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dario carta
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mercoledì 16 maggio 2012
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dream-horror e psycho-thriller
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Per nulla scontato,nonostante le apparenze,il "Dream House" di Jim Sheridan chiede un ricorso in appello.
Indagato per inciuccio con gli algoritmi del marketing sottobosco delle majors e ostacolato per un qualche motivo persino dalla Universal (non sono state concesse in USA recensioni in anteprima),il film sembra il controverso prodotto della fretta sul mercato del rapido consumo.
Non banale nè distratta,la pellicola di Sheridan,plasmata sulle righe dello scrittore David Loucka,presenta l'identità sottoscritta da gente del calibro di Daniel Craig,Rachel Weisz,Naomi Watts,tutti chiamati a dare la forma ad un lavoro dalle potenzialità svilite dalla distrazione.
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Per nulla scontato,nonostante le apparenze,il "Dream House" di Jim Sheridan chiede un ricorso in appello.
Indagato per inciuccio con gli algoritmi del marketing sottobosco delle majors e ostacolato per un qualche motivo persino dalla Universal (non sono state concesse in USA recensioni in anteprima),il film sembra il controverso prodotto della fretta sul mercato del rapido consumo.
Non banale nè distratta,la pellicola di Sheridan,plasmata sulle righe dello scrittore David Loucka,presenta l'identità sottoscritta da gente del calibro di Daniel Craig,Rachel Weisz,Naomi Watts,tutti chiamati a dare la forma ad un lavoro dalle potenzialità svilite dalla distrazione.
L'editore Will Atenton (Daniel Craig) lascia Manhattan,i suoi rumori e la sua Compagnia,per trasferirsi definitivamente in una deliziosa casetta appena acquistata in provincia per dedicarsi,in compagnia della moglie Libby (Rachel Weisz) e delle due loro bambine,alla stesura di un romanzo.
Tutto sembra tranquillo nella nuova casa,dove regna la serenità e l'amore,ma la pace viene presto minacciata dalla presenza del vicino di casa Jack (Marton Csokas),in lite con la moglie Ann (Naomi Watts) per la custodia della figlia.
In aggiunta avvengono in continuazione fenomeni inspiegabili,come l'invasione di un gruppo di ragazzi poco raccomandabili nella cantina della casa,trovati da Will durante riti satanici.
L'uomo intanto sviluppa un'amicizia trasparente con Ann,ma questa sembra guardarlo con gli occhi di chi lo conosce da molto tempo.
Will cerca di capire cosa gli sta succedendo attorno e la verità verrà a galla in un ospedale psichiatrico dove Will apprenderà di essere stato recluso per cinque anni,dopo aver massacrato la sua famiglia.
In "Dream House",non un horror movie da catalogo,quanto piuttosto uno psyco-thriller,la paura non aggredisce sulla poltrona,preferendo compiacersi dei tratti di uno sgomento psicologico insistente e sottile,tanto acuto da penetrare nelle incertezze ancestrali con le quali gioca come un fantasma con un bambino che non ne conosce il nome.
La ghost story abbraccia la narrazione con il respiro lento e faticoso di un mistero sepolto nella mente di un uomo il cui ricordo si incarna in una famiglia che non è più,se non nella sua deformata realtà.
La casa di Will,la Dream House, è il focolare domestico,la fiamma cauta e tiepida del calore umano,la fusione di un nucleo sincero fatto di figli,di casa,di sponsalità.
A contrasto il regista inquadra i vicini,che non condividono la stessa apparente sorte degli Atenton e la fotografia è subito oscura e irrequieta,perchè tra le pareti di quella casa non vive la serenità ma la tragedia.
Sheridan prepara il film con ritmo lento e misurato,scandendo il battere di un'agitazione impalpabile fatta di indizi e sospetti,in un respiro sempre più accelerato da avvenimenti inquietanti.
Il comportamento di Ann,che sembra guardare Will con lo sguardo di una conoscenza preoccupata,il suo colloquio con il direttore dell'ospedale psichiatrico,che mostra all'uomo gli occhi della sua follia fermati sulla carta di una foto,la spiegazione della sua nuova identità,crittografata in lettere e numeri concepiti nei cinque anni di reclusione,in un ensemble che ricorda un poco le rivelazioni finali dell'"Isola della paura" di Lehane,aprono il sipario della storia,mentre gli spettri di Will mostrano il loro volto tessuto in una trama di psicologia malata e delitto.
Quando Will vedrà i suoi fantasmi svanire,tornerà ad essere Peter e in casa sua affronterà le sue ombre fino a ritrovare la realtà.
Ma gli spiriti vegliano anche senza il corpo e la giustizia seguirà il suo corso portando l'inferno a chi ne cerca le fiamme.
Finisce così "Dream House" e il suo sapore leggero,thriller psicologico dall'atmosfera insoddisfatta e sottile.
Finisce con un'ossequiosa riverenza al copione del cinema di routine,in un epilogo che riporta il cinema sulla strada principale per Hollywood,dove le suggestioni restano miraggi e l'incanto si rompe nell'aria disturbata dall'apatia.
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saraelle
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lunedì 6 agosto 2012
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veramente troppo visto!
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In questo film c'è veramente troppo di già visto! A cominciare dalla scontatissima trama della casa più o meno abitata da presenze, negli ultimi 30 anni presa e ripresa da Hollywood in tutte le salse, con le solite nevicate e le solite "storiche" bambine (echi de La Casa e da Shining), per continuare con pesanti suggestioni da The Others ed arrivare senza sorprese a Sesto Senso o ancora più chiaramente a L'isola della paura di Lehane/Shutter Island. Il tutto in mancanza di veri colpi di scena, perchè la strada che sta prendendo il racconto si intuisce subito. Forse per salvare il salvabile, negli ultimi 20-30 minuti la storia subisce un'accelerazione, in una specie di riepilogo tra reale ed irreale non privo di confusione ed un finale semplicistico e poco credibile.
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In questo film c'è veramente troppo di già visto! A cominciare dalla scontatissima trama della casa più o meno abitata da presenze, negli ultimi 30 anni presa e ripresa da Hollywood in tutte le salse, con le solite nevicate e le solite "storiche" bambine (echi de La Casa e da Shining), per continuare con pesanti suggestioni da The Others ed arrivare senza sorprese a Sesto Senso o ancora più chiaramente a L'isola della paura di Lehane/Shutter Island. Il tutto in mancanza di veri colpi di scena, perchè la strada che sta prendendo il racconto si intuisce subito. Forse per salvare il salvabile, negli ultimi 20-30 minuti la storia subisce un'accelerazione, in una specie di riepilogo tra reale ed irreale non privo di confusione ed un finale semplicistico e poco credibile. In sostanza, non si vede il thriller, mancando l'elemento sorpresa: resta il tentativo di fare qualcosa di psicologico, ma la prevedibilità e la trama veramente debolissima (poco convincente anche la dinamica dell'assassinio) ne fanno un film malriuscito,inutilmente ambizioso, a cominciare dal cast, affollato di attori "noti" che danno una prova più o meno all'altezza della loro fama (a parte Naomi Watts, abbastanza appannata), ma senza acuti. Forse se si avesse avuto il coraggio di affondare il coltello con più determinazione nei meandri della psiche del protagonista, abbandonando tutto il corollario delle facili suggestioni commerciali hollywoodiane, rinunciando al solito imbarazzante happy end con tanto di successo editoriale che fa molto east-coast (ma che appare di un'incredibile superficialità), si sarebbe potuto parlare di qualcosa di compiuto.
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joan holden
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venerdì 10 agosto 2012
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tre grandi attori per un film piccolo piccolo
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Uno scrittore impazzito che, nel mezzo di una bufera di neve, riversa le sue frustrazioni sulla famiglia fino a provare il desiderio di sterminarla.
No, non stiamo parlando di quel capolavoro di Shining, ma del decisamente più modesto Dream House, diretto dall'irlandese Jim Sheridan.
Catalogare il film come "non riuscito" sarebbe un eufemismo, dal momento che si tratta di una pellicola rinnegata dallo stesso regista nonché dagli attori: una post-produzione travagliata che ha impedito a Sheridan di imprimenre il suo marchio sul progetto, con inevitabili conseguenze nefaste sulla riuscita del film.
Non potendo sapere quanto e in che modo le decisioni della produzione abbiano inciso sul risultato finale, dobbiamo limitarci a prendere Dream House per quello che è: uno psycho-thriller a tinte horror deludente, prevedibile e a tratti sconclusionato.
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Uno scrittore impazzito che, nel mezzo di una bufera di neve, riversa le sue frustrazioni sulla famiglia fino a provare il desiderio di sterminarla.
No, non stiamo parlando di quel capolavoro di Shining, ma del decisamente più modesto Dream House, diretto dall'irlandese Jim Sheridan.
Catalogare il film come "non riuscito" sarebbe un eufemismo, dal momento che si tratta di una pellicola rinnegata dallo stesso regista nonché dagli attori: una post-produzione travagliata che ha impedito a Sheridan di imprimenre il suo marchio sul progetto, con inevitabili conseguenze nefaste sulla riuscita del film.
Non potendo sapere quanto e in che modo le decisioni della produzione abbiano inciso sul risultato finale, dobbiamo limitarci a prendere Dream House per quello che è: uno psycho-thriller a tinte horror deludente, prevedibile e a tratti sconclusionato.
L'idea di base dalla quale il film si sviluppa è trita e ritrita: la casa che da luogo accogliente diventa teatro del'orrore, la famigliola felice che nasconde verità angoscianti, le bambine sensitive...non occorreva certo l'aiuto del trailer-spoiler (un plauso comunque a chi l'ha realizzato, della seria "e ora il film che me lo guardo a fare?!") per capire dove la storia voleva andare a parare.
Non siamo più il pubblico ingenuo de Il Sesto Senso o The Others, e del resto l'inganno in questo caso è mal celato.
Il film, dopo qualche sussurro horror, si avventura sul percorso decisamente più interessante del dramma psicologico, quando Will comprende di star vivendo una realtà distorta partorita dalla sua mente malata: indubbiamente l'aspetto più riuscito del film, grazie alla sensibilità di Sheridan nel trattare le emozioni dei personaggi e all'ottima interpretazione di Daniel Craig.
La parte finale del film vira bruscamente verso il thriller. Se l'horror delude per i suoi prevedibili risvolti, il thriller riesce a far peggio, fornendo una risoluzione del mistero ancora una volta scontata e poco credibile.
Non bastano due grandi attori come Craig e Rachel Weisz a risollevare una trama scontata e piena di buchi, nonostante l'intimità familiare che i due riescono a ricreare (non a caso galeotto fu il set). La famiglia dipinta come rifugio dell'uomo perduto, tanto calda e accogliente nella sua irrealtà, quanto fredda e arida è quella della vicina, una Naomi Watts sbiadita e male impiegata.
Alla fine il libro verrà scritto, ma la casa dei sogni, avvolta tra le fiamme, crollerà. E il film con essa.
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donni romani
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domenica 8 luglio 2012
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solido thriller psicologico per daniel craig
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Echi del passato, giochi di una mente malata, fantasie evocate dall'impossibilità di accettare il dolore, persone care morte da tempo che tornano in vita e scompaiono nuovamente. Detta così la trama del nuovo film di Jim Sheridan potrebbe ricordare quella di tanti altri film che si avventurano nel territorio oscuro di menti labili che non riescono a distinguere il reale dall'immaginario, ma non fatevi ingannare dall'uscita estiva, siamo di fronte ad un film di atmosfera solido e toccante, che, anche se con qualche ingenuità di sceneggiatura specie nella chiusura della trama, non si fatica ad accostare a "Shutter Island" o "Il sesto senso".
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Echi del passato, giochi di una mente malata, fantasie evocate dall'impossibilità di accettare il dolore, persone care morte da tempo che tornano in vita e scompaiono nuovamente. Detta così la trama del nuovo film di Jim Sheridan potrebbe ricordare quella di tanti altri film che si avventurano nel territorio oscuro di menti labili che non riescono a distinguere il reale dall'immaginario, ma non fatevi ingannare dall'uscita estiva, siamo di fronte ad un film di atmosfera solido e toccante, che, anche se con qualche ingenuità di sceneggiatura specie nella chiusura della trama, non si fatica ad accostare a "Shutter Island" o "Il sesto senso". Il protagonista Will Attenton, uomo di successo, decide di trasferirsi fuori città con la moglie Libby e le due figlie, per dedicarsi maggiormente alla famiglia. Idilliache scene iniziali sono sempre foriere di prevedibili tragedie e infatti episodi inquietanti cominciano a turbare la pace della famiglia. Senza svelare troppo della trama che Sheridan distribuisce in un crescendo di solida suspance, sarà un lungo percorso ad ostacoli quello che Will dovrà percorrere per sbrogliare una matassa che è fatta di sofferenza, di colpe, di morte e di follia. E come in un puzzle grondante dolore ogni incastro porta al successivo, facendo emergere un delitto atroce, una famiglia distrutta, un uomo incapace di riemergere da quell'incubo se non inventandosi un altro se stesso. Struggente parabola del lutto oltre che vibrante thriller psicologico "Dream house" si avvale di un cast all stars con Daniel Craig, fortunatamente lontano dai muscoli un po' tonti di James Bond, capace di imprimere al suo Will uno sguardo sconcertato e coraggioso, capace di guardare dentro se stesso pur sapendo di essere destinato a trovare l'abisso, una Rachel Weisz dolce, materna, avvolgente e salvifica grazie alla forza dell'amore e una Naomi Watts ambigua e seducente nel suo essere sottomessa ad un marito violento.
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gianleo67
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venerdì 7 settembre 2012
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dejavù...tra sogno e realtà
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Stimato e affermato editor decide di lasciare il lavoro per dedicarsi alla stesura di un libro e alla famiglia, con cui si trasferisce in una bella villetta fuori città. La loro casa dei sogni tuttavia è stata il teatro (cinque anni prima) di un massacro in cui sembra che un padre abbia ucciso le sue due figliolette e la bella moglie.L'atteggiamento di vicini e polizia non aiuta a capire la verità sulla vicenda. Indeciso tra gli echi sinistri della paranoia domestica di un irrisolto scrittore alla 'Overloock Hotel' e il dramma romantico e melenso alla 'Ghost', è un thriller modesto e confuso che parte in sordina e si affranca con un buon crescendo di suspence e tensione banalizzati da un finale precipitoso e buonista.
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Stimato e affermato editor decide di lasciare il lavoro per dedicarsi alla stesura di un libro e alla famiglia, con cui si trasferisce in una bella villetta fuori città. La loro casa dei sogni tuttavia è stata il teatro (cinque anni prima) di un massacro in cui sembra che un padre abbia ucciso le sue due figliolette e la bella moglie.L'atteggiamento di vicini e polizia non aiuta a capire la verità sulla vicenda. Indeciso tra gli echi sinistri della paranoia domestica di un irrisolto scrittore alla 'Overloock Hotel' e il dramma romantico e melenso alla 'Ghost', è un thriller modesto e confuso che parte in sordina e si affranca con un buon crescendo di suspence e tensione banalizzati da un finale precipitoso e buonista. Apprezzabili alcune idee di uno script che cerca di sconfessare le apparenti certezze di una narrazione ordinaria insinuando il ragionevole dubbio di uno scenario incoffesabile (e pure confessato) e un meccanismo c! he indu gia con accortezza su uno scarto temporale (un lustro esatto) che separa il tragico fatto di sangue dagli accadimenti che si svolgono (o sembrano svolgersi) nel presente. Evidenti e incomprensibili lacune del montaggio tuttavia, vanificano questi buoni propositi attraverso un patchwork di situazioni drammatiche e momenti di souplesse della tensione narrativa che danno l'idea complessiva di un meccanismo che giri pò a vuoto, quando non si trascini stancamente verso un esito di prevedibile scontatezza. Buona comunque la prova di un Daniel Craig che gioca la carta dello scrittore fallito e maledetto e da una coppia di comprimarie femminili (le belle Naomi Watts e Rachel Weisz) funzionali quanto basta ma in fondo marginalizzate da una regia che perde vigore nel processo centrifugo di una trama che sembra sfilacciarsi verso un epilogo di irrisolta tensione drammatica. Trascurabile dejavù.
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