La patata bollente

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Edwige Fenech, Massimo Ranieri, Mario Scarpetta, Adriana Russo.
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Commedia, durata 100 min. - Italia 1979. - VM 14 - MYMONETRO La patata bollente * * * - - valutazione media: 3,28 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
Consigliato sì!
3,28/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
Renato Pozzetto
Renato Pozzetto (78 anni) 14 Luglio 1940 Interpreta Bernardo Mambelli
Edwige Fenech
Edwige Fenech (69 anni) 24 Dicembre 1948 Interpreta Maria
Massimo Ranieri
Massimo Ranieri (67 anni) 3 Maggio 1951 Interpreta Claudio
Mario Scarpetta Adriana Russo
Adriana Russo (64 anni) 4 Febbraio 1954 Interpreta L'amica di Maria
Loris Bazzocchi
Loris Bazzocchi (87 anni) 5 Gennaio 1931 Interpreta Un operaio
Un operaio conosciuto per la sua fama di sindacalista "duro" ospita in casa sua un giovane omosessuale. L'operaio si accorge tardi della "diversità" dell'ospite, ma intanto le chiacchiere girano a velocità vertiginosa.
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primo piano
Una commedia intelligente sul tema omosessuale
Gordiano Lupi     * * * - -

Renato Pozzetto è un ex pugile comunista soprannominato Gandhi che invece di combattere per diventare un campione preferisce la fabbrica per coerenza di pensiero. Adesso picchia soltanto fascisti (quando se lo meritano), guarda film russi, non vuole privilegi, critica il sindacato e lotta per la giustizia sociale. Pozzetto ha una bella fidanzata come Edwige Fenech, ma va in crisi quando incontra un giovane omosessuale interpretato da Massimo Ranieri e lo difende da un'aggressione fascista. La sua vita si complica, perché la portiera spia i comportamenti equivoci dei due amici, i compagni di lavoro e la fidanzata sospettano un passaggio all'altra sponda e temono per la moralità del rappresentante sindacale. Si sparge la voce che "il Gandhi è un culo" e il partito corre ai ripari organizzando un viaggio premio in Russia, sorta di terra promessa per i comunisti di fine anni Settanta. Il sogno di tutta una vita si avvera, il Gandhi se ne va stringendo al petto la fotografia di Berlinguer, l'amico sospetta che i compagni lo vogliano sottrarre alla sua influenza negativa, ma non dice niente perché lo vede troppo felice. Il ritorno di Gandhi dalla Russia coincide con la parte migliore del film, durante la quale si sciolgono tutti i nodi dell'equivoco a colpi di comicità. Edwige Fenech e Massimo Ranieri sono bravi nella parte di due innamorati di sesso diverso che a un certo punto diventano addirittura complici. Renato Pozzetto è al massimo della forma e incarna tutti i dubbi dell'integerrimo operaio comunista che teme di essere diventato gay e se ne fa un problema, perché un vero comunista deve essere macho. Un film intelligente che anticipa i tempi e pellicole più impegnate (ma anche relativamente più facili) come quelle di Ozpetek (Le fate ignoranti), critica i comportamenti convenzionali di certa sinistra e tira fuori gli scheletri dagli armadi. Non dimentichiamo che negli anni Settanta un certo Pier Paolo Pasolini viene espulso dal partito comunista solo perché accusato di essere omosessuale. La frase che Steno fa pronunciare a Massimo Ranieri: "Metteteci nelle camere a gas, allora!", riflette il pensiero comune della morale comunista in quel periodo storico. Il film è intriso di citazioni prelevate da Oscar Wilde, scrittore icona del mondo gay, ma anche di canzoni come "Amado mio" e un ironico "Tango diverso", composto per l'occasione da Totò Savio (cantante degli Squallor). Steno si diverte a mettere alla berlina il comunista modello che sogna la Russia come un Paradiso da raggiungere, parla di eurocomunismo, si circonda di busti di Lenin, quadri di Marx e legge "L'Unità". Tra le scene migliori ricordo Pozzetto e Ranieri che ballano il tango sulle note della canzone di Rita Hayworth e la Fenech che si produce in uno spogliarello sconvolgente (citazione da Gilda) per verificare se fa ancora effetto su Gandhi. La Fenech è più bella che mai in questa pellicola d'autore dove si spoglia poco, ma è soprattutto brava e forse ci lascia una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Renato Pozzetto è credibile nei panni di un operaio comunista in crisi, ma alla fine comprende che il partito "un giorno o l'altro dovrà affrontare anche quel problema lì" e che "non c'è niente di male a essere amico di un ga"y. "Hitler ha ammazzato parecchi froci, così come ha ammazzato gli ebrei" conclude. Non aggiungo altro per non rovinare un finale a sorpresa che merita di essere apprezzato e consiglio di vedere questa divertente pellicola che ha trent'anni ma non li dimostra.

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* * * - -

Molto più di una semplice commedia

venerdì 1 marzo 2013 di alessanvan

La patanta bollente è un film che va molto oltre una semplice commedia. Infatti oltre tutti gli ingredienti della commedia (l'equivoco, la portiera impicciona, le battute su gay ecc)anticipa di 30 anni argomenti che sono attuali: 1) la crisi della sinistra rappresentata dal PCI che vive nel mito dell'Unione Sovietica e non si accorge che la società sta cambiando rapidamente 2)La crisi del sindacato che non riesce a rappresentare gli operai (riesce a fare più gandhi nel chiedere un depuratore sputando continua »

In mensa, gli amici operai Massimo Scarpetta e Renato Pozzetto.
Mica ti vorrai mangiare tutta questa roba! Oh, ricordati che hai un soprannome da rispettare: Gandhi, il campione del mondo dello sciopero della fame.
A me mi sta sulle balle quel soprannome lì! Non potevate chiamarmi Bombolo?!
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Massimo Ranieri
E tu? Essere ciechi e sordi davanti a qualsiasi cosa di diverso non è forse una malattia?
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Gandi/Renato Pozzetto e la portiera
Gandi: In confronto a lei la DIGOS è roba da dilettanti!
La portiera: Ma cos'è 'sta DIGOS?
Gandi: È come una portineria no, però in grande ma segreta, dove tutti sanno tutto di tutti ma nessuno lo deve sapere. Così si evita che succeda qualcosa di grave.
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La patata bollente | Indice

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