Ispirandosi all’omonima novella di Jean-Paul Sartre, Brady Corbet dirige un cast di stelle in un anti-romanzo di formazione teso e perturbante. GUARDA ORA IL FILM »
Dietro un volto d’angelo può nascondersi l’origine del male. Prescott è un bambino americano che vive ai margini di Parigi, in una grande casa attraversata da silenzi, regole e tensioni sotterranee.
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Mentre il padre, consigliere del presidente Wilson, partecipa alla stesura del trattato che chiuderà la Prima Guerra Mondiale, la madre consuma la propria inquietudine in una devozione religiosa ossessiva. È in questo spazio sospeso, domestico e politico insieme, che prende forma un’infanzia disturbante, fatta di obbedienze forzate, collera repressa e improvvise esplosioni di violenza.
Brady Corbet, al suo sorprendente esordio alla regia in 35 mm, costruisce un racconto di (anti)formazione raffinato e inquietante, liberamente ispirato a "L’infanzia di un capo" di Jean-Paul Sartre.
Più che alla politica o alla psicanalisi, il film guarda alla materia umana: fragile, contraddittoria, capace di far convivere innocenza e crudeltà nello stesso gesto. Prescott osserva gli adulti, ne coglie ipocrisie e debolezze, e impara presto il potere che deriva dalla disobbedienza e dall’abuso della propria volontà.
Senza ricorrere a eventi clamorosi, Corbet mette in scena una lenta e inesorabile escalation del male, radicata nel quotidiano e amplificata da una colonna sonora drammatica e perturbante. La grande Storia non resta sullo sfondo: entra in casa, plasma i corpi e le coscienze.
Eleganza formale, fotografia luminosa e interpreti magnetici completano un’opera prima di straordinaria maturità, capace di trasformare l’infanzia in uno specchio oscuro del nostro tempo.
Il film si avvale di un cast di grande intensità: il giovane Tom Sweet dà corpo a Prescott con inquietante precisione, affiancato da Bérénice Bejo, magnetica nel ruolo della madre, e da Liam Cunningham in quello del padre. Nel cast anche un ottimo Robert Pattinson.
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ha vinto il Premio Orizzonti per la Miglior Regia e il Premio FIPRESCI, imponendo Brady Corbet come una delle voci più originali del cinema contemporaneo.