ovvero la terza tappa del conclamato percorso verso un «suicidio artistico» (in concorso), ci è sembrato un film stanco e ripetitivo, banale e noioso nonostante le fatidiche piroette dell'autore-interprete e forse rilevatore dell'esaurimento del suo ardito e bislacco taglio creativo. »

Achille e la tartaruga | Indice

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