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(Le stelle sono 3,5/5)
MARTY SUPREME.
Dopo un lungo sodalizio col fratello Benny e due ottimi film come Good Time e Diamanti Grezzi, Josh Safdie si cimenta in questo biografico liberamente ispirato a Marty Reisman, medaglia di bronzo mondiale di tennistavolo negli anni ?50.
1952, New York. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe dello zio e giocatore professionista di tennistavolo di origini ebraiche, ha come obiettivo di diventare campione al British Open di Londra, sia per i soldi che per dare visibilit? di questo sport negli Stati Uniti. Oltre che ad allenarsi racimola appunto denaro per l?iscrizione e il biglietto aereo. Costringe il cugino ad anticipargli 700 dollari (nonostante lo zio fosse gi? d?accordo), prende e parte per Londra, si indebita per una sistemazione migliore al lussuoso Ritz, incontra e seduce l?attrice matura di cinema e teatro Kay Stone insieme al marito Milton Rockwell, ricco industriale di penne stilografiche, gioca con grande impegno e spettacolo fino a sconfiggere il suo obiettivo iniziale B?la Kletzki, ma per poi essere a sua volta battuto dal nuovo campione giapponese Koto Endo, dotato di una racchetta particolare e leggera rivestita in spugna. Nonostante la sconfitta per? Rockwell, colpito dal talento di Marty, gli propone una rivincita su Endo a Tokyo prima dei Campionati Mondiali, ma essendoci dei conflitti d?interessi dove lo vedono perdere lui rifiuta pesantemente.
Dopo diversi mesi in giro per il mondo a giocare a tennistavolo come esibizione per il pubblico Marty ritorna a New York dove si innescheranno una serie di guai sia con la giustizia per l?estorsione al cugino che sentimentali per aver messo incinta la sua amica e amante Rachel Mizler. Da qui come una reazione a catena per le azioni ostinate di Marty tra multe internazionali, truffe al gioco, coinvolgimenti involontari con la malavita, compromessi familiari, amichevoli, amorosi e dignitosi, tenter? in maniera ossessionata di raggiungere Tokyo per battere definitivamente Koto Endo. Anche a costo di fare terra bruciata attorno a lui.
Vedendo un entusiasmo collettivo bello grande per questo film dove si vuol fargli vincere qualche Oscar quest?anno, io non me la sento di condividere pi? di tanto. Anche perch?, gi? per l?obiettivo della statuetta, di problemi ce ne sono.
Innanzitutto una regia di Josh Safdie che funziona a livello tecnico con le inquadrature, i movimenti, il montaggio e il ritmo. Le partite sono coinvolgenti nonostante alcune mosse decisamente sopra le righe. La musica ? sempre presente e partecipa molto all?enfasi delle scene con accompagnamenti quasi sempre con dei temi tra gli anni? 70-80 e ?90. Anche la direzione degli attori non ? malvagia, Timoth?e Chalamet ha il fisic du role giusto e un?interpretazione credibile del suo personaggio nel suo essere perennemente in movimento, concentrato e ambizioso, Gwyneth Paltrow ? sempre splendida e in bellissima forma e regala anche delle belle scene erotiche con Timoth?e, Abel Ferrara fa? un ottimo gangster. La volont? di raccontare un?ossessione compulsiva del nostro Marty in un?epoca dove il sogno americano si realizzava facendo carte false dappertutto a suon di furbizie, ostentazioni, atteggiamenti forti e sfrontati e raggiri in un mondo ostico, selvaggio dove i ricchi offrivano opportunit? compromettenti e i poveri rallentavano gli entusiasmi in vite mediocri e di poco valore.
Per? ? tutto troppo carico, soprattutto dal secondo tempo in poi, in parte per quantit? e in parte per poca credibilit?. Si passa da una situazione all?altra dove ci sta? anche che le cose non debbano per forza girare bene. Il problema per? ? che vanno tutte storte, a volte per cause retroattive parzialmente riuscite ed altre fin troppo sopra le righe. Quando sembra che stia andando bene ecco che si ricasca nel peggiorarle con forzature o colpi di scena che allungano inutilmente il brodo come nella sottotrama del cane del boss e dell?attrice Kay Stone. Marty alla lunga, anche a causa di Chalamet che lo carica fin troppo per overacting, diventa insopportabile. La durata ? eccessiva tanto che poteva finire ? d?ora prima, la musica diventa troppo invasiva, retorica e pomposa. Lo scontro con Koto Endo, seppur spettacolare e ben girato, ? fin troppo scontato e retorico alla Rocky IV, tanto che a momenti potevano entrare in scena Balboa e Drago da un momento all?altro. Mentre il finale in ospedale, per quanto finalmente silenzioso, pacifico e significativo, viene nuovamente frastornato dal peggior disturbo non richiesto alla Eraserhead di Lynchiana memoria, ma almeno quello durava meno ed era coerente dall?inizio alla fine.
Non lo so?, forse Josh senza il fratello Benny va? troppo a ruota libera senza nessuno che lo inibisce almeno un po?.
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