| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Matteo Rovere |
| Attori | Luca Argentero, Andrei Nova, Giulia Michelini, Caterina Forza, Alessandro Cucca Daniele Balconi, Rocío Luz, Luca Ferrini, Niko Razzetti, Stefano Pelloni. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 11 febbraio 2026
Una serie sulle corse ambientata nel distretto dei motori tra Emilia-Romagna e Toscana.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Romagna, oggi. Arturo Benini è stato una star del circuito automobilistico, ma un grave incidente, costato la vita al suo migliore amico, gli ha stroncato la carriera. Elena Dionisi era l'erede designata della scuderia di famiglia finché un suo trucco scorretto ha invalidato un premio importante e lei è stata estromessa dal fratello minore Giulio, ferocemente ambizioso anche se meno capace. Blu Venturi è una pilota purosangue, ma ha un carattere ingestibile e una discreta "scimmia sulla spalla". È figlia di quel celebre pilota morto nell'incidente in cui era coinvolto anche Arturo, e ha un pessimo rapporto con la madre Arianna.
Tutti e tre nutrono un forte desiderio di rivalsa e di affrancamento personale e professionale, e si troveranno ad interagire l'uno con l'altro quando Blu entrerà a far parte del team messo in piedi da Elena, e nel quale Arturo viene reclutato come coach. Insieme parteciperanno al Campionato Italiano Gran Turismo, con l'imperativo di dimostrarsi i migliori in ciò che sanno fare, ma che hanno, fino a quel momento, dimostrato di non saper gestire.
Motorvalley, la serie in sei puntate di cui Matteo Rovere è showrunner, produttore, e regista (insieme a Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci), è chiaramente collegabile a Veloce come il vento, diretto da Rovere nel 2016 e scritto da Francesca Manieri, che è anche sceneggiatrice della serie odierna (coadiuvata da Gianluca Bernardini, Michela Straniero, Erika Z. Galli, oltre naturalmente a Rovere).
Anche qui ritroviamo infatti l'ambiente delle corse, la Romagna verace e la figura dell'"irregolare" Arturo Benini come mentore di una giovane pilota, ma la storia si sviluppa in direzioni diverse seguendo un percorso tutto suo. Casomai ciò che sottende l'intera vicenda è la celebre frase di Veloce come il vento: "Disperati veri, siamo rimasti in pochi", perché Arturo, Elena e Blu sono effettivamente desperados in cerca di riscatto.
I loro tre interpreti - Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza - sono convincenti nei rispettivi ruoli, anche inventandosi un accento romagnolo che non appartiene al loro background ma che diventa una piacevole coloritura. Argentero trova una nuova identità recitativa che lo toglie finalmente dalla piacevolezza televisiva, Forza si conferma presenza fresca e a fuoco, ma la rivelazione è Michelini, che gestisce con disinvoltura, precisione e maturità espressiva il ruolo femminile più interessante della storia, e anche uno dei più originali della serialità (e della cinematografia) italiana recente.
La sceneggiatura, pur innestandosi nel filone dello sport movie e nella sua tradizione specificatamente italiana, è ricca di dettagli e di piccole sorprese, e la mano felice di Francesca Manieri si sente soprattutto nella capacità di introspezione psicologica dei personaggi e nella volontà di giocare con il genere senza mai appiattirlo sui suoi cliché. La regia di Rovere, che dà l'impostazione seguita poi da Patitucci e Mezzapesa, è adrenalinica, analogica, usa tecniche di ripresa all'avanguardia, riproduce il rombo dei motori, si addentra nella dimensione meccanica (nel senso che si infila dentro ai motori e ai cordoli del circuito in modo aderente ai mezzi e agli ambienti che rappresenta), a metà fra realtà e videogioco, dettaglio spicciolo e metafisica... dei tubi.
La produzione ha ambientato la storia nei veri luoghi del Campionato GT (paddock compresi), ricreando la guida spericolata (piloti veri hanno girato le scene di gara dall'interno delle auto da corsa), gli eventi ufficiali, gli incidenti e gli incendi in pista. Lo schema surreale di colori, l'abbigliamento sopra le righe, lo slang, la competitività, l'ossessione per i motori e per la vittoria aderiscono a quella dimensione "mitologica" caratteristica del circuito, un mondo a sé con regole proprie e un proprio codice morale, a metà fra leggenda popolare e unghie sporche dell'olio motori: un circo a molte piste, un'arena per gladiatori sbullonati, un olimpo sbruffone che richiede generosità e sprezzo del pericolo, da "disperati veri", appunto, che all'occorrenza sanno "rinascere come ramarri".
Motorvalley non esita a essere eccessivo come i personaggi che animano quei circuiti (quantomeno nell'immaginario cinematografico) e ci getta in quell'universo parallelo, dentro quelle auto dai "motori feroci", dentro le teste matte dei suoi eroi da strapazzo. La dimensione estesa della serie permette di sviluppare vicende e personaggi (non tutti perfettamente a fuoco, come Giulio e Ahmed, e in parte Arianna), e tiene alta la tensione drammaturgica di puntata in puntata, chiudendo con un paio di cliffhanger che fanno presagire una seconda stagione: speriamo.
Ancora ruote, motori e donne al volante, fanno vacillare il grande appassionato di corse, il regista Matteo Rovere, che torna a calcare le medesime atmosfere di dieci anni fa. Quell’Emilia Romagna, la motorvalley del titolo, che due lustri or sono, con Veloce come il Vento (id.; 2016), aveva permesso l’esordio e la ribalta, quasi per caso, di Matilda De Angelis, e che invece questa volta [...] Vai alla recensione »