Disponibile in streaming su VatiVision il film girato al Due Palazzi di Padova, un documentario che si fa documento importante e arricchisce il genere 'carcerario' con il suo grande contributo umano. GUARDALO IN STREAMING SU VATIVISION »
di Pino Farinotti
Il cinema “carcerario” è un vero genere che presenta moltissimi film che hanno toccato tutte le storie. Il contesto è favorevole, perché tutto viene potenziato: paura e dolore, castigo, fine di tutto, non-colpevole, speranza nell’attesa, o nell’evasione. Tutto è stato espresso attraverso film spesso di grande qualità, dei veri classici che sorpassano il “genere”.
Tutto il mondo fuori porta il suo contributo umano, porta un documento importante. Niente fiction, vita vera. Va dunque a inserirsi, a completare quel cartello con qualcosa di diverso. Il viaggio che Ignazio Oliva, regista, intraprende insieme a don Pozza, cappellano, con la collaborazione di monsignor Dario Edoardo Viganò, presbitero, critico e scrittore, nel carcere Due Palazzi di Padova, è un’esplorazione in un micromondo che rivela prospettive che sembravano solo auspicabili, teoriche, e che invece hanno una funzione e un destino. Nella gamma di vicende che fanno parte del mondo carcerario c’è un precedente che può essere accomunato al film di Oliva, è Cesare deve morire, dove i Taviani compiono un’azine artistica e benemerita, coinvolgendo alcuni detenuti del carcere romano di Rebibbia nella rappresentazione del Giulio Cesare di Shakespeare. Alla fine i detenuti-attori fanno rientro nelle loro celle. Sono stati protagonisti di una bella evasione di arte e cultura. Tutto si è fermato lì, ma Tutto il mondo fuori estende il percorso e diventa strumento di rieducazione e di reinserimento nella società. L’opera è ispirata all’articolo 27 della nostra Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Fabio, Alfredo e Ben Mohamed sono tre detenuti con esperienze diverse. Hanno commesso errori e reati. Ma ne sono consapevoli e cercano una riabilitazione. Sono alcuni dei tanti reclusi che offrono le loro testimonianze a don Piazza che, seguito dalla telecamera, accompagna lo spettatore attraverso quel viaggio. Parla tanta gente: il direttore del carcere, gli agenti della polizia penitenziaria, i parenti che visitano i detenuti. Emergono vicende dolorose, difficili. Ma in soccorso viene apprestato un programma di riscatto e di rieducazione che passa attraverso la presa di coscienza degli errori commessi e un tracciato di lavoro, di sport e di studio, grazie al sostegno di alcune cooperative legate al territorio.
È lo stesso Ignazio Oliva, chi meglio di lui, a illustrare l’azione: “L’obiettivo è esplorare e valorizzare l'importanza del lavoro dentro e fuori dal carcere. Le pene alternative diventano strumento essenziale per la rieducazione di un detenuto e per un suo possibile reinserimento nella società. Attraverso le testimonianze di don Pozza e dei detenuti raccontiamo come il percorso di lavoro offerto da questa eccellenza carceraria permetta di ritrovare dignità, tramite l’impegno del tempo detentivo con attività utili agli altri e a se stessi. Un viaggio nell’umanità di coloro che per diversi motivi hanno commesso degli errori e scelto un percorso criminale, ma che in questo carcere sono stati messi nelle condizioni di capire e riconoscere il dolore immenso causato alle vittime ed alle loro famiglie, oltre a loro stessi e, inevitabilmente, ai propri cari".