| Anno | 2007 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Carlo Vanzina |
| Attori | Diego Abatantuono, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Dino Abbrescia, Andrea Osvárt Stefano Chiodaroli, Jonathan Kashanian, Antonello Costa, Nini Salerno, Ugo Conti, Anna Maria Barbera, Massimo Ceccherini, Michele Placido, Biagio Izzo, Alessandro Paci, Stefano Fregni. |
| Uscita | venerdì 26 ottobre 2007 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 1,99 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 settembre 2015
Dopo una tremenda crisi energetica dovuta all'esaurimento delle scorte petrolifere, il mondo è piombato in una sorta di cupo Medioevo. In Italia un gruppo di avventurosi patrioti intraprende un viaggio picaresco dalla Sicilia alle Alpi. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office 2061 - Un anno eccezionale ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 1,8 milioni di euro e 744 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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2061: dopo una tremenda crisi energetica dovuta all'esaurimento delle scorte petrolifere, il mondo è piombato in una sorta di cupo Medioevo. L'Italia è un paese diviso, multietnico, quasi pre-risorgimentale: al nord è nata la Repubblica Longobarda difesa da un muro altissimo; nella Repubblica Popolare di Falce e Mortadella spopolano le balere; la Toscana è tornata ad essere un Granducato dove le fazioni dei Della Valle e dei Cecchi Gori lottano per il potere; al centro è rinato lo Stato Pontificio, un regime integralista dove domina l'Inquisizione; al sud regna il Sultanato delle Due Sicilie, dove le temperature oscillano tra i 32 e i 54 gradi e il maiale costa 1200 dinari al chilo al mercato nero. Da qui, un gruppo d'avventurosi patrioti capitanati dal "Professore" (Diego Abatantuono) intraprende un viaggio grottesco con lo scopo, 200 anni dopo, di rifare l'Italia.
Carlo Vanzina firma la regia di un film che s'ispira molto liberamente all'Armata Brancaleone e alle sue atmosfere picaresche, in cui la truppa scalcagnata e volgare di Abatantuono dovrebbe essere una versione postmoderna dell'esercito di Monicelli. Ahimé, però, il paragone, indubbiamente voluto e che riecheggia anche nella citazione delle colonne sonore e nel rifacimento di alcuni tormentoni (tra cui un mulo chiamato Aquilante), non regge nemmeno per i primi cinque minuti d'introduzione.
Poteva essere un buon film comico sulla cialtroneria del nostro Paese, che rischia di spaccarsi per colpa dei regionalismi, degli egoismi e della miopia, ma invece di lanciare un grido d'allarme la sceneggiatura, pur con retorici intenti unificatori, cade nel continuo ed eccessivo grottesco delle caricature troppo calcate, dei dialetti usati solo per suscitare risate, dello humor gratuito e delle battute fin troppo scontate.
A nulla vale nemmeno il ritorno al passato di Abatantuono, che si crogiola incensandosi da solo, citando le proprie gag di vecchi film e richiamando più e più volte Attila: il doppiaggio stesso eseguito dagli attori sulle proprie scene lascia a desiderare e la pellicola risulta soporifera già dopo la prima mezz'ora di visione e chiude con un triste ed ennesimo richiamo al "Flagello di Dio".
Altrettanto gratuite e fuori luogo le chiamate in causa di amici e colleghi, quali Verdone e la Ferilli, mentre si rivelano, invece, pesanti e ridondanti le svariate pubblicità di marchi, imperanti e al centro delle inquadrature, delle case che hanno sponsorizzato la produzione. La prima arriva a meno di due minuti dall'inizio del film, quando ancora scorrono i titoli di testa...
Non regge sicuramente il paragone tra il cameo di Michele Placido, nel ruolo del Cardinale Bonifacio, con Jonathan, meglio noto per il Grande Fratello, che nella parte di Pride si propone come un Jack Sparrow poco felice.
Fortunatamente, il cinema italiano ha anche altre facce.
Mediocre e dico poco. Peccato poteva essere carino perchè l'idea è buona e il cast pure metirebbe di più. Davvero scadente sotto ogni punto di vista compreso quello interpretativo di Abatantuono che avrebbe dovuto essere iil traino invece è una palla al piede con quel suo modo di reinterpretare il "terruncello" che l'ha reso celebre negli anni '80 senza [...] Vai alla recensione »
L'idea è notevole. Un mischione tra Attila, L'armata Brancaleone, i post-atomici fulciani e i film papalini di Gigi Magni. Il tutto per raccontare come nel 2061 l'Italia sia divisa in quattro parti, il sud in mano all'Islam, il centro in mano al Papa, la Toscana sprofondata in una guerra civile tra i casati dei Della Valle e dei Cecchi Gori, l'Emilia terra rossa sotto il simbolo di falce e mortadella, [...] Vai alla recensione »