| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Antonio Morabito |
| Attori | Stefano Romani . |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 settembre 2025
Un racconto di emarginazione, di periferie fisiche e mentali, di luoghi oscuri fuori e dentro. Ma anche di creatività, resistenza e voglia di vivere.
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CONSIGLIATO SÌ
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Antonio Morabito segue l'attività di Stefano Romani, un socioperatore che si occupa di un gruppo molto eterogeneo di disabili ai quali vuole far raggiungere il massimo grado possibile di liberazione sul piano espressivo, riuscendo anche a far riemergere vissuti spesso rimossi.
Il ritratto di un operatore capace di entrare in contatto con l'umanità profonda che alberga dentro anche alle persone apparentemente più chiuse.
Il titolo di questa opera di Morabito è più che mai significativo. Chi interagisce con i disabili deve essere sempre pronto a fare un passo indietro per ricominciare da capo. Anche quando alcuni obiettivi sembrano essere stati raggiunti in maniera stabile può sempre intervenire l'elemento destabilizzante. Romani ne è pienamente consapevole e Morabito ce ne mostra la sensibilità e la consapevolezza della propria funzione. Lo vediamo in azione con lo stesso gruppo ma in momenti diversi nei quali è sempre pronto ad adattarsi alla situazione, per quanto imprevista o imprevedibile questa possa essere. La camera lo segue in quelle che appaiono come improvvisazioni a uno sguardo ingenuo e che invece sono frutto di un metodo che fa della flessibilità il proprio punto di forza.
Lo si comprende quando chiede a chi lo circonda di ritornare all'infanzia cercando di ricostruire nella memoria quali erano gli accadimenti che lo avevano segnato. Oppure quando invita ognuno a parlare a una sedia vuota in cui immaginare la presenza di qualcuno che conosce bene a cui rivolgere i propri sentimenti. Nei volti di coloro che partecipano alle attività proposte si leggono attese, desideri, partecipazione e talvolta reazioni di rifiuto.
Romani le affronta con la consapevolezza dei propri limiti (che una collega non manca di sottolineare partendo da premesse lontanissime dalle sue modalità di intervento) ma anche con la libertà che consente l'adesione ad un'attività che ama e che i soggetti che gli stanno intorno percepiscono essere finalizzata al loro benessere.
Oggi si parla tanto di disabili (abbiamo anche un Ministero ad hoc) ma poi le barriere (non solo architettoniche) restano. Le persone come Romani fortunatamente suppliscono a quanto le strutture non riescono a realizzare. Che ci sia un documentario a testimoniare la loro attività si traduce in una frase che dovrebbe restare come monito: "Si può fare". Basta volerlo. Essendo magari disposti a fare anche passi indietro per poi poter ripartire.
A volte è necessario invertire la direzione per poter raccontare delle storie che ci appaiono come vicine, familiari, verso le quali è possibile provare una forma di empatia e di simpatia, ma che al tempo stesso contengono qualcosa di disturbante, anomalo, non riconoscibile e che quindi va "normalizzato" ed edulcorato, portato verso il rassicurante orizzonte di una spiegazione, di una retorica, dell'appiatt [...] Vai alla recensione »