Carnet di ballo

Un film di Julien Duvivier. Con Fernandel, Louis Jouvet, Pierre Blanchar, Harry Baur, Marie Bell.
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Titolo originale Un carnet de bal. Drammatico, b/n durata 132 min. - Francia 1937.
Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Fernandel
Fernandel 8 Maggio 1903 Interpreta Fabien Coutissol
Louis Jouvet
Louis Jouvet 24 Dicembre 1887 Interpreta Pierre Verdier
Pierre Blanchar
Pierre Blanchar 30 Giugno 1892 Interpreta Thierry
Harry Baur
Harry Baur 12 Aprile 1880 Interpreta Alain Regnault
Marie Bell
Marie Bell 23 Dicembre 1900 Interpreta Christine Surgere
Raimu
Raimu 18 Dicembre 1883 Interpreta François Patusset
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Ricordando il suo primo ballo in società vent'anni prima, una vedova va a cercare, seguendo i nomi segnati sul carnet di ballo, i vecchi corteggiatori: ogni incontro è una delusione, perché gli ideali della giovinezza in tutti si sono spenti. Non le resterà che adottare l'orfano del suo ultimo innamorato.

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Premi e nomination Carnet di ballo MYmovies
Premi e nomination Carnet di ballo

premi
nomination
Festival di Venezia
1
0
Marie Beli e Pierre-Richard Willm
Siete sempre poeta?
Credo d'esserlo diventato. Sì, una cosa me lo fa credere: il fatto che non scrivo più versi.
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La vedova Marie Bell tira le somme sulla vita con l'ex spasimante Pierre-Richard Willm
Ho sofferto, ho vissuto, ho finalmente compreso.
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La vedova Marie Bell tira le somme sulla vita con l'ex spasimante Pierre-Richard Willm
Ho sofferto, ho vissuto, ho finalmente compreso.
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di Georges Sadoul

Una giovane vedova (Marie Bell) parte, dieci anni dopo, alla ricerca dei suoi antichi innamorati che sono divenuti: un avvocato un po' losco (Louis Jouvet), un religioso (Harry Baur), un medico specializzato in aborti (Pierre Blanchar), un garzone parrucchiere (Fernandel). L'ultimo s'è suicidato e la madre è diventata pazza (Francoise Rosay). Quasi tutti sono dei falliti e, quanto più appaiono delusi, tanto più gli episodi sono convincenti (Jouvet, Blanchar). È un film disuguale, a volte mediocre, con un dialogo troppo fiorito. »

di Mario Gromo La Stampa

Ed eccoci a questo sentimentale catalogo, uno dei film più artificiosi dell'ultimo cinema francese. L'ampia preludio è una bella pagina. Cristina, a trentasei anni, è da poco vedova di un marito che non ha mai amato, ed è ara un anelito di fremiti e di nostalgie, per la vita che potrebbe ancora sorriderle e che la donna non ha mai vissuta. In una sera d'autunno si abbandona ai ricordi suscitati da un taccuino ritrovato per caso fra vecchie carte, il carnet del suo primo ballo. Quei nomi, allineati sulla paginetta gualcita, le offrono ognuno il volto di un adolescente che per una sera o qualche giorno amò lei adolescente. »

di Massimo Magri

Grazie ad un carnet di ballo, una giovane vedova rintraccia gli spasimanti del suo primo ballo e tutti, siano caduti in basso o abbiano seguito la loro vocazione, la deludono, Tornata a casa, la giovane vedova incontra l’orfano dell’ultimo dei suoi antichi corteggiatori pronto per il suo primo ballo e decide di adottarlo. Una vera e propria passerella di alcuni tra i più grandi attori del cinema francese d’anteguerra e il letterario e lacrimoso romanticismo del soggetto galantirono uno straordinario successo a questo film che, più d’ogni altro, evidenzia le qualità « commerciali » e i limiti artistici di Duvivier: quelli che Antonioni ha battezzato come « scaltrezza atteggiata a modo d’essere», « disincantato desiderio di immalinconire » e « gusto spesso manchevole ». »

di Giacomo Debenedetti

Per i duemilacinque o duemilaseicento metri (ché tanti ne sono sopravvissuti, dopo non gravi amputazioni, nella edizione italiana) di questo film ambizioso e felice, assistiamo, incatenati alla nostra sedia di spettatori, incatenati e tentati e spesso sedotti, ad un pericoloso confronto del cinema con i suoi limiti e le sue formule espressive. Giustamente a Carnet di ballo l’ultima Mostra veneziana ha assegnato il massimo premio: non si può che plaudire ad un riconoscimento dell’intelligenza, dell’iniziativa spirituale, della maturità culturale in lotta contro le pigre abitudini spettacolari e in implicita polemica contro il luogo comune, anche se fortunato. »

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