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domenica 13 giugno 2021

Cristina Magnotti

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Cristina Magnotti

giovedì 27 maggio 2021 - Gelormini opera per vuoti, strappi, tagli: lavora sul film come Fontana sulle sue tele. Rende il reale allucinatorio, fa passare quasi tutto dalle immagini e dai suoni più che dalle parole. Ma non ha torto. Al cinema.

Fortuna, un cinema disegnato, non banale, che sfodera tutte le armi del linguaggio visuale

Giovanni Bogani cinemanews

Fortuna, un cinema disegnato, non banale, che sfodera tutte le armi del linguaggio visuale C’è un cinema italiano figlio, nipote e bisnipote del neorealismo, sciacquato e diluito dal detergente della commedia, un cinema che riprende ma non inquadra, e poi c’è un altro cinema.

Per esempio, ecco il film d’esordio di Nicolangelo Gelormini, napoletano, architetto di formazione, già aiuto regista di Paolo Sorrentino. È un cinema che sfodera tutte le armi del linguaggio visuale, che sembra mettere in una provetta Wes Anderson e David Lynch, Sofia Coppola e Spike Jonze. È un cinema disegnato, fatto di inquadrature millimetriche, di spinte violente sull’acceleratore e brusche frenate con il montaggio e con il suono. E nasce Fortuna. Film d’esordio non banale, e non fine a se stesso.

Ricorda Favolacce dei fratelli D’Innocenzo, il film più discusso e più esaltato dell’anno scorso: ma Fortuna è stato diretto prima, non c’è un’influenza reciproca. C’è, forse, un clima comune, un’aria che si respira. Parte del cinema italiano fugge dal realismo. Una lunga scia che passa, in forme e modi differenti, da Sorrentino fino a Gabriele Mainetti, passando persino da Salvatores, da Cosimo Gomez, dai Manetti Bros. Ma non andiamo tanto lontano, torniamo a Fortuna.
È un film che cerca il disorientamento dello spettatore, con effetti forti. Dalla prima immagine: la ruota di un Luna Park che gira, gira all’infinito, mentre scorrono i titoli, e poi sembra catapultare sulla terra la protagonista. Ed è lei il primo effetto speciale. La piccola attrice, Cristina Magnotti, era la protagonista dei primi episodi de L’amica geniale, era la bambina bionda, Marisa Sarratore. Qui ha lo stesso sguardo quasi alieno, che assorbe, che sembra sapere già tutto. Ha capelli monumentali, e un’anima fragile. È disorientata, non parla, è sottoposta continuamente a incontri con una psicologa che digita compulsivamente sullo smartphone invece di ascoltarla.

Ci metti un po’ per entrare dentro il linguaggio visivo di Gelormini, che ritaglia davanti ai nostri occhi un mondo mostruoso: spazi desolati, casermoni pieni di corridoi, geometrie di spazi vuoti, come se invece che vicino a Napoli fossimo sulla Luna. La realtà la scopri con fatica: la realtà, forse, la vedi davvero solo nei titoli di coda.

Uno dei fatti di cronaca più orribili della storia recente, la morte di una bambina di sei anni, caduta dall’ottavo piano di un palazzo al Parco verde di Caivano, vicino Napoli, nel 2014, è l’evento tragico e reale sotteso a tutto il film. Una tragedia non casuale: l’epilogo di una storia di abusi, violenze sessuali, connivenze, silenzi durati anni.

E tu spettatore, dopo lo shock iniziale, diciamo dei primi quindici minuti, ti rendi conto che magari è proprio questo un modo meno abusato, meno usurato e dunque più efficace per raccontare una storia del genere. Uno stile realistico avrebbe attivato in noi gli anticorpi del già visto, del retorico. Questo fantarealismo spezzato, in cui tutto si frantuma, in cui addirittura le sequenze si bloccano di botto, precipitando in un silenzio e in un nero – non una dissolvenza: proprio un abisso improvviso di nero – o in cui, al contrario, la voce della bambina che canta Babbino caro viene travolta da un’ondata di rock, beh, taglia la palpebra chiusa delle nostre abitudini, forse riesce persino a farci vedere.
Un po’ come The Father, Fortuna ci tuffa nel disorientamento temporale, psicologico della protagonista scambiando i ruoli di chi le è vicino: nella prima parte del film Valeria Golino è la madre amorevole e Pina Turco la psicologa distratta, svogliata, disinteressata; nella seconda parte i ruoli si invertono, Valeria Golino è la psicologa attenta, interessata, amabile mentre Pina Turco – era la madre del Vizio della speranza di Edoardo De Angelis – è la madre chiusa nella sua insoddisfazione, che fuma una sigaretta sull’altra, incapace di dedicare attenzione alla figlia.

Si incrociano i ruoli, così come si incrociano i formati del film: prima il 4:3, quadrato, poi il formato largo. Come in Mommy di Xavier Dolan, quando nel film per un attimo soltanto l’opprimente formato quadrato si apre, e gli spettatori a Cannes rimasero a bocca aperta, facendo scattare l’applauso. Qui, all’aprirsi dello schermo corrisponde il chiudersi della vicenda. Che in certi punti pare una Finestra sul cortile hitchcockiana, con ancora meno margine d’azione per il (la) protagonista.

Angolazioni insolite, suoni e colori spinti al massimo, forme geometriche, composizioni millimetriche. Stilisticamente si rischia il virtuosismo, il porre l’attenzione più sullo sguardo del regista che sulla cosa raccontata. Viene il dubbio che ciò che interessa a Gelormini siano i tagli, le forme, le atmosfere da costruire più che il dramma di cui si parla.

Ma poi entri, anche tu, negli occhi di Fortuna, vivi il disorientamento di lei, soffri con lei. E trovi empatia, e non soltanto stile, nell’occhio crudele di questo che è, a tutti gli effetti, un regista vero, nel panorama del cinema italiano. Gelormini opera per vuoti, strappi, tagli: lavora sul film come Fontana sulle sue tele. Rende il reale allucinatorio, fa passare quasi tutto dalle immagini e dai suoni più che dalle parole. Ma non ha torto.

   

giovedì 13 maggio 2021 - Una fiaba nera a metà tra cronaca e fantascienza sulla storia di una bambina e il suo segreto difficile da raccontare. Con Valeria Golino, Pina Turco e la giovanissima Cristina Magnotti. Dal 27 maggio al cinema.

Fortuna, il trailer ufficiale del debutto di Nicolangelo Gelormini

a cura della redazione cinemanews

Fortuna, il trailer ufficiale del debutto di Nicolangelo Gelormini La bambina ha smesso di parlare. Si chiama Nancy, o forse Fortuna. Vive con la madre in un casermone della periferia del napoletano che è un non-luogo metafisico alienato e alienante, pieno di corridoi lungo i quali ci si perde, e dei quali non si vede la fine. La bambina frequenta una psicologa che cerca di capire perché non parli più. Sopra il casermone c'è un terrazzo dove si fanno feste rionali e dove i piccoli condomini giocano: fra questi Anna e Nicola, una bimba fantasiosa e un bambino bullizzato dai ragazzini più grandi. Tutti hanno segreti troppo giganti per essere raccontati. E tutti hanno paura del lupo.
 

La via del racconto non si è fermata al volto della protagonista, ma si è addentrata nei suoi occhi, nella sua testa, il suo corpo, il suo sentire. Immaginare che lo spettatore potesse provare gli stessi sentimenti di Fortuna è stata l’ambizione che ha guidato me e Massimiliano Virgilio nel leggere l’inferno imprigionato in questa storia.
Il regista Nicolangelo Gelormini
Nicolangelo Gelormini è qui al suo esordio nella regia di un lungometraggio di finzione dopo aver fatto l'assistente di Paolo Sorrentino e dopo aver girato corti e video musicali. La sua fiaba nera nasconde un segreto difficile da raccontare. Quello di un abuso che riguarda una bambina, qualcosa di indicibile.

Interpretato da Valeria Golino, Pina Turco e la giovanissima Cristina Magnotti, il film - di cui vediamo il trailer ufficiale in esclusiva su MYmovies - vede come protagoniste tre donne di diverse età ma accomunate da un dolore. Una tragedia della cronaca nera accaduta realmente e alla quale si è ispirato il regista cercando di tradurre quella vicenda privata nel sentire comune di una società che non si prende cura dei bambini come dovrebbe.

Distribuito da I Wonder Pictures, Fortuna sarà dal 27 maggio al cinema.
   

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