Caro Crozza, lasci stare Francesco. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Caro Crozza,
per cominciare non posso che allinearmi all'opinione comune secondo la quale lei è il più bravo di tutti, anche se la concorrenza è... debole e volgare. Davvero non ci sono antagonisti neppure per un confronto lontano. La sua comicità presenta molti registri, e punte efficaci. Va subito detto che lei si è guadagnato una franchigia di base: una battuta detta da lei può valere otto punti, la stessa detta da chiunque altro comincia ad attestarsi sotto la sufficienza. Però questa è un'arma a doppio taglio perché la personalità, l'istrionismo possono snaturare, mimetizzare, truccare la qualità. Ma è un rischio che lei corre raramente, e il doppio taglio le ha procurato solo ferite lievi. Lei possiede sostanza vera, e un'aggressività persino violenta, che certo sa gestire. Ogni sua battuta è muscolare, tende a non fare prigionieri, "costringe" a ridere. E poi, naturalmente, il contesto: la politica del momento e mai, direi in tutto il mondo, nessuna politica come quella italiana, ha fornito tanti argomenti per la satira. La satira per quanto aggressiva e violenta, e cattiva, rimarrà sempre qualche passo indietro rispetto alla qualità, chiamiamola così, della nostra classe politica. I suoi interventi sono moda, sono must, hanno conquistato quelle posizioni, meritatamente. Rilevo il budget cospicuo che le viene messo a disposizione, scenografie ricche, boys e ballerine, comparse, spalle, autori. Un motore che gira al massimo, rischiando magari il fuori giri, nel quale ogni tanto, diciamolo, lei incappa, ma che sa "mimetizzare", per via delle solita franchigia, appunto.
Il gradimento, le visite su YouTube le appartengono. Tanto che gli stessi politici, prima di esprimersi, è probabile che pensino "ma cosa ne dirà Crozza". E anche questa è un'arma a doppio taglio, perché questo "filtro" ci impedisce di sapere cosa avrebbero detto di getto, che non significa cosa pensino naturalmente, e comunque non è una grossa perdite. I suoi "Bossi, Berlusconi, Napolitano, Renzi e tutti gli altri, sono ormai dei classici, sappiamo. I loro caratteri lei li ha messi a nudo impietosamente sorpassando il concetto stesso di satira, che si è evoluto in derisione, irrisione, scherno. Sono sicuro che i politici sono furibondi, ma fingono di divertirsi, di perdonarla. Perché occorre anche "tenersi buono Crozza, che potrebbe farci anche di peggio". Io ricordo una sua performance di qualche anno fa, strepitosa: "Zapatero, Zapatera", una strofa diceva "sognavo Che Guevara e c'è... Bordon". Poco dopo di Bordon non si è saputo più nulla. Non so se è stato il caso. Poi c'è il papa, anzi, i papi. Ricordo il suo Ratzinger. Offriva molte possibilità di satira, diciamo così. Era personaggio incorniciato nella sua liturgia, quasi immobile. Bastava che si chinasse, o che si toccasse la testa per offrire uno spunto di comicità. Venne attaccato senza pietà quel papa, dalla comunicazione, e dall'"arte" (doppie, triple virgolette) che davvero lo offese rappresentandolo magari in reggipetto, oppure dentro un preservativo. Chissà quale grande simbolo quegli "artisti" intendevano cogliere nelle loro "opere". Lei naturalmente fu Crozza, stile diverso, comunque sempre in chiave di irrisione. Credo che Benedetto XVI alla fine si sia offeso e lei fu costretto a desistere. Ricordo l'ultima sequenza, quando il papa se ne va deluso dietro la sua finestra per riaffacciarsi un momento per un ultimo saluto. Papa Francesco è molto diverso, è perfetto per la televisione e per la satira. Perché è molto facile intenderlo come personaggio di se stesso. Con quelle sue azioni senza precedenti. Il papa del popolo che va dal meccanico a riparare l'utilitaria, o che porta un frigorifero in spalla ad aggiustare. Darei qualcosa per sapere se papa Bergoglio davvero gradisce oppure ... si allinea. E per essere presente agli argomenti dei suoi consulenti. Se anche in quelle stanze vale il "teniamocelo buono... troppo male non fa".
Ma il punto non è questo. Le scrivo, Crozza, da laico, mi creda. Ma non pensa che in tutto il mondo, fra tutti i personaggi, da Elisabetta ai presidenti in giù, il papa sia l'unico che andrebbe ignorato? La prima è la ragione tecnica che ho detto sopra: è un bersaglio troppo facile, l'altra è una ragione umana e sovrumana. Francesco è troppo grande, è la connessione fra l'umano e il divino, è qualcosa dunque di eccezionale. Merita immunità e rispetto. E poi l'altra opzione, quella del credente che traduco in questo modo. Là dove gestiscono tutto, e anche Bergoglio, potrebbero divertirsi di meno vedendo il loro emissario, colui che li rappresenta, messo in ridicolo. E da quelle parti non hanno neppure bisogno di tenersi buono Crozza. Dunque esiste la possibilità di una punizione. Certo il peccato non è mortale, e la dimensione del tempo, da noi e da loro, non è la stessa. Ma una permanenza prolungata in purgatorio può essere fastidiosa. Un pensierino, signor Crozza, ce lo faccia.
Con tutta la stima, Pino Farinotti