La classe operaia va in paradiso

Film 1972 | Drammatico +16 125 min.

Anno1972
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Durata125 minuti
Regia diElio Petri
AttoriGian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone Gino Pernice, Donato Castellaneta, Ezio Marano, Carla Mancini, Renata Zamengo, Guerrino Crivello.
TagDa vedere 1972
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,31 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Elio Petri. Un film Da vedere 1972 con Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 1972, durata 125 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,31 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 7 aprile 2020

Lulù è un metalmeccanico così veloce nel lavoro che il padrone esige dagli altri lo stesso ritmo. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office La classe operaia va in paradiso ha incassato 2,5 mila euro .

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Consigliato sì!
3,31/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,13
CONSIGLIATO SÌ
Straordinaria fotografia di una realtà in cui l'alienazione costituisce l'elemento dominante.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 7 aprile 2020
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 7 aprile 2020

L'operaio Lulù Massa, 31 anni, nella fabbrica è il cottimista su cui tutti debbono basare i tempi di produzione. Per il suo stakanovismo è osteggiato dai compagni di lavoro ed amato dai dirigenti. Fino a quando non perde un dito nella macchina a cui è addetto e il suo modo di guardare al mondo della produzione muta radicalmente, al punto di diventare un simbolo delle lotte operaie.

1972. Al Festival di Cannes la Palma d'Oro viene assegnata ex aequo a Il caso Mattei di Francesco Rosi e a La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri. Entrambi i film hanno come attore protagonista, in due ruoli distanti anni luce l'uno dall'altro, Gian Maria Volonté.

Il quale, in un breve arco temporale, era stato il protagonista di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e Vanzetti in Sacco e Vanzetti. Se non ci fossero altri motivi (e ce ne sono) per ri/visitare questo film la sua interpretazione (anch'essa premiata a Cannes) sarebbe più che sufficiente. Non solo per la mimetica immedesimazione nel personaggio ma anche e soprattutto per la pietas (nel senso più alto del termine) nei confronti della sua condizione socio-culturale che intride ogni suo gesto ed espressione.

Collocato negli anni più caldi delle lotte operaie e costruito sulla base di incontri con i lavoratori (in particolare i cottimisti) il film finì con il dispiacere a tutti quelli (ed erano tanti) che indossavano gli occhiali dell'ideologia. Per ovvi motivi non poteva piacere alle destre e per meno ovvi motivi (se si fossero dati la briga di guardare in profondità avrebbero espresso valutazioni diverse) alle sinistre. A quella sindacale perché rappresentata come troppo timorosa e a quella extraparlamentare e studentesca perché vista come velleitaria.

Di fatto Elio Petri e il suo sceneggiatore Ugo Pirro stavano fotografando una realtà in cui l'alienazione costituiva l'elemento dominante. Non solo l'ultima sequenza ma tutto il film, a partire dalla descrizione della fisiologia umana come una catena di montaggio nella sequenza di apertura, sono al servizio di questa descrizione. Non è un caso che ci sia dato di assistere a uno dei rapporti sessuali più 'tristi' dell'intera cinematografia e che il personaggio del 'matto' Militina, interpretato da uno straordinario Salvo Randone, assuma un valore simbolico.

Mariangela Melato è la compagna parrucchiera costantemente in bilico tra la tenerezza e il contrasto nei confronti di un uomo a cui il cottimo ha spento anche la virilità. La classe operaia di Petri può sognare di andare in Paradiso perché un inferno (quasi sartriano) lo ha già sperimentato.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Lulù Massa è un operaio milanese che, grazie ai suoi ritmi frenetici alla catena di montaggio, è uno stakanovista del lavoro a cottimo. Tutto cambia improvvisamente quando Lulù rimane vittima di un infortunio e perde un dito della mano: da quel momento, l'uomo ha un crollo di nervi e decide di schierarsi contro i padroni della fabbrica, mentre il sindacato proclama uno sciopero di tutti gli operai.
Il regista Elio Petri, reduce dal successo di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, torna a dirigere per la terza volta Gian Maria Volonté in questa graffiante commedia satirica, La classe operaia va in paradiso, firmata dallo stesso Petri insieme al suo fedele co-sceneggiatore Ugo Pirro. Premiata con la Palma d'Oro come miglior film al Festival di Cannes del 1972, La classe operaia va in paradiso è stata in assoluto una delle prime pellicole italiane ambientate all'interno di una fabbrica ed incentrate sulla condizione operaia nel nostro paese; Petri, difatti, pone sotto la lente d'ingrandimento gli ambigui rapporti di potere fra la classe operaia, il padronato ed i sindacati, nel pieno degli anni delle contestazioni e degli scioperi.
Protagonista del film è Lulù Massa (Volonté), operaio in una fabbrica del Settentrione, che lavora come un matto per otto ore al giorno ad una catena di montaggio per segnare i tempi di produzione più alti del cottimo e cullarsi così nell'illusione di una falsa felicità, che si esprime attraverso i classici simboli del benessere borghese (il televisore, l'automobile ed i vari beni di consumo). Lulù, in pratica, rappresenta un tipico esempio dell'alienazione della società contemporanea: distante dai problemi della propria categoria, l'uomo conduce una misera esistenza privata, mantenendo due famiglie, e sembra incapace di soddisfare la sua compagna Lidia (Mariangela Melato). La situazione esplode all'improvviso quando, in seguito ad un incidente, Lulù perde un dito e prende finalmente coscienza del proprio ruolo di operaio-robot, succube dei disumani ritmi di lavoro della fabbrica, decidendo di ribellarsi a chi l'ha sfruttato per tanto tempo.
Attraverso le turbolente vicissitudini di Lulù, la pellicola di Petri si propone come un ironico ritratto della classe operaia nell'Italia del dopo-Boom e del disagio dell'individuo, oppresso da una strisciante disperazione quotidiana. Sebbene la commistione fra lucidità e grottesco non risulti sempre perfettamente bilanciata, l'opera ha i suoi maggiori punti di forza nell'originalità dello stile narrativo e nella bravura degli interpreti, con un istrionico Gian Maria Volonté ed un'eccellente Mariangela Melato, oltre che nell'efficace accompagnamento musicale di Ennio Morricone. Amarissimo l'epilogo del film, con Lulù che, reintegrato nella catena di montaggio, si mette a farneticare su un fantomatico muro oltre il quale si trova il paradiso, mentre le sue parole sconnesse si perdono fra i rumori della fabbrica.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 14 ottobre 2011
Gianni Lucini

Nome cognome e provenienza? «Massa Ludovico, detto Lulù, Lombardia, quasi svizzera....» Così si presenta ai due giovani meridionali cui dovrebbe insegnare il lavoro Lulù, il protagonista del viaggio cinematografico di Elio Petri nel tunnel dell’alienazione e delle lotte dei primi anni Settanta per migliorare la condizione operaia.

Frasi
Un pezzo, un c**o…
Una frase di Lulu' Massa (Gian Maria Volonté)
dal film La classe operaia va in paradiso - a cura di Fabrizio
winner
gran premio al miglior film
Festival di Cannes
1972
winner
miglior attrice
Nastri d'Argento
1972
winner
miglior attore non protag.
Nastri d'Argento
1972
winner
miglior attrice
David di Donatello
1972
winner
miglior produzione
David di Donatello
1972
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