The Rome Eight

Film 2026 | Biografico, Drammatico 124 min.

Regia di Hannu Salonen. Un film con Oliver Masucci, Felix Kammerer, Leonard Kunz, Svenja Jung, Katrin Röver. Cast completo Genere Biografico, Drammatico 2026, durata 124 minuti. Valutazione: 2,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento martedì 20 ottobre 2026

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n.d.
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Sullo sfondo della Guerra Fredda la storia di una grande impresa di canottaggio resa in maniera un po' convenzionale.
Recensione di Pedro Armocida
martedì 20 ottobre 2026
Recensione di Pedro Armocida
martedì 20 ottobre 2026

Ratzeburg, al confine tra le due Germanie, alla fine degli anni Cinquanta. Qui Karl Adam insegna matematica, fisica ed educazione fisica e incontra una generazione di giovani uomini senza padri, emarginati e individualisti, che non sanno come gestire la propria rabbia. Lui li mette in un otto di canottaggio e con metodi rivoluzionari, contro tutto e contro tutti (i dirigenti dell'elitario canottaggio tedesco), li porta a vincere le gare più importanti in Germania, fino alle Olimpiadi di Roma del 1960.

Sullo sfondo della Guerra Fredda e delle due Germanie, una storia di una grande impresa di canottaggio resa però in maniera un po' convenzionale.

C'è veramente tantissimo materiale che ruota intorno alla famosa vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960 della squadra tedesca di canottaggio, soprattutto materiale umano. Così la sceneggiatura dell'austriaco Domenik Pockberger e del tedesco Stephan Falk lavora molto sul racconto di chi erano questi otto atleti di Adam, l'allenatore che non aveva mai preso un remo in mano ma che, dall'insegnare educazione fisica e pugilato durante il nazismo, è passato a occuparsi di canottaggio portando la squadra locale di Ratzerburg a vincere prima i campionati tedeschi, fino ad arrivare alle Olimpiadi a Roma con un mix di altri atleti tedeschi. Per un breve momento la Germania di canottaggio riesce dunque a compiere un'impresa che la unisce al contrario di quello che succede fuori dall'acqua.

Buona parte del film si concentra proprio sui primi otto (interpretati da un'interessante nuova leva attoriale tedesca) che provenivano da una città al confine con la Germania Est in una zona ricca di laghi. Gli stessi tedeschi occidentali non li considerano tanto e c'è nel film la battuta chiave i cui ci di domanda: "Ma dove diavolo si trova Ratzeburg?". Il regista finlandese Hannu Salonen mette in relazione, anche se da un punto di vista formale in maniera convenzionale come si addice più a un impianto da tv movie, le loro piccole storie, compresa quella dell'allenatore Karl Adam (Oliver Masucci lo interpreta con generosità), con la Storia più grande. Quella della Guerra Fredda, del confine acquatico con la Germania dell'Est dove ti sparano sia che tu voglia entrare, sia che tu voglia uscire e quella, molto interessante, dell'eredità nazista nella società tedesca dell'epoca, il racconto va principalmente dal 1955 al 1960. Vediamo lo stesso allenatore, all'inizio del film, nel 1947, essere sottoposto a una sorta di interrogatorio per capire il suo grado di coinvolgimento con il nazismo. Lui supera l'esame ma, quando allenerà i canottieri provenienti da tutta la Germania, si sentono canti patriottici dei tempi del nazismo prontamente censurati dall'atleta più idealista, quello che crede veramente nella nuova Germania. Il personaggio di Hans Lenk, studente di filosofia che preannuncia le istanze del Sessantotto, è quello di gran lunga più interessante per gli sceneggiatori e, in particolare, per il regista che ha così modo di mostrare l'andirivieni del giovane su e giù dal confine con la Germania dell'Est per via del suo innamoramento di una giovane madre nella zona orientale. Un storia che sarebbe potuta essere un film a parte.

Tornando alle 'vecchia' Germania il film mostra bene come l'allenatore abbia a che fare con un funzionario importante dell'associazione nazionale di canottaggio che era lo stesso ufficiale nazista che, in un flashback, gli aveva chiesto di scegliere i suoi allievi da mandare al fronte (nella realtà, lo scorso anno, la federazione tedesca di canottaggio ha deciso di non assegnare più il premio intitolato a Karl Adam per via delle ricerche che hanno evidenziato la sua adesione al partito nazista). Ci sarebbe in effetti un mondo da raccontare con episodi di questo tipo, non certo solo tedeschi. Ma appunto la carne al fuoco è tanta e, alla fine, a farne le spese è proprio lo sport del canottaggio, forse con un'allure poco cinematografica, a cui vengono dedicate poche sequenze con le Olimpiadi liquidate sul finale. Il regista a un certo punto dà una prova muscolare mettendo le macchine da presa accanto allo scalmo, sotto l'imbarcazione, di lato, sopra... per dare ritmo alle gare che effettivamente, tranne la corsa finale, possono risultare poco spettacolari. Anche se è proprio attraverso la gara e, prima, gli allenamenti, che il film sembra voler trasmettere un'altra metafora dal retrogusto vagamente banale. E cioè che gli otto eterogenei atleti, di convinzioni politiche diverse e di varie estrazioni, quando si tratta di gareggiare sono tutti nella stessa barca. E dunque, insieme e uniti, almeno nello sport, si può vincere.

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FESTA DI ROMA
martedì 20 ottobre 2026
Pedro Armocida

La carne al fuoco è tanta e a farne le spese è lo sport del canottaggio. Presentato alla Festa del Cinema di Roma. Vai all'articolo »

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