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lollixo
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venerdì 27 aprile 2012
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film penoso sopravvalutatissimo
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ATTENZIONE CONTIENE SPOILER, LETTURA SCONSIGLIATA A CHI NON HA VISIONATO IL FILM
ho cercato moltissimo questo prodoto che molti osannano come capolavoro e finalmente l'ho visto. bhè che dire, la prima parte è stupenda con i due titani del cinema che si studiano e si conoscono per non parlare della splendida scena cult della tavola calda, quindi fin qui tutto ok ma c'è un problema, il film continua e nella seconda parte tira fuori il peggio di se. andando per ordine: de niro viene dipinto come un grande pianificatore di rapine e calcolator, ecco ora secondo voi quell'obbrobrio stile B movie anni 70 che combina nella banca (per non parlare dell'improponibile sparatoria con tutto il dipartimento, in allegria) vi sembra un piano calcolato studiato e approfondito? se volete "realismo" su questo fronte guardatevi "the town"; ma va bene quella scena va così.
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ATTENZIONE CONTIENE SPOILER, LETTURA SCONSIGLIATA A CHI NON HA VISIONATO IL FILM
ho cercato moltissimo questo prodoto che molti osannano come capolavoro e finalmente l'ho visto. bhè che dire, la prima parte è stupenda con i due titani del cinema che si studiano e si conoscono per non parlare della splendida scena cult della tavola calda, quindi fin qui tutto ok ma c'è un problema, il film continua e nella seconda parte tira fuori il peggio di se. andando per ordine: de niro viene dipinto come un grande pianificatore di rapine e calcolator, ecco ora secondo voi quell'obbrobrio stile B movie anni 70 che combina nella banca (per non parlare dell'improponibile sparatoria con tutto il dipartimento, in allegria) vi sembra un piano calcolato studiato e approfondito? se volete "realismo" su questo fronte guardatevi "the town"; ma va bene quella scena va così. poi parliamo del "fantastico" scontro finale nei campi dell'aereoporto, anche qui improponibile la "finale", spiego: ci viene mostrata una scena di de niro che sta uscendo dal "nascondiglio" apprestandosi a cogliere di sorpresa al pacino, fin qui ok, quest'ultimo si accorge grazie un sapiente "sfruttamento" delle luci aeroportuali dell' attentato grazie all'ombra quindi si gira e spara, e qui la regia, sceneggiatura, fotografia compiono una castroneria assurda: de niro accusa i colpi e magicamente signori si trovava come nel mezzo del "fortino" e nell'inquadratura non vi era traccia neppure minuscola del suo nascondiglio; per chi no navesse capito spiego: ma se de niro è un grande calcolatore ecc, avrebbe senso per lui uscire così allo scoperto tanto da lasciare il nascondiglio (per giunta stava rivolto verso pacino) e non aver sparato nemmeno un colpo?? qui si conclude il mio punto di vista, maturato dalal visione di centinaia di film di tutti i generi tra i più disparati: dalle ciofeche (avatar) ai capolavori (lebowsky,pulp fiction ecc). buona visione!
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denzel for ever
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martedì 15 novembre 2011
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nn un capolavoro
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per me nn è un capolavoro...de niro e al pacino secondo me hanno fatto film migliori...pero nn si puo dire che è brutto anzi......per me è un film da tre stelle e mezza.....e visto che ha un rating di 4 gli do 3 stelle....cmq apparte le steline....ha una parte finale bella....ma ci sn state troppe scene lunghe e a mio parere inutili
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bella earl!
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lunedì 7 novembre 2011
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al pacino e bob de niro: la caccia è aperta.
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- Devo tenermi la mia angoscia. La devo proteggere. Perché mi serve, mi mantiene scattante, reattivo come devo essere. -
Vincent Hanna è un marine pluridecorato ritiratosi per diventare un tenente della Divisione Rapine/Omicidi di Los Angeles, la città degli angeli. La sua carriera piena di successi viene a intralciarsi bruscamente con la strada di un grandissimo ideatore di piani di rapina sottoforma d'arte che di nome fa Neil McCauley. L'abile ladro sta progettando il colpo della vita per potersi mettere a proprio agio economicamente e poter fuggire insieme alla sua ragazza. Altri tre abili ladri lo seguiranno in questa "impresa" per vivere una nuova vita.
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- Devo tenermi la mia angoscia. La devo proteggere. Perché mi serve, mi mantiene scattante, reattivo come devo essere. -
Vincent Hanna è un marine pluridecorato ritiratosi per diventare un tenente della Divisione Rapine/Omicidi di Los Angeles, la città degli angeli. La sua carriera piena di successi viene a intralciarsi bruscamente con la strada di un grandissimo ideatore di piani di rapina sottoforma d'arte che di nome fa Neil McCauley. L'abile ladro sta progettando il colpo della vita per potersi mettere a proprio agio economicamente e poter fuggire insieme alla sua ragazza. Altri tre abili ladri lo seguiranno in questa "impresa" per vivere una nuova vita. Hanna dovrà fermarli ad ogni costo.
E' Michael Mann a dirigere il poliziesco definitivo, un film a cui tutti i seguenti Thriller s'ispireranno. Mann è puntiglioso, lavora bene e dimostra la sua esperienza.con un'ottima regia. Gli interpreti sono ciò che sul mercato c'è di meglio: Val Kilmer, Jon Voight, Natalie Portman e Tom Sizemore accompagnati ovviamente dagli spettacolari Al Pacino e Bob De Niro. Le interpretazioni sono esperte Pacino è esuberante e traborda grandezza da tutti i pori, mentre De Niro è più razionale e trasmette aria di sicurezza e di "sapere il fatto suo". Poliziesco finale.
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ultimoboyscout
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sabato 24 settembre 2011
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la regola dei 30 secondi netti.
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Film strepitoso, con due attori magnifici in forma smagliante ed un regista in stato di grazia. I personaggi interpretati da Pacino e DeNiro sono il fiore all'occhiello della pellicola, così diversi se non all'opposto ma accomunati da diverse cose, prima fra tutte che nessuno dei due è un eroe e che nessuno dei due resta troppo simpatico. Il poliziotto Vincent Hanna, interpretato da Pacino è un vero cacciatore, punta la sua preda e non la molla fino alla fine. Il criminale Neil McCauley è un gelido e calcolatore DeNiro: per entrambi il proprio lavoro è più di una vocazione, un'ossessione, sono due maniaci che raramente appaiono contemporaneamente nella stessa inquadratura e nonostante il loro carisma lasciano spesso spazio al resto del cast, notevolissimo nei personaggi secondari.
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Film strepitoso, con due attori magnifici in forma smagliante ed un regista in stato di grazia. I personaggi interpretati da Pacino e DeNiro sono il fiore all'occhiello della pellicola, così diversi se non all'opposto ma accomunati da diverse cose, prima fra tutte che nessuno dei due è un eroe e che nessuno dei due resta troppo simpatico. Il poliziotto Vincent Hanna, interpretato da Pacino è un vero cacciatore, punta la sua preda e non la molla fino alla fine. Il criminale Neil McCauley è un gelido e calcolatore DeNiro: per entrambi il proprio lavoro è più di una vocazione, un'ossessione, sono due maniaci che raramente appaiono contemporaneamente nella stessa inquadratura e nonostante il loro carisma lasciano spesso spazio al resto del cast, notevolissimo nei personaggi secondari. Più asciutta e contenuta l'interpretazione di DeNiro, teatrale e chiassosa quella di Pacino. Il film è divisibile in due parti abbastanza distinte: la prima è intensa e descrittiva, la seconda più veloce e ricca d'azione e i 159 minuti di durata non annoiano mai nonostante s'ingarbugli parecchio. Pellicola molto densa e senza pause, tanta azione ma anche forti risvolti psicologici, non solo nei personaggi ma più nello specifico nello scontro tra il poliziotto ed il rapinatore. Perchè il loro prima di essere uno scontro sul campo è soprattutto una sfida a scacchi di testa. In questo affresco stranamente romantico (in questo Mann è stato clamoroso!) possiamo poi trovare elementi minori ma pur sempre necessari allo svolgimento della storia, ovvero ironia della sorte, casualità, scelte e coincidenze. L'accettazione dell'ultima missione suicida ricorda parecchio quella de "Il mucchio selvaggio". Due le scene clou: l'incontro nel bar tra i due protagonisti e la fantastica sparatoria dopo la rapina in banca. Metto questo film tra i primi cinque della mia personalissima classifica all-time, credo sia il poliziesco per antonomasia e dico meno male che c'è chi crede ancora nel cinema come Michael Mann!
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dounia
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mercoledì 15 giugno 2011
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un film svolto da un "artigiano" del cinema
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Il è film moto bello, dove il tempo scorre e non te ne accorgi! Le capacità del regista Michael Mann sono forti, si vede la mano di una persona che sa "costruire" bei film e mette in rilievo le figure di due grandi attori: Al Pacino e Robert De Niro.
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trezegol
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martedì 14 giugno 2011
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da vedere,ottimo.
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Ottimo film,storia intrigante,diverso dai film solo azione di adesso,gli attori è inutile dire che sono magnifici,buona visione!
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mr cinefilo
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mercoledì 18 maggio 2011
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capolavoro
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Probabilmente il film d'azione più bello mai realizzato; gli elementi ci sono tutti: cast stellare con 2 dei più grandi attori della storia di hollywood, un regia maestosa a dir poco, una trama non complessa, ma con varie sottotrame ad alimentare la durata del film senza avere la sensazione che alcune scene andrebbero tagliate.
2 scene magistrali: l'incontro tra De Niro e Al Pacino; la sparatoria fuori dalla banca.
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alex_23
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sabato 14 maggio 2011
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un signor poliziesco
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E' già stato detto tutto. Dei protagonisti magistrali, delle scene d'azione, della lunghezza del film.
Tutto molto bello e avvincente. Storico il dialogo De Niro-Pacino davanti alla tazza di caffè.
Me l'aspettavo leggermente diverso, ho notato che il regista approfondisce molto la vita privata dei personaggi dando molto spazio alle loro famiglie. Guardatelo!
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trezegol
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giovedì 14 aprile 2011
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ottimo!
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Ottimo film, Pacino e De Niro in ottima forma,storia interessante insomma da vedere per chi ama i classici film con un buon mix d'azione e trama ben inserita!
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tony montana
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mercoledì 8 dicembre 2010
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il capolavoro di michael mann
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Un professionista del crimine, Neil McCauley, è il capo di una efferata band ed è famoso per la velocità con cui riesce a tirarsi fuori da ogni situazione complicata. Durante l'assalto a un furgone portavalori la situazione prende una piega difficile ed è costretto a eliminare i tre agenti della scorta. Ma un poliziotto-segugio, Vincent Hanna, fallito nei sentimenti ma implacabile nella professione, gli si mette alle calcagna. Dopo mesi di indagini serrate, il poliziotto riesce a individuare tutti i componenti della band. Ormai sa tutto di loro: si tratta solo di incastrarli. Comincia un lungo e teso gioco tra gatto e topo, nella preparazione del drammatico scontro finale.
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Un professionista del crimine, Neil McCauley, è il capo di una efferata band ed è famoso per la velocità con cui riesce a tirarsi fuori da ogni situazione complicata. Durante l'assalto a un furgone portavalori la situazione prende una piega difficile ed è costretto a eliminare i tre agenti della scorta. Ma un poliziotto-segugio, Vincent Hanna, fallito nei sentimenti ma implacabile nella professione, gli si mette alle calcagna. Dopo mesi di indagini serrate, il poliziotto riesce a individuare tutti i componenti della band. Ormai sa tutto di loro: si tratta solo di incastrarli. Comincia un lungo e teso gioco tra gatto e topo, nella preparazione del drammatico scontro finale.
Ci sono molte ragioni per cui può valere la pena guardare un film, ragioni d’ogni natura. A prescindere da ogni altro aspetto però, il motivo principale per non perdersi Heat è che si tratta dell’unica occasione che si ha per ammirare, l’uno di fronte all’altro, due fra i più grandi attori che abbiano mai calcato un set cinematografico: Robert De Niro e Al Pacino, finalmente faccia a faccia ad oltre vent’anni di distanza dall’uscita de Il Padrino Parte II, un capolavoro che, pur annoverando entrambi gli interpreti, li destinava a due piani temporali separati, impedendone così la contemporaneità sullo schermo.
Un incontro-scontro esplosivo e leggendario che tutti i fan della settima arte si immaginavano e solamente sognavano.
Se si è alla ricerca di un modello cinematografico in grado di fornire una valida esemplificazione di come si possano costruire e caratterizzare al meglio i personaggi nel contesto di un film, allora occorre soffermarsi su quest’opera di Michael Mann che in tema di configurazione dei personaggi, ma non solo, può davvero insegnare qualcosa. Lo studio, nonché la contrapposizione dei due protagonisti può definirsi magistrale, specialmente se si considera che l’ambito è quello, non favorevolissimo, del poliziesco d’azione, che abitualmente non fa dell’analisi il suo punto forte. Heat, proprio in virtù di una sceneggiatura che contempla personaggi di straordinaria solidità, molto ben pensata e sapientemente costruita, si eleva nettamente al di sopra del prodotto medio di genere.
Il film si incentra sul confronto sempre più ravvicinato fra il rapinatore esperto e il poliziotto navigato; due individui che, pur essendo l’uno rappresentante della criminalità e l’altro della legge, possiedono peculiarità caratteriali, nonché valori morali, che mal si sposano con le rispettive professioni. Neil, pur riconoscendosi nel suo ruolo di fuorilegge, sente intimamente il bisogno di ridefinire la propria vita, di normalizzarla, e quando conosce Eady capisce che è giunto il momento di regolarizzare la propria esistenza, perché «la vita è breve, ogni momento è regalato». Vincent invece, ossessionato com’è dai criminali che deve acciuffare, finisce col trascurare gli affetti, colleziona divorzi, e riesce a rendersi insopportabile a chi gli vuole bene. Il “cattivo” è posato, scrupoloso, vendicativo ma al tempo stesso dotato di sensibilità; il “buono” è rude, istintivo, incapace di anteporre la famiglia al lavoro. Mann gioca abilmente con queste contraddizioni e con ogni elemento contrastante per costruire un intreccio in grado di appassionare lo spettatore, ma anche di suscitare nello stesso empatia verso i vari stati d’animo dei personaggi.
Straordinariamente simbolica in quest’ottica la scena della caffetteria, nella quale McCauley e Hanna si ritrovano seduti ad un tavolo a discutere delle proprie vite come si fa tra vecchi amici, come se l’essere preda e cacciatore per un attimo non contasse nulla, salvo poi salutarsi con un avvertimento reciproco. Molto della riuscita di questa scena, come di tutto il film, si deve ovviamente allo straordinario talento di Al Pacino e Robert De Niro, che impersonano alla perfezione i rispettivi personaggi. Forse De Niro si guadagna un punto in più in virtù di un ruolo solo in apparenza facile, che in realtà necessitava di una recitazione particolarmente misurata. Pacino offre la consueta ottima prova, ma è agevolato da una parte nella quale può esprimersi nel modo a lui più congeniale, ovvero sbraitando e gesticolando all’eccesso. Anche i personaggi secondari sono ben costruiti e il cast di contorno è molto ricco. Fra gli altri, citiamo i nomi di John Voight, Ashley Judd, Val Kilmer, una giovanissima Natalie Portman e un Tom Sizemore sempre validissimo in ruoli di supporto come questo. Da segnalare anche l’ottimo doppiaggio di Giancarlo Giannini per Pacino e di Ferruccio Amendola per De Niro.
L’atmosfera generale è decisamente suggestiva, e molto del merito va ad una regia estremamente comunicativa e ben dosata, fatta di movimenti di macchina sempre opportuni, e d’inquadrature statiche quando la situazione lo richiede. La macchina da presa pare trovare sempre l’angolo giusto, la prospettiva migliore, per scrutare l’azione. Il regista è fra l’altro coadiuvato dalla bella fotografia realizzata dall’ottimo Dante Spinotti, che eccelle letteralmente nella valorizzazione delle numerose scene notturne. La resa dei conti finale è un po’ deludente visto che si concilia poco con l’atmosfera generale delle tre ore di proiezione, però chiude perfettamente uno dei più grandi film degli ultimi vent’anni, che ha ridefinito e perfezionato un genere e che certamente non è da perdere.
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