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L'eclisse |
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Un film di Michelangelo Antonioni.
Con Monica Vitti, Francisco Rabal, Alain Delon, Louis Seigner, Lilla Brignone.
continua»
Drammatico,
b/n
durata 125' min.
- Italia 1962.
MYMONETRO
L'eclisse
valutazione media:
4,00
su
9
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Dopo una deludente storia d'amore, una ragazza si lega ad un uomo solo per evadere dalla routine. Un episodio drammatico le farà comprendere il fondamentale cinismo del suo compagno che, come lei, non si recherà al seguente appuntamento.
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Dopo la rottura con un amante intellettuale, una giovane donna conosce un agente di Borsa, ma è un breve incontro che presto si logora. È un blues su una situazione di crisi. Chiude la trilogia aperta con L'avventura (1960) e continuata con La notte (1961), ed è il meno romantico dei tre, il più preciso a livello sociologico, il più asciutto per nervosa stringatezza di linguaggio. La nevrosi che corrode esistenze e rapporti si fa stile, forma e non azione: in questo senso, per il dominio della casualità delle cose da cui sono scomparsi i segni umani, il finale è un punto di arrivo e di non ritorno. L'eclisse è, ovviamente, quella dei sentimenti. O degli affetti? La canzone omonima dei titoli fu un successo di Mina. Premio speciale della giuria a Cannes. Scritto con Tonino Guerra, collaborazione di Elio Bartolini e Ottiero Ottieri. Fotografia: Gianni Di Venanzo. Musica: Giovanni Fusco.
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premi nomination |
Festival di Cannes 1 0 |
Antonioni:idee e non solo alienazione
giovedì 29 settembre 2011
di M.D.C
Volti, superfici, silenzi e, secondo i detrattori, un'aura di glaciale e nobilissima noia. Ma, nonostante i tentativi di imbrigliarli, i film di Antonioni sfuggono incontrollati alle definizioni e forse, proprio per questa ragione, ne hanno ricevute innumerevoli: alienazione, incomunicabilità, estetica del disincanto... Se il vuoto, un'assenza opprimente che si dilata in modo minaccioso, ha un peso evidente nelle storie(e non solo nelle immagini) del regista lo hanno altrettanto le idee, le intuizioni continua » |
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| Riccardo (Francisco Rabal) e Vittoria (Monica Vitti) | |
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Io volevo farti felice. Quando ci siamo incontrati avevo vent’anni: io ero felice! |
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| Alain Delon e Monica Vitti, amanti per caso | |
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Mi sembra di essere all'estero. Pensa che strano: a me questa sensazione me la dai tu. |
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| Riccardo (Francisco Rabal) | |
| Vorrei non amarti. Ma amarti… è molto meglio. | |
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Altre frasi celebri del film L'eclisse
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Nel mondo d’oggi, così esteriore e brutale, così edonistico e opaco, gli uomini non sanno più comunicare fra loro, non hanno più tempo di conoscersi, hanno perso ogni possibilità di capirsi: e perciò non amano più. Fra tutte le crisi del nostro tempo, così, quella dell’amore-sentimento è forse la più grave perché ha distrutto l’unico ponte che fosse riuscito finora a unire le creature più disparate e ha ridotto gli uomini a cose e i loro rapporti sociali a un desolato incontro di mura senza finestre. » |
di Nicola Ranieri
Già nella tetralogia, da L’avventura (1959) a Il deserto rosso (1964), la connessione tra storia e vedere è presente. Il nodo tematico, la “malattia dei sentimenti”, viene esaurito subito; poco dopo l’inizio di ogni film non c’è quasi più nulla che non si sappia. Sul nodo tematico domina la ricognizione, l’itinerario attraverso l’impossibilità, non per giungere a comporla, al suo superamento, per acquietare un ordine; tutt’altro. L’impossibilità aumenta, senza crescendo, si conferma per estensione dal sentimento all’azione. » |
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di Georges Sadoul
Una giovane donna (Monica Vitti) dopo la rottura con un amante Intellettuale (Francisco Rabal) si trova libera, a Roma in un torrido luglio. Diviene l’amica dell’attivo segretario d’un agente di cambio (Alain Delon), ma si tratterà di un breve incontro presto logorato che finirà in un appuntamento mancato da ambedue i protagonisti. È l’ultima parte della trilogia che comprende L’avventura e La notte. Accolto con poco entusiasmo, il film è, secondo alcuni, superiore ai precedenti. Sequenze notevoli: la scena della rottura tra i due amanti che “non hanno più nulla da dirsi”; la serata in casa d’una vicina appena tornata da un viaggio in colonia; una seduta di Borsa in cui si gioca al ribasso; la rapida crociera in aereo; un incontro amoroso; l’automobile ritrovata nel Tevere col cadavere di chi l’ha rubata e con il giovane unicamente preoccupato dello stato della carrozzeria; l’appuntamento mancato, in un quartiere in cui sopraggiunge la notte e oggetti, alberi, insetti hanno vita senza ché ci siano uomini. » |
di Walter Veltroni
La luce del sole si spegne, con l’eclisse, su una Roma estiva e cattiva, vuota e solitaria. Lì si incontrano i cuori contrari della timida, introversa Vittoria e del sicuro, arrembante Piero. Sono lontani e scontano la loro diversità in una geometria di silenzi, di luoghi avari e rarefatti come l’Eur o la Borsa. Perché L’eclisse ha visto, trent’anni fa, il girino di una creatura infernale di cui solo oggi vediamo tutta la mostruosità. Piero è un agente di cambio, rapido e spregiudicato, immerso nel mondo di una Borsa che assomiglia più a una sala corse che al mercato delle ricchezze. » |
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