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Robin Campillo, autore essenziale del cinema francese degli ultimi vent'anni

Oggi al Lovers Film Festival la masterclass di Robin Campillo coordinata da Frank Finance Madureira, fondatore della Queer Palm di Cannes.
di Paolo Bertolin

domenica 22 aprile 2018 - Festival

Protagonista di una corrente a vocazione sociale e politica, Robin Campillo, regista e sceneggiatore, è un attore essenziale nel rinnovamento del cinema francese degli ultimi vent'anni. La sua firma s'impone attraverso il sodalizio di scrittura con il regista Laurent Cantet e con il trionfo di A tempo pieno. Presentato alla Mostra di Venezia 2001, il film di Cantet, disturbante ritratto di un uomo che non rivela il proprio licenziamento alla famiglia e vive nella menzogna, è subito divenuto un classico contemporaneo.

Dopo aver analizzato contraddizioni e ipocrisie nei rapporti di genere, di classe e tra nord e sud del mondo in Verso il sud (2005), Campillo scrive con e per Cantet un terzo film, La classe (2008), prima Palma d'Oro francese in oltre vent'anni e nomination all'Oscar.
Paolo Bertolin

Una voce coerente di scrittura attraversa queste opere, profonda nei ritratti psicologici e critica verso le sovrastrutture in cui la società imprigiona gli individui. Nel frattempo, Campillo esordisce nella regia, con un insolito zombie movie d'autore, Les revenants: a Venezia 2004 diventa un cult e genera una serie televisiva. Venezia porta ancora fortuna a Campillo con la splendida seconda regia Eastern Boys, incontro inatteso tra un uomo d'affari solitario e un giovane marchettaro ucraino che vince la sezione Orizzonti 2013. L'anno scorso, la consacrazione di Cannes con il doloroso e virulento 120 battiti al minuto (guarda la video recensione), affresco sugli anni duri e dimenticati dell'attivismo contro l'epidemia dell'AIDS; uno dei grandi film politici e umanisti dell'ultimo decennio, non solo in Francia.


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In foto una scena del film di Robin Campillo Les Revenants.
In foto una scena del film di Robin Campillo Eastern Boys.
In foto una scena del film di Robin Campillo 120 Battiti al minuto.

Il filo rosso della mia produzione cinematografica - Les Revenants, Eastern Boys, 120 Battiti al minuto - è il profondo rapporto tra intimità e collettività che si instaura nell'impianto narrativo. Il paradosso dei miei personaggi è lo stesso che vivo personalmente: l'essere paralizzato tra il desiderio di essere solitario e il desiderio di essere inserito in un contesto più ampio, comunitario e sociale, ha dichiarato Campillo.

Le storie come quelle d'amore, morte e militanza raccontate nei miei film hanno questa tensione interna che evidenziano un assioma: la nostra individualità è sempre collocata nel mondo, è impossibile che rimanga soltanto una questione personale.
Robin Campillo

120 Battiti al minuto è un film che nasce proprio dal mio desiderio personale di raccontare come l'epidemia ha cambiato la mia idea stessa di cinema. Se mi avessero concesso di fare un solo film è quello che avrei fatto. Un film necessario per me e il mio percorso di vita. L'ho fatto per rielaborare quel timore durante gli anni Ottanta e Novanta di dovermi proteggere materialmente e mentalmente dall'epidemia di AIDS che si era diffusa. La mia è stata una militanza della memoria. Questo film rielabora 30 anni della mia stessa vita e quasi senza partire da documentazione altra ha raggiunto una sua sua compiutezza. Io come regista e io come spettatore ho subito una metamorfosi profonda quanto quella dei miei personaggi. Ci si perde nel film quasi quanto accadde a me quando cominciai con veemenza la mia militanza ha continuato Campillo.
La cart blanche che ho scelto per Lovers, il Festival Gay più antico d'Europa, Dancing racconta anch'essa un'esigenza di riflessione che si muove tra intimità e collettività. Come si diventa stranieri ai propri stessi occhi? Questa è la domanda che muove questa cart blanche. Un film rinfrescante per il nostro sguardo, dal valore universale che si questiona sull'identità omosessuale - senza ideologie - attraverso il tema del doppio.

La sala, come i festival, deve rimanere un luogo di incontro, concreto, reale dove si produce intelligenza collettiva attraverso il dialogo e la condivisione. È uno dei motivi per cui ho accettato di tenere una masterclass - con il coordinamento di Frank Finance Madureira, fondatore della Queer Palm di Cannes - Domenica 22 Aprile 2018 sulla mia carriera e il mio ultimo film - 120 battiti per minuto - al Lovers Film Festival. In questa occasione avremo un confronto reale - con appassionati, cinefili e studenti - che la rete rischia di annullare.
I festival LGBTQI devono per lo stesso motivo godere di piena indipendenza per potersi continuare a misurare con il rischio di normalizzazione e interrogarsi con ricchezza cinefila sull'identità omosessuale. Un ricco programma cinematografico è fonte di enorme riflessione e dialogo e è questo la ragione per cui i festival LGBTQI hanno ragione di esistere in maniera completamente indipendente
, ha così terminato Robin Campillo.


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