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sabato 30 maggio 2020

Ruggero Ruggeri

Data nascita: 14 Novembre 1871 (Scorpione), Fano (Italia)
Data morte: 20 Luglio 1953 (81 anni), Milano (Italia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd
Ruggero Ruggeri

I promessi sposi [1]

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,75)
Un film di Mario Camerini. Con Enrico Glori, Gino Cervi, Armando Falconi, Dina Sassoli, Luis Hurtado.
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Genere Drammatico, - Italia 1941.

Papà Lebonnard

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,75)
Un film di Jean De Limur, Marcello Albani. Con Jean Murat, Madeleine Sologne, Pierre Brasseur, Ruggero Ruggeri, Jeanne Prevost.
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Genere Commedia, - Francia 1938.
Sant'Elena, piccola isola

Sant'Elena, piccola isola

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Renato Simoni. Con Carla Candiani, Rubi D'Alma, Ruggero Ruggeri, Paolo Stoppa, Annibale Betrone.
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Genere Storico, - Italia 1943.

Gelosia

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Ferdinando Maria Poggioli. Con Roldano Lupi, Luisa Ferida, Elena Zareschi, Wanda Capodaglio, Ruggero Ruggeri.
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Genere Drammatico, - Italia 1943.

Le due verità

* * - - -
(mymonetro: 2,25)
Un film di Antonio Leonviola. Con Michel Simon, Michel Auclair, Anna Maria Ferrero, Mario Pisu, Giulio Stival.
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Genere Drammatico, - Italia 1951.
Filmografia di Ruggero Ruggeri »

mercoledì 13 maggio 2020 - Una figura controversa della storia più volte raccontata dal cinema. 

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà

Pino Farinotti cinemanews

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà Il 5 maggio, con la memoria dell’ode di Manzoni, ha rilanciato, nei giorni successivi l’eterno dilemma “Fu il più grande eroe o il più grande criminale della storia?”. Come sempre le opinioni si sono scontrate. Sarà sempre così, l’uomo è divisivo. Chissà cosa accadrà il 20 maggio del 2021, a duecento anni dalla sua morte nel borgo di Longwood in Sant’Elena.

Manzoni apprese della morte di Bonaparte il 17 luglio 1821, leggendo il numero della ”Gazzetta di Milano” nel giardino della sua villa di Brusuglio e seppe della sua conversione all’ultimo momento. Ne fu quasi sconvolto, lui, profondo spirito cristiano che aveva fatto di quel codice la cifra primaria delle sue opere. Scrisse “Il Cinque maggio” in soli tre giorni. Il Manzoni certo non beatificò Napoleone. Lo considerava l’uomo che aveva trasformato la società civile soprattutto attraverso codici e leggi.  Sulle “modalità” della violenza e delle battaglie, si asteneva. 
Nella sua epoca il generale, poi imperatore, impose il suo dominio totale, militare, civile, sociale, anche culturale, lui portatore, all’inizio, degli ideali della rivoluzione francese. Potenza, carisma e fascino: nessuno, alleato e anche nemico, fu immune dalla sua seduzione, figuriamoci un adolescente. Perché accadde che nel  marzo del 1800 il generale fosse a Milano, durante la sua seconda campagna d’Italia, e accadde che fosse ospitato nel palco reale della Scala, e che a pochi metri , nel palco della contessa Cicognani, fosse ospite il quindicenne Alessandro Manzoni. La storia racconta che gli occhi di Napoleone e quelli di Alessandro si incrociassero per un momento. Quegli occhi che  lo scrittore avrebbe definito i “rai fulminei”. 
Dunque, sulla grandeur dell’uomo certo non c’è discussione. Lo esprimo in un'unica sintesi fulminea. C’è quel modo di dire “è stata una Waterloo”, significa la sconfitta di Napoleone, non la vittoria di Wellington.  

Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Stendhal comincia il suo “La Certosa di Parma” con queste parole: “Il 15 maggio 1796 il generale Bonaparte entrò in Milano alla testa del giovane esercito che  aveva passato il ponte di Lodi e mostrato al mondo come dopo tanti secoli Cesare e Alessandro avessero un successore.” Il protagonista “vero” di “Guerra e pace” di Tolstoj è Napoleone. La vicenda di Edmond Dantès del “Conte di Montecristo” di Dumas, gira intorno all’imperatore. Sono solo tre delle infinite memorie letterarie.

Poi c’è il cinema, che non è da meno. Napoleone, da protagonista o meno, è stato interpretato da grandi divi. Anche se il primo modello non è un nome così popolare. Trattasi di Albert Dieudonné nel Napoleon di Abel Gance, del 1927. Un film, nella prima versione, di quasi sei ore. Raccontava della storia giovanile del futuro imperatore: dallo studente nel collegio militare al generale 27enne nella prima campagna d’Italia del 1796. Gance insistette nel 1960 quando firmò Napoleone ad Austelitz, protagonista un Pierre Mondy (Il commissario Cordier) davvero efficace. 

Greta Garbo era Maria Walewska nel film di Clarence Brown del 1937, “lui” era Charles Boyer, corretto, ma sovrastato dallo charme della sua amante Greta. Sergey Bondarchuk firmò Waterloo, nel 1970, un vero kolossal. Protagonista Rod Steiger, specialista in dittatori (ha fatto anche Mussolini), intenso per “metodo”, visto che era stato uno dei primi adepti dell’Actors Studio che ti insegnava ad “essere” il personaggio, non solo a interpretarlo. Un altro “Actors Studio”, direi il campione assoluto, è Marlon Brando, di Désirée (Henry Koster 1954). Brando più che Napoleone fa... Brando, irresistibile gigione. Désirée Clary (Jean Simmons) è uno dei primi amori del giovanissimo ufficiale. La sua famiglia gestisce il più prestigioso negozio di tessuti di Marsiglia. La ragazza felice e propositiva dice al fidanzato: “Vedrai, un giorno potrai diventare primo commesso della ditta.” Napoleone: “Ma sei matta? Il mio destino è di fare la storia.”.

E poi il Bonaparte “italiano”. Nel 2006 Paolo Virzì ha ripreso il testo di Ernesto Ferrero N (Io e Napoleone), premio Strega nel 2000, e ne ha fatto un film di qualità. Sconfitto a Lipsia Bonaparte viene mandato all’Elba. In attesa di organizzare la sua fuga, il “prigioniero” (Daniel Auteuil) chiama il giovane Martino per riordinargli la biblioteca. Martino, idealista che odia le dittature, cerca il modo per uccidere Napoleone. Non ci riuscirà. Auteuil è l’attore perfetto. Assomiglia all’originale, rimandatoci dall’immensa iconografia che lo riguarda, in modo impressionante. L’attore francese, grazie alla guida degli autori, ci mette del suo attribuendo al Bonaparte umorismo e un’ autoironia che in realtà non gli apparteneva, così come non appartiene ai dittatori, incapaci di non prendersi sul serio.

Voglio ricordare lo sceneggiato della Rai del 1973 Napoleone a Sant’Elena con un ottimo Renzo Palmer. Attraverso una ricerca accurata di documenti, si racconta del processo allo sconfitto di Waterloo, celebrato dalle nazioni della coalizione vincitrice, con gli inglesi che premevano per il patibolo. Ultima citazione, un titolo prezioso, quasi sconosciuto, Sant’Elena, piccola isola (1943) diretto da Renato Simoni e Umberto Scarpelli. Napoleone è Ruggero Ruggeri, gran maestro di recitazione, con quella voce da strumento musicale: era il Gesù di Don Camillo. Ruggeri aveva 72 anni, a fronte dei 46 di Bonaparte quando arrivò a Sant’Elena. Ma non ha importanza. Il grande attore trasmette alla perfezione la frustrazione di quell’uomo che era stato “in cima al mondo” e adesso doveva vivere vessato dal suo carceriere inglese, il generale Lowe. Indimenticabile è la sequenza della morte, con Napoleone circondato dai pochi fedeli rimasti con lui fino all’ultimo. 

   

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