| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Francia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Vincent Garenq |
| Attori | Emmanuelle Bercot, Nedjim Bouizzoul, Etienne Guillou-Kervern, Antoine Reinartz Jonathan Cohen, Azize Kabouche, Vincent Lindon, Eloy Pohu, Jean-Luc Vincent. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento sabato 16 maggio 2026
Il documentario ripercorre gli ultimi giorni di Samuel Paty, un insegnante che divenne una figura di spicco del giornalismo francese.
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CONSIGLIATO NÌ
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"Non avrei mai immaginato che il mio nome andasse nei libri di scuola". La voce è quella di Samuel Paty, un professore di storia e geografia che è stato ucciso il 16 ottobre 2020 a poca distanza della scuola dove insegna. 11 giorni prima. Samuel esce di casa e gioca col figlio. A scuola, mentre sta facendo una lezione sulla libertà di stampa, mostra agli studenti alcune caricature satiriche di Maometto tratte dal giornale satirico "Charlie Hebdo" e lascia la libertà di uscire dalla classe a quelli che non vogliono vedere queste immagini perché potrebbero sentirsi offesi. Una di loro, Bachira, s'inventa però che durante quella giornata Paty è stato aggressivo e ha diffuso messaggi razzisti nei confronti delle persone musulmane. C'è solo un particolare; quel giorno la ragazza era assente. Inizia così a crescere nei confronti del professore una montagna d'odio sui social fatta partire dal padre di Bachira che culmina con il suo omicidio da parte del terrorista islamico Abdoullakh Abouyedovich Anzorov che poi lo ha anche decapitato.
Come cambia la vita in 11 giorni. L'abandon, basato su uno dei casi di cronaca che hanno sconvolto la Francia, costruisce la progressiva discesa all'inferno di Samuel Paty con il ritmo di un thriller.
Dal momento in cui mostra in classe le caricature di Maometto sulle copertine di "Charlie Hebdo" la sua vita cambia completamente. Si sente in pericolo, cammina nascosto da un cappuccio della felpa in testa, cerca spesso un passaggio con l'auto quando prima invece si muoveva sempre a piedi. La camera segue il suo corpo che si muove come se avesse continuamente paura di essere guardato dagli altri. In più Garenq mostra il progressivo cambiamento nel corso dei giorni, sia nei movimenti del corpo sia della voce, supportato dalla credibile interpretazione di Antoine Reinartz nel ruolo di Paty.
La ricostruzione si affida alle inchieste e i processi sul caso. Per mantenere la veridicità e un'adesione ai fatti più vicina alla realtà, il regista ha anche collaborato con Mickaëlle Paty, sorella di Samuel, alla sceneggiatura. Del resto Garenq si è formato come documentarista e ha mantenuto questo approccio anche nella ricostruzione fiction, evidente nel modo in cui ha filmato la lezione incriminata a scuola e tutta la parte finale, che però a livello cinematografico è apparsa più macchinosa con molteplici punti di vista che si sono incrociati senza essere messi adeguatamente in evidenza e risaltare sugli altri, soprattutto attraverso i personaggi dei ragazzi fuori scuola.
In più non riesce a mantenere quella tensione nascosta soprattutto nel modo di alimentare il falso sospetto della colpevolezza di Samuel. Forse il problema di L'abandon è che, tranne il protagonista e la figura della preside interpretata da Emmanuelle Bercot che mostra con bravura la fragilità di essere sotto assedio, molti personaggi sono costruiti in maniera troppo netta, senza sfumature, neanche le più piccole.
Il film ha ogni tanto qualche impennata nel modo in cui viene mostrata la rabbia social montata dal padre della ragazza nei confronti di Samuel, però poi sembra soprattutto preoccupato a mostrare tutti i dettagli essenziali della vicenda. Ha la durata di un film ma il passo di una serie di cronaca su Netflix. Non è la prima volta che il cinema di Garenq si basa su fatti di cronaca. L'Enquête, per esempio è ispirato al caso dell'Affaire Clearstream che ha avuto notevole risonanza sui media dal 2001 al 2003 mentre la miniserie Tout pour Agnès ha ricostruito il caso della scomparsa di una giovane ereditiera. Ci si appassiona e ci si indigna per la storia perché è già un soggetto fortissimo. Ma il film non è così implacabile a livello cinematografico come invece avrebbe dovuto e finisce per essere didattico e piatto.