Non è bastata una raccolta di firme sottoscritta da quasi tredicimila persone per impedire la chiusura dello storico multisala.
di Francesca Ferri
Dopo il Fiamma, il Metropolitan, l'Etoile, il Rivoli, l'Arlecchino, l'Ariston, il Gioiello, il Capitol, l'America, l'Archimede, il Rex, solo per citarne alcuni tra i cinquanta cinema romani chiusi negli ultimi anni, è arrivata l'ora anche del Maestoso. Il primo multisala della capitale e uno dei pochi punti di ritrovo per gli abitanti di Roma Sud chiude i battenti. Una scelta obbligata, a quanto pare, data l'assenza di un adeguato impianto di climatizzazione tra gli altri motivi. Non è bastata, dunque, una raccolta di firme sottoscritta da quasi tredicimila persone per impedire la chiusura dello storico cinema. Così un sit-in di protesta in via Appia Nuova è stato organizzato domenica pomeriggio perché il cinema Maestoso continui a proiettare film. E in attesa delle 20, ora dell'ultima proiezione del multisala, i comitati di quartiere, alcune associazioni insieme ai lavoratori del cinema hanno organizzato attività e giochi per i più piccoli, nella speranza di richiamare l'attenzione pubblica e sospendere così la decisione della chiusura.
La chiusura del Maestoso segna la fine di un'epoca. Costruito nel 1957 sul progetto dell'ingegner Riccardo Morandi, il Maestoso era stato concepito come edificio polifunzionale adatto per ospitare negozi, magazzini, abitazioni e, ovviamente, un grande cinematografo.
La fine del primo multisala di Roma è solo l'ultimo segnale d'allarme di una città che sta perdendo sempre più centri di aggregazione culturale.