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IL MAESTRO.
Dopo L?Ultima notte di Amore tornano Andrea di Stefano alla regia e Pierfrancesco Favino come attore co-protagonista. Stavolta in una commedia drammatica con molte sfumature ironiche.
Anno 1989, il giovane Felice Minella gioca a tennis, seguito dal padre Pietro che lo tiene costantemente concentrato a livello tecnico, fisico e quotidiano fino addirittura a fare lavori extra pur di mantenere i suoi risultati alti. Dopo aver vinto il torneo regionale decide subito di farlo competere a livello nazionale e di allenarlo sotto la tutela di Raul Gatti, un ex campione di tennis che per? ? mezzo sbandato e sotto terapia dopo una vita di eccessi che l?hanno portato a ritirarsi. I due intraprenderanno un viaggio per l?Italia da una partita e l?altra tra piccole gioie, grandi delusioni e formazioni personali.
La regia del nostro ? bella azzeccata in molti punti. Dall?uso della macchina a mano che seguono gli attori, dai movimenti coi dolly e carrelli e dai campi e controcampi decisamente corretti nei dialoghi, nelle panoramiche e nelle sequenze di allenamento e le partite dove quest?ultime sono forse meno spettacolari, ma perch? si ? pi? concentrati nelle reazioni dei personaggi. Un?ottima ambientazione scenica del tempo, una fotografia pi? mirata e un ottimo uso del sonoro e delle musiche sia diegetiche che extra. La recitazione dei nostri ? pi? che egregia con un ottimo Pierfrancesco Favino che passa dalla macchietta al sopra le righe e al devastato depresso, un buon Tiziano Menichelli come protagonista, Giovanni Ludeno nel ruolo del padre decisamente perfetto, una divertente Dora Romano, una splendida ed austera Valentina Bell? e una bella entrata in scena di Edwige Fenech.
Tutto sommato la storia, da come suggerisce il titolo, mette il focus sul personaggio di Raul Gatti in quanto parte come individuo in via di disintossicazione dopo un passato di droghe, alcol e donne, con una ben celata depressione tenuta a bada con delle pillole e il senso dell?umorismo, ma che alla prima occasione e nel momento propizio lo spingerebbe al suicidio e finisce col trovare quel che ha perso e la voglia di vivere grazie al suo allievo Felice. Al contempo neanche Felice ? ?felice? dato che ? s? bravo a tennis, ma ? vittima del classico padre che vive di luce riflessa, lo tiene sotto osservazione per renderlo un campione in maniera fredda, schematica e calcolatoria con un quadernino tattico e sembrerebbe non ascoltarlo appieno, la madre asservita al padre e la sorella fa? la bulla spaccona e dal momento che inizier? il viaggio con Raul capir? in un certo senso cosa vuole veramente e vedendo in lui una figura fraterna particolare. Neanche il viaggio sar? del tutto roseo dal momento che i due vedranno l?apice della loro infelicit? tra sconfitte, profonde delusioni, occasioni mancate ed elaborazioni di se stessi. Il tutto per? con dei momenti di simpatica ironia, battute pungenti, battibecchi, scorribande ed alchimie quasi inaspettate. Senza inutili retoriche, ma con immagini ed azioni si arriva ad una catarsi formativa di entrambi.
Certo ? che, a parte un padre apprensivo ben costruito, la madre e la sorella meritavano pi? spessore, ogni tanto l?essere sopra le righe di Favino fa? pi? passare alla pancia che alla sostanza, il fatto che il padre precisino e informato ingaggi proprio Raul non ? che torni pi? di tanto, ma comunque il finale ben tagliato e apparentemente sospeso regala un buona interpretazione del pubblico su come potrebbe andare ai posteri.
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