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Furono tutto e furono ovunque: Cinema ritrovato - Fuori sala omaggia Agnès Varda e Ella Maillart

Fino al 21 aprile in streaming su MYmovies due opere della regista francese e un doc sulla scrittrice avventuriera. ACQUISTA UN ACCREDITO. 
di Marzia Gandolfi

Agnès Varda 30 maggio 1928, Bruxelles (Belgio) - 29 Marzo 2019, Parigi (Francia). Interpreta Se stessa nel film di Agnès Varda, Didier Rouget Varda par Agnès.
venerdì 2 aprile 2021 - mymovieslive

Il filo ideale che lega Agnès Varda e Ella Maillart non è solo l’amore per le immagini, in comune avevano soprattutto l’orizzonte, quello da raggiungere e quello da superare. Regista la prima, scrittrice la seconda, Varda e Maillart furono due pioniere con camera e penna in resta per catturare la bellezza del mondo. Il Cinema Ritrovato – Fuori Sala unisce in un unico gesto d’amore due artiste omaggiate attraverso le loro opere o l’opera che altri autori hanno consacrato al loro lavoro.

Eclettiche e impossibili da definire con una professione, furono tutto, furono ovunque, soprattutto dove non le attendevamo. Fotografa al debutto, artista plastica a novant’anni, Agnès Varda sbarca al cinema come una cometa. Quando parliamo di Agnès Varda la assimiliamo immediatamente alla Nouvelle Vague, di cui era l’unica figura femminile, ma osservando più d’appresso il suo lavoro e il suo percorso sinuoso, la questione si fa più complessa. L’irruzione dell’autrice belga sulla scena del cinema francese fu un avvenimento senza equivalenti. Sorto dal nulla e in un momento in cui nessuno davvero se lo aspettava (1955), il suo primo film (La Pointe Courte) non assomigliava a niente di conosciuto. Fino a quel momento, la realizzatrice era identificata soprattutto come fotografa del Teatro Nazionale Popolare di Jean Vilar. Questa prossimità col teatro si percepirà particolarmente nella direzione degli attori, che tende verso l’artificio. Oggetto non identificato e autoprodotto, La Pointe Courte non aveva una genealogia cinematografica ed era girato in maniera quasi ‘selvaggia’, si potevano sentire il maestrale, l’odore di salsedine e le conchiglie sotto i piedi. Era una sorta di ufo atterrato in un quartiere di pescatori per cui Agnès Varda inventa con la Nouvelle Vague una forma di neorealismo poetico. Qualcosa di mai visto.

Col suo gusto per la parola, la sensibilità marcata per l’inquadratura fotografica e quello slittamento progressivo dalla fiction al documentario e ritorno, il suo debutto conteneva già tutto quello che avrebbe fatto l’irriducibile singolarità del suo cinema. Un cinema d’arte, un cinema saggio di cui Daguerréotypes (in streaming su Cinema ritrovato - Fuori sala fino al 21 aprile), realizzato nel 1975, è uno delle espressioni maggiori, col suo stile di una precisione classica che tenerezza e umorismo provvedono a riscaldare. Consacrato ai commercianti e agli abitanti della Rue Daguerre, nel 14e arrondissement di Parigi, dove Agnès Varda ha vissuto tutta la vita, è un documentario che testimonia e onora i piccoli mestieri e qualche bella figura del popolo: Monsieur e Madame Boulanger, M. e Mme Boucher, M. e Mme Plombier e ancora i droghieri, i sarti, i rigattieri e l’indimenticabile Mme Chardon-Bleu, dolce dama amnesica che una forza misteriosa spinge a uscire la sera dal suo negozio di profumi e bottoni.

Daguerréotypes è un’ode a Parigi, un contatto stabilito con l’esistenza, di cui la regista cattura le sensazioni, i piccoli gesti, le attese, rivelando le persone che non guardiamo mai. Ficcato in una porzione pittoresca tra il civico 70 e il 90 di Rue Daguerre, che resisteva al disastro urbanistico che la circondava, questo documentario ha fatto il giro del mondo e nel 2005 troverà addirittura un seguito (La Rue Daguerre en 2005) per riflettere sul presente e lo scorrere del tempo, per cogliere l’evoluzione delle mentalità e l’adattamento del commercio. ‘Dagherrotopista’ toujours libera nella sua maniera di fare cinema, Agnés Varda non ha mai smesso di testimoniare negli anni la vraies gens attraverso ritratti cinematografici che dicono più di mille discorsi di quella maggioranza silenziosa all’ombra della minacciante torre di Montparnasse o delle più recenti gentrificazioni.
 

Spinta da una curiosità senza limiti, questa artista straordinaria negli anni traslocherà in America e in qualsiasi altro luogo ospiti il mitico e l’invisibile che nutrono da sempre il suo cinema. Varda par Agnès (in streaming su Cinema ritrovato - Fuori sala fino al 21 aprile), ultimo film prima di congedarsi, è una sorta di lezione magistrale che ritorna sulla sua opera, confermando la sua libertà di tono e la sua forma singolare, imprimendo una poesia bricolée e surrealista alle sue idee e alle sue relazioni. Co-realizzato con Didier Rouget, Varda par Agnès ripercorre la sua lunga carriera, una risacca permanente che batte le rive dell’immaginazione di un’artista che si racconta come una spiaggia e la spiaggia è onnipresente nella sua vita, a cominciare da quella della sua giovinezza a Sète, dove la sua famiglia si era rifugiata durante la guerra, fuggendo il Belgio natale. La seconda parte del documentario rintraccia invece il periodo più tardo, dove l’autrice reinventa il suo lavoro e illustra le sue creazioni plastiche.


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